Per il governatore della Banca d’Italia l’adozione diffusa dell’IA può produrre uno «shock d’offerta favorevole». Ma l’Europa parte in ritardo e restano le incognite su lavoro, inflazione, banche e stabilità finanziaria
Fabio Panetta, volato nella trincea di Kiev per la decima Conferenza della Banca Centrale ucraina, ha deciso che tassi d’interesse, dollaro ed euro per una volta potevano aspettare. Il governatore della Banca d’Italia ha alzato lo sguardo e ha lanciato la sua profezia: l’Intelligenza Artificiale ci salverà. O, quantomeno, darà una bella scossa a quel corpaccione sonnolento dell’economia nazionale.
Secondo i calcoli degli uffici studi di via Nazionale – gente che di solito si muove con prudenza – se l’Italia decidesse finalmente di adottare in modo diffuso i data center, la produttività del lavoro potrebbe impennarsi di oltre un punto percentuale all’anno. Un punto intero. Per un Paese che da anni viaggia con tassi di sviluppo da prefisso telefonico sarebbe uno «shock d’offerta favorevole», dice il Governatore. Più crescita, meno inflazione. Risanamento della finanza pubblica.
L’Europa è rimasta al palo
Naturalmente ci sono diversi “ma”. Il primo problema è che noi europei, nella corsa ai supercomputer, siamo rimasti al palo. Gli americani corrono sulle autostrade digitali a bordo di astronavi private. Noi siamo ancora qui a chiederci quale modulo compilare per avere i fondi del Pnrr. Panetta rassicura: «Il divario non è scolpito nella pietra». Come dire: non li abbiamo inventati, questi robot, ma saremo bravissimi a usarli. Resta da capire se i nostri piccoli imprenditori, abituati a considerare il foglio Excel come tecnologia estrema, si faranno convincere dall’algoritmo.
Il rebus dei posti di lavoro
E poi c’è il grande rebus degli effetti collaterali. Le famiglie, terrorizzate dall’idea di perdere il posto di lavoro a favore di una macchina parlante, smetteranno di consumare e cominceranno a mettere i soldi sotto il materasso (o sul conto corrente). Risultato? Consumi giù, prezzi a picco. Se invece l’IA creerà nuovi lavori super-pagati, i consumi voleranno e l’inflazione ci farà compagnia ancora per un bel po’. Insomma, testa o croce.
Se tutte le banche usano lo stesso algoritmo
Nel frattempo, le banche tradizionali – quelle con gli sportelli in carne e ossa che già faticano a capire i giovani clienti – guardano con un misto di interesse e terrore. L’IA aiuterà a scovare le frodi e a valutare i crediti, promette Panetta. Benissimo. Ma se poi tutte le banche useranno lo stesso identico algoritmo, fornito magari dallo stesso gigante tecnologico americano, basterà un piccolo bug del sistema per tirare giù l’intero castello della finanza globale. Un effetto domino che al confronto il fallimento della Lehman Brothers sembrerà una lite condominiale. Per non parlare dei mercati, dove le quotazioni dei titoli tecnologici hanno raggiunto vette da vertigine, gonfiate da promesse di profitti futuri che rischiano di sgonfiarsi alla prima trimestrale deludente.
La ricreazione è finita
La morale del racconto di Panetta è chiara: cari banchieri, la ricreazione è finita. La credibilità non si difende più soltanto tenendo d’occhio i prezzi al consumo e difendendo l’indipendenza della poltrona. Bisogna sporcarsi le mani con la modernità, capire dove va il mondo prima che il mondo decida di fare a meno delle banche centrali, sostituite magari da un super-algoritmo residente su un server alle Cayman.
Il Governatore ha tracciato la rotta. Ora non resta che aspettare che il miracolo del “punto percentuale in più” si avveri. Nel frattempo speriamo che il computer di via Nazionale non decida di andare in crash proprio sul più bello.
































