La Fenice scarica Beatrice Venezi e annulla ogni collaborazione dopo le polemiche sulle sue dichiarazioni
Per Beatrice Venezi si spengono definitivamente le luci de La Fenice. La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, ha annunciato l’interruzione di ogni futura collaborazione con la direttrice d’orchestra.
La decisione, si legge in una nota, «è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra». Affermazioni «non condivise nel merito e nei giudizi espressi» e ritenute incompatibili «con i principi della Fondazione e con la tutela e il rispetto dovuto ai professori d’orchestra».
Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate da Venezi al quotidiano argentino La Nación: «Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio».
La nomina e le polemiche
Venezi era stata designata dallo stesso Colabianchi direttore musicale stabile della Fenice il 22 settembre, con un incarico di quattro anni a partire dal primo ottobre 2026. Una scelta che aveva subito provocato malumori e proteste. Dal settembre scorso orchestra e coro erano in stato di agitazione, giudicando il curriculum della direttrice non all’altezza del prestigio del teatro veneziano.
Stop a ogni incarico
Dopo mesi di tensioni, la Fondazione ha deciso di «annullare tutte le collaborazioni future» con Venezi, indicata lo scorso autunno come futura direttrice musicale. Una scelta che segna una rottura netta e definitiva.
Il sostegno del ministro Giuli
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli «prende atto della decisione di Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza» e conferma al sovrintendente «la sua più completa fiducia».
Le dichiarazioni che hanno fatto scattare la rottura
La decisione arriva a poco più di 24 ore dall’ultima polemica esplosa dopo l’intervista a La Nación. Colabianchi aveva già preso le distanze dalle parole della direttrice, dicendosi in disaccordo e sottolineando «l’ottima qualità» dei musicisti della Fenice. La Fondazione ribadisce che quelle affermazioni risultano incompatibili con i propri principi e con il rispetto dovuto all’orchestra.
Le proteste dell’orchestra
Le contestazioni delle maestranze del teatro veneziano vanno avanti da mesi. La nomina era stata criticata per le modalità e per un curriculum ritenuto «non comparabile» a quello dei precedenti direttori musicali. Le tensioni hanno coinvolto direttamente anche il sovrintendente Colabianchi, per il quale sono state chieste più volte le dimissioni.
L’ultimo episodio pochi giorni fa: prima del concerto del 24 aprile, una voce dalla sala ha gridato «Colabianchi dimettiti!», seguita dal lancio di volantini dai loggioni. La Fondazione ribadisce ora l’impegno «nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica».
Le reazioni politiche
Il ministro Giuli auspica che la decisione «possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni». Dal Pd, Irene Manzi parla di «fallimento del governo e di Fratelli d’Italia nelle politiche culturali», denunciando «una scelta politica imposta dall’alto». Dal M5S, Luca Pirondini sostiene che «o cadeva Venezi o cadeva lui», riferendosi a Colabianchi, e definisce la rottura «tardiva». Dello stesso avviso il segretario della Cgil Venezia Daniele Giordano: «Peccato che ci siano voluti mesi per riconoscere ciò che era evidente fin dall’inizio: quella nomina era sbagliata, inadeguata e profondamente contestata»..



















