Tajani lancia l’allarme sulle possibili interferenze russe nelle prossime elezioni, spaccando la maggioranza e provocando la risposta di Salvini: «C’è un’ansia antirussa che mi preoccupa»
Il Financial times ieri mattina titolava che il generale Vannacci è «il cavallo di Troia di Putin in Italia». E in Europa. Nelle stesse ore la Farnesina apprendeva tramite canali ufficiali interni che il cittadino bielorusso con passaporto russo ritenuto dalle autorità tedesche responsabile del drone armato esploso il 4 agosto all’aeroporto di Lipsia, è entrato nell’area Schengen passando da Minsk con un visto rilasciato dalle autorità italiane.
Probabilmente non c’era bisogno di questi due fatti per convincere il ministro degli Esteri Antonio Tajani a dire ciò che finora nessun ministro del governo Meloni ha mai detto.
Ovvero che anche l’Italia e le prossime elezioni politiche «possono diventare un obiettivo utile alla guerra ibrida che la Russia porta avanti da tempo per dividere l’Unione europea condizionandone le scelte politiche». Il titolare della Farnesina ripete il concetto più volte durante la sua giornata a Wicklow, in Irlanda, dove è in corso il vertice informale dei ministri degli Esteri dei 27 sotto la guida irlandese in questo semestre. La prima volta intorno a mezzogiorno e poi di nuovo nel pomeriggio.
L’allarme di Tajani sulla guerra ibrida russa
Sono parole che fanno rumore in Italia, che dividono la maggioranza e costringono Matteo Salvini ad aprire un altro fronte nella sua leadership complicata. «C’è in giro un’ansia antirussa che mi preoccupa» il commento del leader della Lega.
«Gli attacchi cibernetici e ibridi sono stati e continuano ad essere una minaccia quotidiana – ha spiegato Tajani – da parte di hacker russi che non sono nostri amici e neppure delle democrazie. Fatta questa premessa – ribadisce il ministro nel pomeriggio – anche l’Italia può essere oggetto di questi atti di guerra ibrida e può subire tentativi di condizionamento del voto. Tutto questo fa parte di una strategia finalizzata ad indebolire l’Europa perché sostiene l’Ucraina e l’unità dell’Europa».
Poi lo stile di Tajani è quello di dire le cose in modo abbastanza discorsivo, con molte premesse e distinguo. Ma con le sue parole l’Italia e le sue elezioni nel mirino della guerra ibrida russa diventano da ieri un dossier delicato nell’agenda del governo Meloni nell’ultimo anno di legislatura. La premier non ha commentato pubblicamente ma non risultano reazioni alle parole del vicepremier in un contesto ufficiale come quello della riunione di Wicklow.
La risposta di Meloni agli attacchi ibridi
Il giorno prima, quando la notizia della regia russa dietro Lipsia era diventata ufficiale, Meloni aveva dato, via social, la sua immediata solidarietà a Berlino. «I tentativi di creare una spaccatura tra gli alleati non avranno successo – ha scritto – le azioni ibride contro uno qualsiasi di noi sono una questione che riguarda tutti e saranno affrontate con una risposta unitaria».
L’Italia quindi è allineata con gli impegni presi ieri dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e dal segretario generale della Nato che hanno promesso un nuovo pacchetto di sanzioni ancora più mirate, hanno confermato che «gli attacchi ibridi sono la nuova normalità a cui ci dobbiamo abituare» e per cui dobbiamo mettere a punto un «sistema di allerta più veloce» oltre che «più sicurezza». Il problema però è a livello di maggioranza vista la reazione di Matteo Salvini: «Non commento le parole di Tajani, gli italiani non subiscono influenze straniere mentre in giro c’è un’ansia antirussa che mi preoccupa».
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Non è una novità che Salvini mostri affinità con Mosca ma ingaggiare adesso una nuova battaglia su questo dossier è un ulteriore elemento di dissenso dentro la Lega. Vannacci replica a modo suo al quotidiano della city inglese che lo ha indicato come “Cavallo di Troia di Putin in Italia” e come colui che potrebbe far perdere le elezioni a Meloni. «Imodium per tutti» ha scritto il generale in una lettera aperta scritta in inglese e affidata ai social.
Vannacci e i rapporti con Mosca
Val la pena ricordare che Vannacci era in servizio presso l’ambasciata italiana a Mosca – dunque ha certamente coltivato rapporti di un certo livello in quei quasi due anni – quando all’improvviso fu trasferito in Italia, a Firenze, come responsabile dell’Istituto geografico militare. Tra mappe e atlanti prese forma “Il mondo al contrario”, un libro come trampolino. Sembra un film. È la storia di Vannacci con cui adesso devono fare i conti Meloni, Tajani e più di tutti Salvini stimato nei sondaggi sotto il 5%. Intanto preoccupa, e molto, la questione del visto. È l’Italia il ventre molle in Europa per certe operazioni? Tajani ha chiesto una indagine interna e il Copasir, il Comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti, chiederà un’informativa.
È un fatto che nel 2024 abbiamo rilasciato 152 mila visti, il 9% in più dell’anno prima, più di Francia (124 mila) e Spagna (111.000). E meno male che c’erano le sanzioni. Il sospetto di un buco nel rilascio dei visti arma il sarcasmo di Enrico Borghi, senatore membro del Copasir per Italia viva. «Siamo in piena beffa: chiudiamo Schengen con la Spagna e poi concediamo visti con questa leggerezza?».
Quanto è accaduto in Germania è molto grave ma ancora di più lo è, secondo Borghi, il ministro Tajani che «parla delle infiltrazione russe solo perché vede Vannacci salire nei sondaggi». La realtà è che da tre anni Iv chiede, senza successo, la nascita di «un’agenzia contro la disinformazione internazionale, e quindi anche russa, e per la sicurezza cognitiva». Come esiste già in Francia e in altri paesi europei.

































