15 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

19 Feb, 2026

Corea del Sud, l’ex presidente Yoon condannato all’ergastolo

In Corea del Sud l’ex presidente Yoon è stato condannato all’ergastolo per insurrezione dopo il tentativo di imporre la legge marziale nel 2024. I pm avevano chiesto la pena di morte


Il tribunale distrettuale centrale di Seul ha condannato l’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol alla pena dell’ergastolo per insurrezione, dopo averlo riconosciuto colpevole di aver tentato di imporre la legge marziale nel dicembre 2024, provocando una grave crisi costituzionale.

I procuratori speciali avevano chiesto la pena di morte, prevista dall’ordinamento sudcoreano ma sospesa da una moratoria in vigore dal 1997.

Il tentativo di paralizzare l’Assemblea nazionale

Secondo i giudici, Yoon avrebbe violato le procedure legali e fatto ricorso a mezzi violenti nel tentativo di paralizzare l’Assemblea nazionale. Dopo aver proclamato la legge marziale, ordinò l’invio di truppe al complesso parlamentare, vietò ogni attività politica e pose i media sotto controllo militare.

Le forze armate fecero irruzione anche presso la Commissione elettorale nazionale. L’accusa sostiene inoltre che l’ex presidente avrebbe ordinato l’arresto di avversari politici.

Il presidente del collegio giudicante, Ji Gwi-yeon, ha affermato che Yoon ha cercato di “minare le norme democratiche” e di incapacitare il Parlamento.

Sei ore che hanno scosso la democrazia

La legge marziale, dichiarata la notte del 3 dicembre 2024, durò appena sei ore. Mentre i soldati tentavano di prendere il controllo del Parlamento, migliaia di cittadini si radunarono davanti all’Assemblea per bloccare l’operazione. I deputati riuscirono a riunirsi e a votare contro il decreto presidenziale nel corso della notte, costringendo Yoon a ritirarlo.

L’episodio ha innescato la più grave crisi politica in Corea del Sud degli ultimi decenni, portando all’impeachment del presidente, all’arresto dei principali collaboratori coinvolti e infine all’elezione di un nuovo capo dello Stato, Lee Jae Myung.

Divisioni ancora profonde

Yoon, 65 anni, ha respinto le accuse definendole “una finzione costruita dai procuratori” e ha sostenuto che la proclamazione della legge marziale fosse un legittimo esercizio dei poteri presidenziali per contrastare quelle che aveva definito “forze anti-statali” presenti nel Parlamento dominato dall’opposizione. L’ex presidente ha una settimana di tempo per presentare ricorso.

La sentenza offre un senso di chiusura a una parte dell’opinione pubblica sudcoreana, ma difficilmente sanerà le profonde divisioni del Paese. All’esterno del tribunale si sono radunati sia manifestanti contrari sia sostenitori dell’ex presidente, alcuni dei quali continuano a definire il suo impeachment “nullo”. Il processo per insurrezione ha riacceso nella memoria collettiva il precedente storico di Chun Doo-hwan, l’ex dittatore condannato per lo stesso reato quasi trent’anni fa.

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