29 Set, 2026

Legge elettorale, dieci giorni per la verità. Meloni si gioca la legislatura

Giorgia Meloni

Giovedì la legge elettorale sarà in aula. Subito il primo voto segreto sulle pregiudiziali. Il secondo sarà tra il 7e l’8 ottobre. Magic number: 36. Vannacci non sfonda ma supera bene l’esordio elettorale


Dieci giorni per la verità. Per conoscere l’esito della legislatura, voto subito (cioè a febbraio), a maggio o a fine legislatura. Diciamo subito che la terza opzione è più che altro di maniera.

Dieci giorni che ci separano da giovedì 8 ottobre – «ma potrebbe essere anche il 7» suggerisce Giovanni Donzelli – quando l’aula della Camera sarà chiamata a dare il via libera definitivo alla legge elettorale.

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Due voti segreti e il rischio franchi tiratori

La prospettiva di un flop della maggioranza è sul tavolo visto che l’ordine dei lavori prevede tre voti di fiducia sui tre articoli che compongono il Melonellum ma anche ben due voti segreti, uno giovedì primo ottobre sulle pregiudiziali e l’altro una settimana dopo quando ci sarà il via libera definitivo.

«Potrebbero esserci problemi anche per le pregiudiziali» diceva ieri una deputata Pd, senior ed esperta quel tanto che serve per intercettare umori e mal di pancia. Che sono aumentati molto nelle ultime due settimane e proprio in Fratelli d’Italia. I deputati Fratelli infatti – posto che quelli di Lega e Forza Italia avrebbero preferito restare con l’attuale sistema di voto – hanno realizzato che due terzi di loro sarà eletta con le preferenze e con duelli fratricidi con candidati legati al territorio.

«Insomma, non vorrei apparecchiarmi da solo la tavola per fare la fine del tacchino a Natale…» diceva ieri un deputato Fratello senior.

Aggiungiamo che le donne di ogni colore politico denunciano la violazione dell’alternanza di genere e che le opposizioni sono compatte per il No, «ed ecco che può succedere veramente di tutto» assicura Federico Fornaro, senior Pd e uno dei maggiori esperti di sistemi elettorali di questa legislatura.

I 36 voti che possono far saltare il banco

Giorgia Meloni ne è consapevole. E ha mandato messaggi chiari ai luogotenenti. Il primo fissa i numeri: la maggioranza dispone di 235 voti su 400, 36 sarebbe dunque il numero di franchi tiratori necessario per far saltare il banco. Sono oggettivamente tanti e però….

Gli altri messaggi sono di puro «terrorismo»: se la legge non passa, la premier salirà al Quirinale e a febbraio, licenziata la legge di bilancio, si andrà a votare; a scanso di equivoci, l’ordine è di votare inserendo solo un dito nella buchetta del voto elettronico in modo da capire quale tasto sarà pigiato. Non solo: osservatori saranno dislocati sulle tribune in alto per controllare cosa succede nei banchi. Una quindicina i seggi «sospetti».

La maggioranza e i troppi mal di pancia

Fin qui le regole d’ingaggio. Resta ora da vedere come si arriva a questo voto che sarà veramente lo spartiacque della legislatura. La maggioranza è logorata da molti, troppi mal di pancia.

Reggio Calabria non è stata la Sassonia di Roberto Vannacci ma «abbiamo sfiorato l’11%, la doppia cifra e questo è eccezionale» il giudizio tranchant di Edoardo Ziello, deputato di Futuro nazionale che ieri pomeriggio aveva riunito nel cortile d’onore della Camera la sua «sporca dozzina» per dare la linea ai giornalisti.

Forza Italia e Lega nuotano nei guai

Forza Italia e Lega nuotano nei guai. Il partito di Antonio Tajani non ha ancora ricevuto l’assegno annuale della famiglia Berlusconi che è vitale per le casse del partito. La fideiussione non sarebbe in discussione ma sarebbe vincolata al famoso e atteso «rinnovamento» dei volti del partito che però non si vede.

Il risultato di Reggio Calabria muoverà le acque ma se la linea rossa insuperabile era il 15% (guai se Domenico Giannetta, l’ex azzurro reclutato da Vannacci, avesse raggiunto questa soglia), l’11% non è poi così lontano.

La Lega di Matteo Salvini è alle prese col congresso (24-25 ottobre) ma i nordisti hanno già smascherato il giochino: «È un congresso finto, Salvini ha blindato tutto, se lo faccia da solo» l’accusa di Massimiliano Romeo, «avanti così e arriveremo alle urne con il 4%».

La premier scippa i temi agli alleati

A Lega e Forza Italia non piace neppure il protagonismo della premier che in una settimana di campagna elettorale ha scippato temi come il velo a scuola e il bollo auto che Salvini e Tajani tengono da sempre nella bisaccia delle loro proposte.

In Forza Italia, tra l’altro, c’è molto fastidio per il decreto scuola, il tetto del 30% e il divieto per burqa e velo. «Il testo non è neppure arrivato al Colle – dicevano ieri – e non è solo per un problema di coperture, quel testo è inapplicabile. Altra cosa sarebbe stato dare seguito alla nostra proposta sulla cittadinanza in base al corso di studi e a quel punto, solo a quel punto, inserire anche tetti e divieti». Il rischio, se e quando mai il testo arriverà in aula, è lo scontro frontale tra Lega e FI.

Vannacci, i conti e la tentazione delle urne

E poi c’è la premier, l’ossessione di Vannacci senza il quale rischia di non vincere, e la legge di bilancio ostaggio della procedura di infrazione Ue. Nel Consiglio dei ministri di venerdì il ministro Giancarlo Giorgetti porterà il Documento di programmazione economica e finanziaria. Sapremo, cioè, se e quanta flessibilità, leggi deficit, andremo a fare. Di quanto ci indebiteremo e per cosa. Di sicuro sarà austerità, di nuovo, per il quinto anno di fila. Non erano questi i programmi.

E allora, forse conviene anche alla premier chiudere il prima possibile la detestabile palude a cui sembra destinata la sua maggioranza. Con o senza Melonellum.

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