La giovane aveva conosciuto il 26enne su Instagram. Secondo l’accusa, lui l’ha attirata in una cantina, le ha sottratto il cellulare e l’ha tenuta prigioniera per oltre cinque ore. L’uomo è ora in carcere
Una breve conoscenza su Instagram, qualche messaggio tra giugno e il 2 agosto, quando lei ha accettato di incontrarlo. Appuntamento a Castellammare di Stabia dove, ha raccontato lui, «c’è una piccola casa dove possiamo passare una serata in serenità».
Mandata la posizione su WhatsApp, le ha fatto parcheggiare l’auto fuori al palazzo e poi l’ha condotta in un sottoscala, chiedendole il cellulare per fare luce. Lei si è fidata. Solo una volta entrata si è accorta che erano in una cantina abbandonata, che non le avrebbe ridato il telefonino per impedirle di chiedere aiuto e di essere totalmente in balia di un sadico. Quando si è accorta di tutto questo, era già tardi.
Lui ha bloccato la porta con un termosifone e l’ha tenuta rinchiusa costringendola a una serie ripetuta di atti sessuali, picchiandola e ripetendole:
«Vedi dove sei? Questo non è un posto dove portare una ragazza: stasera ti uccido».
Durante le lunghe ore di violenza, la giovane l’ha morso e graffiato per difendersi, l’ha implorato di smetterla e di lasciarla andare: tutto inutile. Lui l’ha liberata solo molte ore dopo.
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L’incubo durato oltre cinque ore
Da ieri, in carcere, per sequestro di persona e violenza sessuale aggravata c’è Romolo R., 26 anni, di Castellammare di Stabia. Poco più di un mese fa avrebbe violentato una giovane conosciuta su Instagram, minacciandola di morte e colpendola ripetutamente a calci dopo averle bloccato le braccia con delle travi di legno. L’incubo è durato diverse ore, dalle sette di sera fino a mezzanotte e mezza, dentro una cantina appartenuta al nonno dell’indagato, della quale il giovane possiede ancora le chiavi.
«Ho creduto che sarei morta», ha raccontato la ragazza ai carabinieri e poi alla Procura di Torre Annunziata che ha condotto, in questo mese, una serie di accertamenti che sono andati oltre il racconto della giovane e i referti medici. La Procura ha ascoltato anche gli amici ai quali la giovane ha chiesto aiuto quella notte e che l’hanno spinta a denunciare.
«Mi ha chiesto di fingermi morta»
Agli atti c’è una sequenza terrificante anche dopo essere stata epurata dei peggiori dettagli: «Credevo che ci saremmo scambiati qualche bacio, mai ho fatto intendere di volere avere rapporti sessuali con lui – si legge nell’ordinanza – e gliel’ho detto supplicandolo di lasciarmi andare, ma non mi ha ascoltato e per ore mi ha costretto a subire quello che lui voleva». E poi: «Mi ha chiesto di fingermi morta, mi ha detto che per lui era eccitante».
Chi conosce il 26enne ne parla come di un ragazzo gravemente disturbato dalla morte del fratello, rimasto ucciso sotto i suoi occhi durante un incidente stradale in cui era lui, Romolo, a guidare la macchina. Sulla pelle, il 26enne si è scritto passioni e disagi. Lo stemma della Juventus, le frasi del Joker e la parola Psycho. Come molti traumatizzati, ha cercato di chiedere aiuto anche attraverso quei tatuaggi che ama esibire, ma non c’è riuscito, o non ci ha provato abbastanza. E ha finito per causare traumi ad altri.
Le indagini sui profili social
Al momento non ci sono notizie di altre vittime del 26enne, tuttavia le indagini perseguono anche in questo senso, attraverso i suoi profili social che potrebbero essere serviti per adescare altre ragazze, meno forti della giovane che l’ha denunciato. Purtroppo molto spesso gli stupratori rimangono protetti dal silenzio delle vittime che, per non ripercorrere le ore incancellabili dello stupro, per paura di essere giudicate e colpevolizzate, preferiscono chiudersi nel silenzio piuttosto che pretendere giustizia per quanto subito.
Saranno le indagini a chiarire il resto, per ora il ventiseienne, incensurato e appartenente a una famiglia perbene, è in carcere con accuse gravissime. A breve sarà interrogato dal gip e potrà fornire la sua versione dei fatti.






























