Il leader rimette sul tavolo anche il suo incarico e apre alla candidatura di altri. Vannacci continua lo scouting nel centrodestra, mentre le simulazioni sul Melonellum agitano Palazzo Chigi
Giorgia Meloni non è andata a New York all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dove si trovano tutti i leader mondiali. Ha preferito seguire le faccende di casa e la campagna elettorale, monitorare gli alleati – il destino della Lega destinato a percentuali minime non aiuta la coalizione – controllare a vista il Generale e sperare sui conflitti del centrosinistra.
Sulla scrivania c’è sicuramente la legge di bilancio, annunci-propagandistici come quello sul tetto agli studenti stranieri in classe e il divieto di burqa e niqab (entrambi già previsti per legge) ma soprattutto numeri, percentuali e simulazioni della legge elettorale.
Il testo del Melonellum ha iniziato ieri l’iter in Commissione alla Camera in attesa di arrivare in aula martedì 29 settembre. Quei numeri stanno facendo venire il dubbio che sia tutto sbagliato. Che il Melonellum sia un clamoroso autogol che rischia di infilarla in un angolo da cui è difficile uscire.
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Il boomerang del Melonellum
La sondaggista e analista Alessandra Ghisleri ieri su La Stampa ha reso pubblico qualcosa che Palazzo Chigi sa da almeno un paio di settimane: il centrosinistra testardamente unitario di Elly Schlein, da Renzi a Conte con tutto quello che c’è nel mezzo, è stimato al 43%, con il Melonellum prenderebbe il premio di 70 deputati e 35 senatori e farebbe strike.
Perché il centrodestra, invece, si fermerebbe al 41%. Senza i voti di Futuro nazionale al momento dato da tutti i leader del centrodestra «fuori dalla coalizione». Vorrebbe dire che grazie al Melonellum, ancora da approvare, la differenza dei seggi sarebbe pari a 78 seggi alla Camera e 40 al Senato. Una vera maggioranza solida.
Le simulazioni dicono anche che con le stesse percentuali (43% al centrosinistra e 41% al centrodestra), andando a votare con il Rosatellum (la legge attualmente in vigore) la differenza dei seggi tra vincitori e sconfitti sarebbe minima: 12 seggi alla Camera e 15 al Senato. Una differenza che non è una vera maggioranza e produrrebbe una maggioranza molto molto ballerina. Peggio: destinata a fallire al primo stormire di fronda.
La via di fuga del voto segreto
Altro che Nazioni Unite, allora: molto meglio restare a casa, in ufficio e ragionare bene sul da farsi: insistere o meno sul Melonellum? La finestra sta per chiudersi e la via di fuga “dignitosa” – si fa per dire – resta una sola: il voto segreto con cui sarà licenziata definitivamente la nuova legge elettorale entro la metà di ottobre. Lì, nel segreto dell’urna, i vari mal di pancia e di varia natura, potrebbero affossare il Melonellum e disarmare il boomerang.
Qualcuno ci crede ancora nel centrodestra, in fondo Tajani e Salvini non hanno alcuna simpatia per questo testo e anche tra i Fratelli la corsa alle preferenze non è stata così condivisa. Insomma, si potrebbe fare anche se il prezzo per la credibilità di Meloni sarebbe altissimo. E dunque, proprio per questo, difficilmente questa via di fuga sarà intrapresa.
Che fare, allora? Quali i compiti a casa? Campagna elettorale, annunci, misure ad effetto, incrociare le dita perché oggi l’Istat riconosca il 3% nel rapporto deficit-pil, correggendo quel maledetto 0,1% che in aprile ci ha tenuto ancora inchiodati nella procedura d’infrazione europea, e avere soldi da spendere (una decina di miliardi) nella legge di bilancio.
Vannacci continua la campagna acquisti
Tra i compiti a casa anche tenere in salute i due junior partner. Vannacci continua la sua campagna acquisti: oggi annuncerà l’ingresso in Futuro nazionale di «un altro componente della sporca dozzina», si tratta del deputato siciliano Tommaso Calderone.
Tajani non dà peso alla cosa. Enrico Costa, capogruppo, la mette così: «Non sorprendono questi passaggi alla fine della legislatura quando si vorrebbero avere conferme sulla ricandidatura che non si possono avere».
Vannacci è ancora convinto che le suppletive a Reggio Calabria (27-28 settembre, dove un ex di Fi è il candidato di Vannacci) saranno «la nostra Sassonia Anhalf». E anche se i sondaggi registrano un quasi stallo nella sua crescita da un paio di settimane, continua a provocare: «Meloni pensa che sia meglio perdere che allearsi e vincere con Vannacci. Agli italiani rimane un’unica possibilità per far perdere la sinistra: votare Futuro nazionale».
L’ex Generale vorrebbe tanto una telefonata della premier. La quale però non ci pensa davvero. Per ora.
Salvini rimette in gioco la leadership
Il problema vero è la Lega perché è a destra che la coalizione sta perdendo voti. Il leader leghista è, in questa situazione, un punto debole per tutti. Ieri ha riunito il consiglio federale – dalle 16 alle 20, quattro ore drammatiche – per convocare un nuovo congresso in ottobre. Un congresso, ha assicurato in serata, «vero e non finto, spero che si candidi qualcuno e si discuterà anche dello statuto».
È stata la mossa del cavallo – inattesa – annunciata domenica dal palco di Pontida che ha spiazzato la fronda interna che chiede il ritorno alla origini della Lega e, nei fatti, un cambio di passo nella leadership del Capitano che ha portato il partito su posizioni di estrema destra lontano dai temi originali della Lega, lavoro, crescita, federalismo, taglio della burocrazia.
«Sarà un congresso vero, non siamo un partito di plastica. Io ho avuto la fiducia di tutti i presenti (i delegati da lui nominati, i governatori non votano ndr). Non c’è ancora una data ma ho chiesto di fare presto, entro ottobre» ha detto Salvini fuori da via Bellerio al suo fianco Silvia Sardone (candidata ufficialmente a sindaco di Milano).
Il leader è parso molto stanco, voce bassa e ha auspicato «la candidatura di altri al mio posto. Si discuterà anche dello statuto. Ripeto, sarà un congresso vero dove io metto sul tavolo anche il mio incarico nonostante abbia ancora tre anni di mandato, fino al 2029». È un piccolo colpo di scena perché la convinzione, fino a queste parole, è che il congresso sarebbe stato solo programmatico.
«Sui temi della mia Lega ho ricevuto mandato pieno e al primo posto ci sono la sicurezza – chiediamo più militari per strada – e le pensioni. I soldi ci sono, li prendiamo dalle banche». E saranno nuove battaglie dentro la maggioranza.































