26 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

25 Apr, 2026

25 aprile, tre colpi con pistola ad aria compressa contro coppia dell’Anpi a Roma

Il corteo a Roma

Colpiti mentre erano in strada nella giornata della Liberazione. Feriti, non sono gravi. Si indaga su dinamica e movente


25 Aprile. La giornata della Liberazione nel segno dell’«amor di Patria» come chiesto dal presidente Mattarella? Non proprio. Ma facciamo ordine. Come sempre le celebrazioni iniziano guardando al Capo dello Stato. Mattarella sceglie San Severino Marche, per lanciare il suo messaggio: «A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria.»

Il presidente ripercorre le radici: una Repubblica «nata sugli orrori della guerra, sulla contrapposizione a un occupante e per redimere l’onta dei collaborazionisti che lo avevano affiancato privilegiando il partito sulla Patria». Poi cita William Faulkner, premio Nobel Usa per la letteratura nel 1949: «Il passato non è mai morto, non è neanche passato». Poi chiude netto: «Ora e sempre Resistenza».

La linea del governo

A chiosare il presidente, dimostrando unità istituzionale, è la premier Giorgia Meloni tramite una nota di Palazzo Chigi. Nessun post sui social quest’anno perché un anno fa lo stesso era stato inquinato massicciamente di commenti negativi. La premier richiama «la fine dell’occupazione nazista e la sconfitta dell’oppressione fascista, che aveva negato agli italiani libertà e democrazia», celebra «i valori scolpiti nella Costituzione repubblicana, che hanno permesso all’Italia di diventare quello che è: una Nazione forte e autorevole, protagonista sullo scenario europeo e internazionale».

L’intervento di Salvini

Interviene anche il vicepremier Matteo Salvini che sceglie il Florence American Cemetery di Tavarnuzze, in provincia di Firenze, dove sono sepolti i soldati statunitensi caduti nella Seconda guerra mondiale. «È una giornata di tutti, per tutti», dice. «Spero che non passino ancora troppi anni perché sia una giornata di riconciliazione, di pacificazione nazionale. Perché dopo ottant’anni ancora polemiche, divisioni, fischi, scontri ai cortei in una giornata che dovrebbe festeggiare la risorgenza, fanno male.»

Cortei e polemiche

Nei fatti, poi, ci sono i cortei. E quest’anno, con lo Shabbat che coincide con la ricorrenza, la partecipazione della comunità ebraica è ridotta. Ma le polemiche, nonostante l’appello dell’Anpi — «Davanti alle emergenze democratiche che stiamo attraversando, rompere l’unità del fronte antifascista non è una cosa bella» — non sono mancate in nessuna città.

Il caso Milano

Il caso più grave si consuma a Milano, da sempre città simbolo del 25 aprile. Il corteo parte unito da corso Venezia per poi separarsi in tre tronconi differenti: piazza Duomo con il sindaco Beppe Sala, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e il segretario di +Europa Riccardo Magi; piazza San Fedele con il Coordinamento per la Pace; piazza Fontana con le comunità palestinesi. Il motivo dello strappo: la presenza della Brigata Ebraica, ritenuta «inconciliabile» con la memoria della Resistenza. Dividersi, tuttavia, non è bastato. La Brigata entra nel corteo da via Boschetto e viene bloccata dopo poche centinaia di metri. I cori: «Fascisti, sionisti, assassini.» E poi la frase che racconta Emanuele Fiano, esponente del Pd che sfilava con la Brigata: «Uno ci ha detto: siete solo saponette mancate.» Dopo oltre un’ora di tensione si apre un corridoio e la Brigata viene scortata fuori dalla polizia.

Tensioni a Roma

Nella capitale il copione si ripete, con variazioni. Un gruppo di militanti del partito radicale raggiunge i pressi della Piramide Cestia con bandiere ucraine. Vengono subito aggrediti da una componente di estrema sinistra con spray urticante — aspersori diretti anche su agenti in borghese. Il presidente dei Radicali Italiani, Matteo Hallissey, finisce in pronto soccorso. Poco distante, in via delle Sette Chiese, al termine del corteo dell’Anpi, un uomo a bordo di uno scooter con il volto coperto dal casco spara più colpi di pistola ad aria compressa contro una coppia di iscritti all’Anpi e fugge.

Le altre città

Nelle altre città, insulti ai «sionisti» ovunque. A Bologna il sindaco Matteo Lepore viene contestato dai pro-Palestina in piazza del Nettuno, poi applaudito quando prende posizione contro il governo israeliano e le politiche di Meloni. A Palermo i cori contro il sindaco: «Fuori Lagalla e i sionisti dal 25 aprile».

Le reazioni politiche

Le reazioni della politica arrivano nel pomeriggio. Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico, che sfilava con la Brigata Ebraica, cita Esopo: «È come la favola di “al lupo, al lupo”. Per decenni ci siamo illusi di vedere il fascismo ovunque, anche quando si trattava semplicemente di opinioni diverse. Ora invece il fascismo si è fatto vivo, solo che ha la bandiera rossa.» Matteo Renzi fa il bilancio della giornata: «Il 25 aprile dovrebbe essere la festa della democrazia, la festa di tutti. È invece quest’anno stata segnata da episodi di intolleranza e violenza. A Milano, dove cori razzisti e vergognosi sono stati rivolti contro la Brigata ebraica. A Roma, dove due esponenti dell’Anpi sono stati colpiti da colpi di pistola ad aria compressa. E ancora, l’aggressione intollerabile ai militanti e dirigenti di Più Europa, l’allontanamento di un nostro iscritto al corteo di Bologna, colpevole di portare una bandiera ucraina. Un clima di odio inaccettabile. La politica sia unita nel respingerlo.»

Il finale tra polemiche e simboli

Dulcis in fundo non poteva mancare il generale Vannacci. Che augura buona festa di San Marco a tutti, chiede che non suonino più né Bella Ciao né Bandiera Rossa, e si fa il bagno. Una giornata, un bel coro di opinioni. All’ombra della festa che — in teoria — permette a tutti di esprimerle.

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