12 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Mag, 2026

L'Iran: «Probabile una nuova guerra con gli Usa». Trump: «Dopo Teheran ci "fermeremo" a Cuba». Ritiro di 5.000 soldati dalla Germania

Le minacce del regime iraniano, i democratici contro Trump, il tycoon che rilancia su Cuba


«Un nuovo conflitto tra Iran e Stati Uniti è probabile, le prove dimostrano che Washington non è vincolata da nessun patto o accordo». Così si è espresso nella giornata di ieri il Vice-ispettore del Quartier generale dei Pasdaran, Jafar Asadi, sentito dall’agenzia stampa nazionale Fars. Secondo il militare iraniano, infatti, «le parole e le azioni dei funzionari americani sono perlopiù dettate dai media, volte in primo luogo a prevenire un’impennata nei prezzi del petrolio, e solo dopo a cercar di uscire dalla situazione difficile che essi stessi hanno creato».

Negoziati in stallo


La situazione nella regione rimane dunque altamente volatile, con il negoziato tra Stati Uniti e Iran che non sembra portare alcun risultato tangibile. I contatti continuano, tuttavia; stando a quanto riportato ieri da un funzionario iraniano alla Reuters, l’ultima proposta di Teheran prevedeva la conclusione della guerra con la garanzia che Israele e gli Stati Uniti non attaccheranno più. In cambio, l’Iran riaprirebbe lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti revocherebbero il blocco navale ai porti iraniani. Solo in un secondo momento, poi, si terrebbero futuri colloqui sulle restrizioni al programma nucleare iraniano, in cambio della revoca delle sanzioni, con l’Iran che chiederebbe però a Washington di riconoscere il suo diritto di arricchire l’uranio per scopi pacifici. Tale proposta ha però incontrato il rifiuto netto di Washington, con il Presidente americano Donald Trump che si è limitato a dichiarare che gli iraniani «mi chiedono cose che non posso accettare».

Teheran taglia la produzione di petrolio

E mentre Hormuz rimane virtualmente chiuso a tutto il traffico commerciale, il blocco navale americano nel Golfo di Oman contro il naviglio iraniano rimane in vigore. Ieri gli Stati Uniti, secondo quanto riportato dall’Associated Press, hanno annunciato che le compagnie di navigazione che hanno effettuato, o intendono effettuare, pagamenti all’Iran al fine di attraversare in sicurezza lo Stretto di Hormuz potrebbero subire sanzioni dal Dipartimento del Tesoro. L’allerta, pubblicata dall’Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri (Ofac) degli Stati Uniti, mira ad aggiungere un ulteriore livello di pressione contro Teheran, nel tentativo di ammorbidire la posizione negoziale iraniana.

A tal riguardo, ieri il ministero del Commercio cinese ha ordinato a diverse compagnie energetiche, colpite da sanzioni statunitensi per presunti legami con l’Iran, di ignorare completamente le misure di Washington e continuare anzi regolarmente le proprie attività. Nel comunicato, il ministero esorta le proprie aziende energetiche a «non riconoscere, applicare, né rispettare le sanzioni statunitensi», con l’obiettivo di salvaguardare «la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo, nonché proteggere i diritti e gli interessi legittimi dei cittadini, delle persone giuridiche e di altre organizzazioni cinesi». Sebbene non azzerate come sostenuto dall’amministrazione Trump, secondo diverse compagnie di intelligence marittima (come TankersTraffic) le esportazioni petrolifere iraniane sono notevolmente diminuite nel mese di aprile. Le conseguenze, come riportato da Bloomberg, cominciano a farsi sentire, con l’Iran che avrebbe iniziato a tagliare la produzione dai suoi pozzi petroliferi, così da non terminare le sue capacità di stoccaggio nel breve periodo.

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Tensioni fra gli alleati


La situazione è tesa anche tra alleati, però, dopo l’annuncio dell’amministrazione americana in merito al ritiro di 5000 militari dalle basi Nato della Germania (dove attualmente sono stanziati 36000 soldati). Secondo i media americani, la decisione avrebbe lasciato esterrefatti i generali del Pentagono; tuttavia, ieri il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha affermato che il ritiro era già programmato, e che anzi l’Europa deve fare di più per assumere il controllo della propria sicurezza. «Era previsto in anticipo che gli Stati Uniti avrebbero ritirato le forze dall’Europa, compresa la Germania», ha dichiarato Pistorius, «la presenza di soldati americani in Europa, e soprattutto nel nostro Paese, è nel nostro interesse e in quello degli Stati Uniti. Noi europei dobbiamo assumerci maggiori responsabilità per la nostra sicurezza». Non ci sarebbe dunque nessun “caso” secondo il ministro tedesco.

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La minaccia a Cuba


Continuano invece ad essere un “caso” le ormai frequenti dichiarazioni erratiche del Presidente americano, che nella notte tra venerdì e sabato è tornato a minacciare l’isola di Cuba, già soggetta a decenni di sanzioni economiche e, da circa due mesi, a un embargo energetico imposto dall’amministrazione Trump.

Il tycoon, durante il suo discorso al Forum Club of the Palm Beaches, in Florida, ha dichiarato che «Cuba ha dei problemi. Ne risolveremo prima uno. Mi piace portare a termine il lavoro. Al ritorno dall’Iran, faremo arrivare una delle nostre grandi navi, forse la portaerei USS Abraham Lincoln, la più grande del mondo. Si fermerà a circa 100 metri dalla costa e [i cubani, ndr] diranno: ‘Grazie mille. Ci arrendiamo’». Sempre durante il medesimo discorso, inoltre, il Presidente americano ha commentato il blocco navale all’Iran con un bizzarro paragone: «Abbiamo preso il controllo della nave, del carico e del petrolio. È un affare molto redditizio. Chi avrebbe mai immaginato che lo stessimo facendo? Siamo come dei pirati». Come dargli torto.

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