Dalla crisi di Hormuz alle tensioni politiche interne, la premier descrive uno scenario instabile e un lavoro continuo per gestire l’emergenza
La situazione economica per il sistema Paese resta incerta mentre il quadro internazionale continua a mutare con rapidità. A sottolinearlo è stata il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo all’assemblea nazionale di Federalberghi all’Eur. In un passaggio che ha immediatamente richiamato l’attenzione sulla fragilità degli equilibri geopolitici.
Rivolgendosi al direttore del Tg1 Gianmarco Chiocci, il premier ha fatto riferimento a un nuovo sviluppo critico. L’annuncio da parte dell’Iran della nuova chiusura dello Stretto di Hormuz.
«Il quadro cambia continuamente e noi siamo al lavoro ogni minuto sulla stabilizzazione dei quadranti che si sono moltiplicati», ha dichiarato.Lasciando intendere quanto la tensione internazionale resti elevata e dagli esiti imprevedibili.
Energia e approvvigionamenti al centro della strategia
Una crisi che si intreccia inevitabilmente con il tema energetico, sul quale Meloni ha rivendicato un impegno diretto del governo. Dall’Algeria ai Paesi del Golfo, fino alla prossima missione in Azerbaijan, la strategia italiana punta a garantire continuità negli approvvigionamenti e a sostenere la competitività delle imprese.
«Affrontiamo la più difficile congiuntura degli ultimi anni», ha ammesso il premier, sottolineando però la capacità storica del Paese di reagire nei momenti più complessi. Un richiamo all’identità nazionale che si traduce in un invito a non accontentarsi: «Quando le cose non vanno bene, smettiamo di lamentarci e ricominciamo a correre. È la nostra cifra».
Turismo tra riconoscimento e difficoltà
C’è stato anche spazio per i ringraziamenti all’ex ministra del Turismo Daniela Santanchè per il lavoro svolto e per un saluto al nuovo ministro Gianmarco Mazzi. «Occuparsi di turismo in Italia è una delle cose più belle», ha detto, definendolo un settore che «racconta al mondo cosa significa essere italiani». Il settore, tuttavia, si trova in questo momento in una congiuntura delicata per via del deteriorarsi delle condizioni economiche generali e per l’impatto della scarsità di carburante sui voli aerei. Che rischia di travolgere le previsioni del comparto turistico in vista dell’estate.
Pressioni politiche e attivismo della Lega
Una situazione dunque complicata, che rischia anche di innescare manovre politiche capaci di destabilizzare il governo, soprattutto a un anno dal termine della legislatura. Si è fatto notare, negli ultimi giorni, l’attivismo della Lega il cui leader Matteo Salvini ha rilanciato il tema della lotta all’immigrazione con il controverso raduno, a Milano, dei cosiddetti “Patrioti europei”.
L’evento, concluso in piazza Duomo con l’intervento del leader leghista, ha visto la partecipazione di molti ospiti internazionali provenienti dalle fila degli alleati del Carroccio. Come Jordan Bardella, numero della leader di estrema destra francese Marine Le Pen e dato per favorito alle prossime presidenziali parigine.
Le proteste a Milano e lo scontro in piazza
La manifestazione leghista è stata contestata dai cortei organizzati dalle realtà di sinistra cittadine, dalle associazioni antirazziste e dai centri sociali. Il primo corteo è partito da piazza Lima sotto lo slogan “Milano è migrante. Fuori i razzisti e i fascisti da Milano”, raccogliendo anche la partecipazione di gruppi pro Palestina. Gli striscioni parlano chiaro: “No one is illegal”, “Milano è di chi la vive”, “Chi se ne deve andare sono quelli che vogliono cambiare la Costituzione”. Parole che riflettono una visione inclusiva e conflittuale al tempo stesso, in netta contrapposizione con i messaggi provenienti dal raduno leghista. Gli attivisti del Csa Vittoria hanno ribadito la presenza «della Milano antifascista, antirazzista, antimperialista e antisionista», contestando apertamente la presenza del leader della Lega e dei suoi alleati europei.
Tensioni e scontri con le forze dell’ordine
Parallelamente, un altro corteo di area antagonista ha preso forma con toni ancora più radicali. “No borders, no nation, fuck remigration” è stato uno degli slogan più scanditi, insieme a cori contro Matteo Salvini. In testa al corteo lo striscione “Antifa”, simbolo di una mobilitazione che ha rapidamente degenerato in tensioni. All’altezza di via Mascagni, il contatto con le forze dell’ordine ha segnato un’escalation: lancio di fumogeni e bottiglie da parte dei manifestanti, risposta con idranti da parte della polizia. “Servi dello Stato” il coro che si è levato dal gruppo più acceso.
Il raduno dei Patrioti e la linea identitaria
Dall’altra parte, il corteo dei Patrioti ha rilanciato parole d’ordine incentrate su sicurezza e immigrazione. «Vogliamo che Matteo Salvini torni al ministero dell’Interno per fermare i clandestini», è stato scandito dai partecipanti. Non sono mancati slogan contro l’Unione Europea e contro alcune figure simboliche, accompagnati da richiami identitari come “Europa cristiana, mai musulmana”. Un tentativo, forse, di rilanciare le storiche battaglie identitarie, anche per allontanare i fantasmi della sconfitta referendaria e dell’impopolarità dell’alleato Trump.



















