In Iran Donald Trump ha giocato l’ultima mano della sua politica dell’azzardo, che rischia di non fruttare più le vittorie sperate
Quando nel 1976 Kenny Rogers scrisse il testo di una delle sue più note canzoni, “The Gambler” (“Il giocatore d’azzardo”) probabilmente non poteva immaginare quanto le sue parole, esattamente cinquant’anni più tardi, sarebbero calzate a pennello nientemeno che su un presidente degli Stati Uniti.
Forse è un elemento biografico a unire questa canzone country al tycoon: come è noto, Donald Trump per molti anni ha gestito casinò come parte del suo più vasto impero commerciale. Eppure, sembra che questa esperienza non gli sia servita a tenere a mente le parole di Rogers: «If you’re gonna play the game, boy/ You gotta learn to play it right». Se hai intenzione di stare al gioco, ragazzo/ Farai meglio a impararlo bene.
Una lezione preziosa, che però Trump sembra non aver imparato. Altrimenti difficilmente avrebbe impostato la sua intera presidenza su un’insieme di azioni incoerenti e narrative insostenibili che possono essere spiegate soltanto col nome di Teoria dell’azzardo. Mosse ardite, puntate assurde, spacconate spacciate per sapienti bluff strategici. E soprattutto un mantra: rilanciare, rilanciare, rilanciare.
Una scommessa politica totale
In un certo senso l’intera idea del ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump è stata una grande scommessa, politica e strategica: l’assunto che, scompaginando alleanze e schemi tradizionali, fosse possibile destrutturare prima e ricostruire poi un’America forte e prospera. Passaggio traumatico e che avrebbe richiesto una consistente dose di autoritarismo ma necessario date le cattive condizioni del sistema-paese americano.
Può sembrare assurdo a chi abbia a lungo nutrito il culto delle istituzioni, eppure la storia è piena di casi di nomenclature e gerarchie pronte a credere al primo venditore di olio di serpente non appena la situazione si faccia abbastanza difficile. E così per oltre un anno si è seguitato a cercare invano dietro alle mosse di Trump le tracce di una strategia sempre più evanescente.
L’hanno cercata media ed analisti, che per mesi gli hanno fatto un favore provando a spiegarla; l’hanno cercata i suoi elettori e pure i suoi detrattori; l’hanno cercata i mercati e gli alleati, come Giorgia Meloni. Perché la scommessa Trump l’ha fatta soprattutto con i suoi interlocutori, ipotecando stabilità e interessi accumulati negli anni. Col risultato di partire America First e finire America Alone.
I trucchi da tavolo della diplomazia
Che Trump non fosse nuovo al ricorso da trucchi da tavolo non è certo una sorpresa. Rimase celebre quando, durante la visita a Mar-a-Lago del presidente cinese Xi Jinping nel 2017, il tycoon informò a sorpresa l’illustre ospite di aver appena ordinato il bombardamento della Siria. Un episodio che mostra una diplomazia fatta di mosse teatrali e test psicologici sugli interlocutori.
Ben diversa fu la metafora invocata dal tycoon nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Non sei in una buona posizione in questo momento, non hai le carte», disse Trump. Ma la risposta fu netta: «Io non sto giocando a carte». Uno scontro che Trump interpretò come segno di debolezza, passando all’attacco mediatico contro l’alleato.
Lo scontro con l’Iran
La strategia, se di strategia si può parlare, non poteva durare e si è infine infranta contro l’ostacolo iraniano. Colpiti al cuore, gli Ayatollah hanno reagito ribaltando il tavolo e chiamando il bluff di Trump, costringendolo a un confronto diretto con le conseguenze delle proprie scelte.
Ora il tycoon si trova davanti a due possibili rilanci entrambi politicamente costosi: intensificare il conflitto rischiando una nuova guerra senza fine, oppure scendere a compromessi perdendo la faccia. In entrambi i casi, il prezzo da pagare appare elevato e carico di incognite.
LEGGI Iran, Trump torna all’attacco di Meloni, Papa e Nato. E posta un’altra foto insieme a Gesù
Chissà se, guardando il saloon rivoltarglisi contro, il tycoon ricorderà le note di Kenny Rogers: Ogni giocatore sa/ Che il segreto per sopravvivere/ È sapere cosa scartare/ Sapendo cosa tenere/ Perché ogni mano ha un vincitore/ E ciascuna ha un perdente. Una lezione che oggi suona più attuale che mai.


















