Socar introduce da domani limiti ai prezzi sulla rete Ip e studia l’estensione alle stazioni Esso. Eni fissa benzina a 1,99 euro e diesel a 2,19, mentre i prezzi medi continuano a salire
Dopo Eni, anche Ip mette un limite ai prezzi dei carburanti. La decisione arriva da Socar, il gruppo energetico statale dell’Azerbaigian che lo scorso maggio ha completato l’acquisizione di Italiana Petroli da Api Holding. E l’effetto domino potrebbe non fermarsi qui: la società studierà infatti le modalità per estendere il meccanismo anche alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori che si riforniscono da Ip.
LEGGI Carburanti, sconto dimezzato e boom dei prezzi. Diesel verso i 2,5 euro a litro
Il nuovo limite scatterà da domani, lunedì 28 settembre, e sarà applicato progressivamente a partire dalla rete Ip. A differenza di Eni, però, Socar non ha ancora indicato una cifra unica: il valore dei prezzi sarà stabilito tenendo conto delle diverse esigenze della filiera e della necessità, spiega il gruppo, di garantire la sostenibilità delle migliaia di operatori coinvolti.
La compagnia azera afferma così di voler «rafforzare il proprio impegno nei confronti dell’Italia», rispondendo all’appello del governo per contenere il caro-carburanti che da oltre sei mesi pesa su famiglie e imprese.
Da Eni a Ip, scatta l’effetto domino
La decisione di Socar arriva subito dopo quella di Eni, che da domani applicherà un tetto di 2,19 euro al litro per il diesel e di 1,99 euro per la benzina.
Ip seguirà con un proprio meccanismo di contenimento dei prezzi, inizialmente sulla rete che porta il suo marchio. Successivamente saranno studiate «le modalità più efficaci per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori della filiera che si riforniscono da Ip e distribuiscono attraverso i propri marchi in tutto il territorio nazionale».
La società sottolinea che l’intervento vuole garantire anche «un significativo supporto ai partner e ai retisti» della propria rete.
Meloni: «Un segnale importante»
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti», ha detto, ringraziando il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e il presidente di Socar Rovshan Najaf.
«Il governo continuerà a lavorare per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d’acquisto, soprattutto in questa fase internazionale così complessa», ha aggiunto Meloni.
Ma intanto diesel e benzina salgono ancora
La corsa dei prezzi, nel frattempo, non si è fermata. Gli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy indicano che sulla rete stradale nazionale la benzina self service è arrivata in media a 2,159 euro al litro, contro i 2,158 del giorno precedente.
Più consistente l’aumento del gasolio: il diesel self è salito a 2,377 euro al litro dai 2,357 di ieri.
Ancora più pesante la situazione in autostrada. La benzina self costa in media 2,254 euro al litro, mentre il diesel raggiunge i 2,459 euro, sempre più vicino alla soglia dei 2,5 euro.
È proprio in questo scenario che le iniziative di Eni e Ip assumono un peso particolare: mentre i prezzi medi continuano a salire, due delle principali reti di distribuzione intervengono direttamente sui listini.
I tassisti minacciano lo sciopero
Il caro-carburanti sta intanto alimentando la protesta dei tassisti. Unica Taxi Filt Cgil e Uiltrasporti definiscono la situazione «insostenibile» e chiedono un incontro al governo, avvertendo che, in assenza di risposte, potrebbe diventare inevitabile «un fermo del servizio».
Tra le misure richieste ci sono una riduzione delle accise e un aumento del credito d’imposta.
Carlo Di Alessandro, presidente provinciale di Roma di Federtaxi Cisal, ha confermato che la categoria è pronta a mobilitarsi: «Abbiamo già inviato più di una richiesta al governo in termini di interventi concreti» e, se necessario, «siamo assolutamente pronti a scendere in piazza».
Il fronte dei carburanti si allarga dunque su due piani: da una parte le compagnie iniziano a introdurre autonomamente limiti ai prezzi, dall’altra cresce la pressione sul governo perché intervenga sul costo alla pompa.






























