3 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Set, 2026

Bose, il priore Bianchi e il Vangelo al centro del dibattito pubblico

A 83 anni muore Enzo Bianchi, priore della comunità di Bosce: a lui il merito di aver riportato il Vangelo nel dibattito pubblico


Con Enzo Bianchi, morto a 83 anni, scompare una delle figure più riconoscibili e insieme più difficili da classificare del cattolicesimo italiano dell’ultimo mezzo secolo. Monaco laico (non sacerdote), studioso della Scrittura, predicatore, scrittore e conferenziere, ha legato il proprio nome soprattutto alla Comunità di Bose, monastero nato nel clima del Concilio Vaticano II e divenuto subito un esperimento di vita cristiana innovativo, nel quale convivevano uomini e donne e trovavano posto cattolici e cristiani di altre confessioni.

Il ritiro a Bose

Bianchi scelse come data simbolica dell’inizio l’8 dicembre 1965, giorno della conclusione del Vaticano II. Nato il 3 marzo 1943 a Castel Boglione, nel Monferrato, si ritirò a Bose dopo aver studiato Economia e Commercio all’Università, con il progetto di una vita fondata sulla preghiera, sul lavoro, sull’ascolto della Scrittura e sull’ospitalità. I primi compagni e le prime compagne arrivarono molto presto. Guardata dapprima con circospezione da parte della gerarchia, la comunità crebbe fino a diventare un riferimento anche fuori dai confini italiani, soprattutto per la sua impronta ecumenica. Non a caso, nel 2014 papa Francesco lo nominò consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

Il “pensatoio”

I convegni, la casa editrice Qiqajon, la pratica della lectio divina (la meditazione orante della Bibbia) e una rete sempre più vasta di relazioni fecero di Bose un crocevia per teologi, intellettuali, artisti, persone comuni in ricerca e anche uomini della politica.

La voce del cattolicesimo

Bianchi fu priore di Bose fino al 2017, ma la sua influenza andò ben oltre il monastero. Ha partecipato come esperto a diversi Sinodi dei vescovi. Attraverso libri, conferenze, collaborazioni con grandi quotidiani e presenze televisive divenne negli anni una presenza stabile nel dibattito pubblico. Migranti, democrazia, Europa, pace, responsabilità dei cristiani nella società, religione e laicità: su questi e altri temi, Bianchi ha rappresentato una delle voci più note del cattolicesimo italiano. In questo senso, si può dire che la sua figura ha avuto anche un rilievo politico: né uomo di partito né membro della gerarchia ecclesiastica, Bianchi è stato un intellettuale cristiano desideroso di portare il patrimonio biblico dentro le controversie civili del suo tempo.

I conflitti

La sua vicenda non è stata priva di conflitti. Dopo le dimissioni da priore, tensioni interne a Bose portarono nel 2019 a una visita apostolica della Santa Sede. Nel 2020 un decreto approvato da papa Francesco gli impose di lasciare la comunità insieme ad altri membri. La separazione, divenuta effettiva nel 2021, è stata dolorosa e ha senza dubbio segnato gli ultimi anni di Bianchi.

La radicalità evangelica

Anche tenendo dentro il giudizio la ferita degli ultimi anni, resta il segno di un uomo che ha contribuito a riportare la Bibbia, l’ecumenismo e una certa radicalità evangelica al centro del cattolicesimo italiano, facendo del monastero non un rifugio dal mondo, ma un luogo dal quale interrogarlo. In ciò sta forse la sua eredità più genuina, al netto di difetti ed errori di ogni esistenza.

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