Sul giallo di Pietracatella, con mamma e figlia avvelenate dalla ricina, in mano agli inquirenti ci sarebbero “elementi certi” che inducono a indagare per duplice omicidio
Giallo di Pietracatella verso una svolta. Nella vicenda delle due donne morte avvelenate in provincia di Campobasso, le perizie effettuate dagli esperti del Koch Institute di Berlino, sottolineano fonti qualificate, avrebbero confermato la presenza di tracce di ricina. Tracce che farebbero propendere per l’ipotesi di un duplice omicidio.
L’ipotesi di un’ingestione accidentale di semi di ricino non troverebbe dunque riscontro negli elementi raccolti finora nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita.
Il quadro costruito in quasi nove mesi di accertamenti, a partire dalle risultanze medico-legali e tossicologiche e dagli elementi acquisiti attraverso l’attività investigativa, continua invece a sostenere l’ipotesi sulla quale procede la Procura di Larino. Ossia duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, tuttora a carico di ignoti.
Il Centro Antiveleni di Pavia
La posizione degli inquirenti emerge dopo le dichiarazioni di Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia che per primo individuò la ricina nei campioni biologici delle vittime. Intervenendo anche in televisione, Locatelli ha ribadito di non poter stabilire come il veleno sia entrato negli organismi di Antonella e Sara e di ritenere che, fino a prova contraria, non possa essere esclusa un’intossicazione accidentale. Lo specialista ha comunque precisato che stabilire la dinamica e l’eventuale volontarietà dell’avvelenamento non rientra nelle sue competenze.
Il legale di Di Vita
Una possibilità sulla quale ha richiamato l’attenzione anche Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. L’avvocato ritiene che l’incidente debba essere valutato “come tutte le altre ipotesi che sono in campo, senza escluderla” e attende gli esiti degli accertamenti affidati agli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino. Diversa è la valutazione maturata sul versante investigativo. Procura e investigatori continuano a lavorare sull’ipotesi dell’omicidio sulla base di una pluralità di elementi acquisiti nel corso dell’inchiesta.
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Duecento persone ascoltate
Sono circa 200 le persone ascoltate finora e nelle ultime settimane diverse testimonianze sono state nuovamente approfondite, con particolare attenzione alla ricostruzione dei rapporti personali e familiari. A fornire nuovi elementi saranno ora gli accertamenti scientifici ancora in corso, sia per gli alimenti repertati nelle abitazioni di Pietracatella dopo le morti che per i 131 campioni prelevati durante il sopralluogo del 30 luglio, successivamente trasferiti in Germania. Gli specialisti del Robert Koch-Institut stanno completando le verifiche e le loro relazioni non sono state ancora formalmente depositate.Sul versante investigativo fonti qualificate riferiscono che gli elementi acquisiti finora continuano a orientare l’inchiesta verso l’ipotesi di un avvelenamento volontario, mentre non sarebbero emersi elementi sufficienti a sostenere la ricostruzione di una ingestione accidentale di semi di ricino, dei quali peraltro non è stata trovata traccia finora né nei cibi consumati a ridosso di Natale né nell’abitazione di via Risorgimento.





























