Il diesel europeo tocca il record di 2,23 euro al litro e l’energia torna ad alimentare l’inflazione. La Bce avverte sui rischi per prezzi e crescita, mentre in Italia Salvini annuncia che i diesel Euro 5 resteranno in circolazione al Nord
Ogni tanto l’Europa riesce a mettere d’accordo automobilisti, governi e banchieri centrali. Succede quando arriva il conto. Questa volta, tocca alla pompa di benzina.
Il diesel europeo ha raggiunto un nuovo record: 2,23 euro al litro, contro i 2,16 della settimana precedente. È il livello più alto registrato nelle serie disponibili dal 2005 e il primato riguarda ben 19 Paesi dell’Unione, Italia compresa. La fotografia, elaborata da France Presse sui dati della Commissione europea, racconta l’ennesimo capitolo della crisi energetica alimentata dalle guerre in Ucraina e in Medioriente.
Insomma, il vecchio diesel, quello che Bruxelles vorrebbe accompagnare verso il pensionamento, gode di una singolare rivincita: non è mai costato così tanto e, contemporaneamente, non è mai stato così difficile liberarsene.
Salvini salva gli Euro 5
In Italia la contraddizione assume contorni ancora più curiosi. Da una parte c’è la transizione ecologica, dall’altra ci sono milioni di automobilisti che ogni mattina devono semplicemente andare al lavoro. E così Matteo Salvini ha annunciato che i diesel Euro 5 resteranno in vita nel nord Italia. Il ministro ha rivendicato la necessità di evitare che centinaia di migliaia di persone restino senza auto nelle regioni a più alta industrializzazione del Paese.
Il blocco ai veicoli diesel Euro 5 nei comuni maggiori di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna interessa circa 1,4 milioni di veicoli, di cui oltre 1,2 milioni sono auto e 200 mila veicoli commerciali. Il precedente intervento aveva già spostato al 1° ottobre 2026 il termine per le limitazioni strutturali, lasciando alle Regioni la possibilità di adottare misure compensative alternative.
Non è soltanto una questione automobilistica. Perché il diesel non si limita a entrare nel serbatoio delle automobili: entra nei camion, nella logistica, nei costi di trasporto. E da lì, prima o poi, può arrivare sugli scaffali dei supermercati.
L’allarme della Bce
Ed è qui che entra in scena Francoforte.
La Bce ha registrato ad agosto un’inflazione dell’area euro al 3,3%, dal 2,9% di luglio, mentre la componente energetica è schizzata al 14,3%, contro il 10,3% del mese precedente. La banca centrale prevede che lo shock energetico mantenga l’inflazione complessiva sopra l’obiettivo del 2% almeno nella prima metà del 2027, con un ritorno verso il target soltanto verso la fine dell’anno.
Il punto delicato è che il problema non si ferma al distributore. La Bce segnala che l’aumento dei prezzi dell’energia può trasferirsi gradualmente ai prezzi dei prodotti alimentari e all’inflazione di fondo. E qui il meccanismo diventa quasi circolare: il petrolio sale, il diesel sale, salgono i costi per trasportare le merci; i prezzi salgono, la Bce osserva l’inflazione e deve mantenere una politica monetaria più prudente. I tassi più elevati, a loro volta, servono a raffreddare la domanda.
Il paradosso dell’economia europea
È il grande paradosso della stagione: per combattere un’inflazione provocata in buona parte dall’energia, bisogna raffreddare l’economia. Peccato che l’economia europea non sia esattamente un motore che gira al massimo dei giri.
E nel frattempo i mercati obbligazionari aggiungono un altro ingrediente alla ricetta. I rendimenti dei Treasury americani hanno raggiunto livelli elevati, con il decennale arrivato sopra il 5% nei giorni scorsi, mentre l’andamento del petrolio continua a condizionare le aspettative sui tassi e sull’inflazione.
La Bce, dunque, si trova davanti a un vecchio dilemma con un vestito nuovo: se lascia correre l’inflazione rischia di renderla più persistente; se stringe troppo la politica monetaria rischia di appesantire un’economia già alle prese con energia cara, debito e incertezza.
E mentre i banchieri centrali discutono di tassi, spread e inflazione di fondo, l’automobilista continua a fare qualcosa di molto meno sofisticato: guarda il display del distributore, sospira e mette il gasolio. Poi sale sulla sua Euro 5.
Per il momento, almeno quella, può ancora partire. Almeno nell’Italia del Nord.































