14 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

14 Set, 2026

Primarie, Conte sfida Schlein e Renzi. Salvini prepara la «Pontida di battaglia»

Giuseppe Conte

Il leader M5S rifiuta la «regola egemonica» del partito più forte e pone anche lo stop alle armi a Kiev come condizione per l’alleanza. Nel centrodestra la Lega rilancia su sicurezza e immigrazione


Il campo largo sì, ma senza consegnare le chiavi della coalizione al partito più forte e soprattutto senza concedere a Matteo Renzi un ruolo centrale. Giuseppe Conte sceglie il palco della festa del Fatto Quotidiano, in Versilia, per mettere in fila condizioni, veti e punti fermi con cui il Movimento 5 Stelle intende arrivare alla costruzione dell’alternativa al centrodestra.

E il messaggio è rivolto soprattutto al Pd: l’unità resta necessaria per provare a battere Giorgia Meloni, ma non può trasformarsi nell’accettazione preventiva della leadership democratica.

«La regola del partito più forte è una regola egemonica», scandisce l’ex premier, contestando l’ipotesi che sia automaticamente la forza con più voti a indicare il candidato alla guida della coalizione.

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Conte: «La regola del partito più forte è egemonica»

Conte indica un’altra strada: scegliere, come avvenuto alle Regionali, il candidato considerato più competitivo sulla base delle circostanze. Una proposta che, sostiene, il Pd avrebbe respinto, facendo tornare in campo le primarie. Ma il presidente del M5S respinge l’idea che siano state una sua richiesta per tentare la rivincita verso Palazzo Chigi. Il problema, semmai, è costruire un’alleanza che regga anche dopo il voto.

Per questo chiede un programma «scritto, firmato nero su bianco con l’inchiostro e controfirmato», una legge sul conflitto di interessi e soprattutto meccanismi che impediscano a una singola forza di conquistare una sorta di «golden share» e di esercitare un «potere ricattatorio» sugli alleati.

Il nodo Renzi

È qui che torna il nodo Renzi. Conte giudica una «follia» attribuire centralità a Italia Viva, ricordandone il peso elettorale intorno al 2 per cento. Essere unitari, avverte, deve significare allargare il consenso, non attribuire un diritto di veto a una formazione minoritaria. E rivendica la possibilità di dialogare anche con nuove realtà centriste, a partire da quella che sta aggregando Alessandro Onorato. «Perché per il Pd Matteo Renzi è imprescindibile? Questo dovete chiederlo a Schlein», affonda.

Lo scontro sull’Ucraina

Ma il confine più difficile da superare resta la politica estera. Sull’Ucraina Conte pone una condizione preventiva: il M5S non sottoscriverà un programma che preveda di continuare con l’invio di armi a Kiev. Non può accadere, sostiene, che dopo le primarie il vincitore decida di proseguire una politica che per i Cinque Stelle alimenta l’escalation militare.

E proprio da qui arriva una delle repliche più nette dal Pd. Filippo Sensi risponde che il sostegno all’Ucraina «continuerà» e invita Conte a farsene «una ragione».

Italia Viva reagisce invece sul fronte delle alleanze: Enrico Borghi e Davide Faraone contestano il giudizio sulla capacità espansiva di Renzi, ma confermano l’obiettivo di allargare il centrosinistra e battere la destra. Più distante Carlo Calenda, che ironizza su un centrosinistra diventato «una soap turca» e denuncia l’assenza di «uno straccio di programma».

La Lega prepara una «Pontida di battaglia»

Se nel campo progressista si discute di confini e leadership, nel centrodestra la Lega prepara la sua ripartenza identitaria. La newsletter “La settimana leghista” fissa l’appuntamento per domenica prossima sul pratone: quella del 20 settembre, annuncia il Carroccio, sarà una «Pontida di battaglia».

Sicurezza, autonomia, meno tasse, lavoro, pensioni, infrastrutture, contrasto all’immigrazione clandestina e «lotta all’islamizzazione dell’Europa» sono le parole d’ordine elencate dal partito.

Ma soprattutto c’è lo slogan scelto per l’edizione 2026: «Non passa lo straniero». Salvini chiama a raccolta militanti, amministratori, giovani e famiglie: «Pontida è casa nostra, è la nostra storia».

La battaglia sulla sicurezza

Il rilancio arriva mentre nella maggioranza resta aperto il confronto sulla sicurezza. La Lega insiste per portare fino a 10mila i militari impiegati nell’operazione Strade Sicure, contro gli attuali circa 6.800, e indica in 109 milioni l’anno il costo dell’operazione, proponendo di recuperare le risorse dagli extraprofitti delle banche. Secondo il Carroccio oltre sessanta capoluoghi sono ancora senza un presidio fisso.

Ma dentro il centrodestra si muove anche l’ala moderata. L’Udc di Antonio De Poli avverte che il futuro della coalizione «non è nella rincorsa agli estremismi» e chiede di rafforzarne l’anima centrista. Da Forza Italia arriva un messaggio analogo: il partito rivendica la propria identità liberale, popolare e riformista e marca le distanze dalle posizioni più radicali. Due spinte diverse dentro la stessa maggioranza, mentre Meloni prova a tenere insieme la coalizione nell’ultimo tratto della legislatura.

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