24 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Apr, 2026

Iran, Trump proroga la tregua tra Israele e Libano. Atomica? «Non la lanceremo»

La giornalista uccisa in Libano da un raid israeliano Amal Khalil

Trump proroga la tregua tra Israele e Libano e prova a riaprire il dialogo. Nessun negoziato in vista in Iran. Secondo Cnn, le forze armate americane si stanno preparando in caso finisse il cessate il fuoco


La tregua tra Israele e Libano regge, ma resta fragile. Trump annuncia una proroga di tre settimane dopo un incontro alla Casa Bianca tra diplomatici israeliani e libanesi. Sul terreno però continuano raid mirati e scambi limitati, mentre lo scontro tra Stati Uniti e Iran resta sullo Stretto di Hormuz.

Secondo Cnn, le forze armate americane stanno preparando piani di emergenza per colpire le difese iraniane nello Stretto nel caso finisse il cessate il fuoco. L’obiettivo è mantenere aperta una via. Secondo Axios, intanto, i Pasdaran avrebbero posizionato nuove mine nello stretto.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Tregua prorogata di tre settimane

Trump ha deciso di estendere il cessate il fuoco tra Israele e Libano per altre tre settimane. Alla riunione nello Studio Ovale hanno partecipato rappresentanti di entrambi i Paesi, ma non Hezbollah. Trump si è detto fiducioso su una possibile pace tra Israele e Libano, parlando di «grande opportunità». L’ambasciatore israeliano a Washington ha evocato la possibilità di «liberare il Libano» da Hezbollah, mentre la rappresentante libanese ha parlato di un «momento storico».

Hezbollah non ha commentato l’annuncio. Nessuna reazione ufficiale neanche da Benjamin Netanyahu e dal presidente libanese Joseph Aoun.

Raid e risposte sul terreno

Nonostante la tregua, nella notte si sono registrati attacchi mirati. L’esercito israeliano ha colpito due lanciarazzi nel sud del Libano: uno aveva già sparato verso il nord di Israele, l’altro era pronto all’uso. Secondo le regole del cessate il fuoco, Israele può agire per autodifesa ma non condurre operazioni offensive su larga scala.

La tenuta della tregua dipende dalla capacità del Libano di contenere Hezbollah, che mantiene un controllo di fatto su ampie aree del sud del Paese. È questo il punto cruciale per qualsiasi accordo duraturo: senza un ridimensionamento della milizia filo-iraniana, la stabilità resta precaria.

Chi era Amal Khalil, la giornalista uccisa in Libano

Amal Khalil, reporter del quotidiano Al-Akhbar, era conosciuta per il suo coraggio dopo anni passati a raccontare i conflitti nel sud del Paese. È stata uccisa in un raid israeliano nel villaggio di Tayri, mentre cercava riparo con una collega dopo un primo attacco. Secondo fonti libanesi, una seconda esplosione ha colpito l’edificio in cui si trovavano.

La fotoreporter Zeinab Faraj è rimasta ferita ma è stata salvata. Le autorità libanesi e organizzazioni internazionali per la tutela dei giornalisti parlano di violazione della tregua e di attacco contro civili e operatori dell’informazione. L’esercito israeliano sostiene invece di aver colpito obiettivi legati a Hezbollah e ha aperto un’indagine sull’accaduto.

Le scorte Usa sotto pressione

La guerra con l’Iran pesa anche sul piano militare-industriale. Secondo il New York Times, le scorte americane di missili e armamenti avanzati si sono ridotte in modo significativo. Tra i dati emersi: oltre mille missili da crociera utilizzati, centinaia di intercettori Patriot e armi di precisione, con costi e tempi di ricostituzione elevati. Intanto emergono stime sempre più pesanti sul costo del conflitto con l’Iran: tra i 28 e i 35 miliardi di dollari, quasi un miliardo al giorno secondo due centri indipendenti. La Casa Bianca continua a non fornire cifre ufficiali.

Atomica? Trump: “Non la lanceremo”

Il presidente Trump, che su Truth aveva minacciato di eliminare l’intera civiltà dell’Iran, giovedì nello Studio Ovale, a domanda diretta di un giornalista, ha escluso l’uso di una bomba nucleare.

«Perché dovrei usare un’arma nucleare quando li abbiamo già completamente, in modo molto convenzionale, devastati senza ricorrervi», ha detto Trump. «No, non la userei. Un’arma nucleare non dovrebbe mai essere usata da nessuno».

Ricompensa Usa per leader sciita

Gli Stati Uniti offrono fino a 10 milioni di dollari per informazioni su un leader di una milizia sciita irachena legata a Teheran, accusata di attacchi contro civili e obiettivi americani in Iraq e Siria. Il programma “Ricompense per la giustizia” del Dipartimento di Stato americano accusa Hashim Finyan Rahim al-Saraji di essere il leader di Kata’ib Sayyid al-Shuhada (Kss), definendola un gruppo terroristico. L’annuncio è pubblicato sul profilo X dello stesso programma (‘Rewards for Justice’): “I membri del Kss hanno ucciso civili iracheni e attaccato sedi diplomatiche statunitensi in Iraq, basi e personale militare statunitense in Iraq e Siria”.

L’Europa chiede un accordo più ampio

L’Unione europea spinge per un negoziato più completo. L’alta rappresentante Kaja Kallas avverte che un accordo limitato al nucleare rischia di essere debole: «Serve includere anche il programma missilistico», ha detto, sottolineando la disponibilità europea a contribuire ai negoziati.

LEGGI Pentagono, mail shock su Nato: stop a Spagna. Sanchez: «Conta solo atto ufficiale»

Hormuz e i negoziati

Mentre in Libano si tenta di congelare il conflitto, la tensione tra Stati Uniti e Iran resta nello Stretto di Hormuz. Negli ultimi giorni entrambe le parti hanno sequestrato navi accusate di violare le restrizioni imposte sul traffico marittimo. Trump ieri ha alzato ulteriormente i toni, ordinando alla Marina americana di «sparare e affondare» qualsiasi imbarcazione impegnata a posare mine nello stretto.

Non ci sono segnali concreti di una ripresa dei colloqui tra Washington e Teheran.

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