La protesta davanti a Montecitorio contro il ddl Delrio, le bandiere di Hamas e Hezbollah e la saldatura tra una parte dei giovani e il vecchio terzomondismo. Il nodo che attraversa la sinistra tra antisionismo, antisemitismo e libertà di espressione
La gazzarra che si è vista davanti a Montecitorio quando all’interno si discuteva il ddl sull’antisemitismo proposto da Graziano Delrio, boicottato già al Senato dal suo stesso partito, rivela una volta di più il segreto di Pulcinella: il campo largo della sinistra sta cavalcando l’antisionismo-antisemitismo e lo sta facendo in modo identico a quello con cui la destra ha assunto come bandiere identitarie islamofoba, omofobia, romfobia, finendo col legittimare la stessa violenza che vediamo riversarsi sulla minoranza ebraica.
L’Osservatorio nazionale sull’antisemitismo parla di un incremento del 500% di attacchi antisemiti rispetto al periodo precedente al 7 ottobre 2023, dove già l’odio antiebraico si dimostrava in crescita sospinto dalle varie teorie del complotto susseguitesi in questi anni, in cui non manca mai la componente giudaico-massonica. A maggior ragione, la strumentalizzazione appare palese nel momento in cui il provvedimento di Delrio poggia sulla stessa definizione dell’IHRA recepita dal governo Conte (allora lo si vedeva con la kippah nelle sinagoghe), col voto favorevole di molti di coloro che oggi la trovano molto restrittiva.
La saldatura tra generazioni
Semmai, l’ennesimo spettacolo inutile messo in piedi dalla solita serie di sigle di una sinistra che pare flirtare con le posizioni di Mélanchon offre alcuni spunti di riflessione. Anzitutto, la strana saldatura generazionale fra i giovani cresciuti al verbo dei post colonial studies (comunque campo di grande interesse culturale e filosofico, oltre che legato a sacrosante richieste di emancipazione) e l’antico terzomondismo di sovietica memoria rappresentato dagli anziani dell’Anpi, che sembra così smentire il percorso di avvicinamento intrapreso con la nuova Ucei (Unione delle Comunità ebraiche italiane) guidata da Livia Ottolenghi dopo anni di forte tensione.
Rappresentazione plastica che, nonostante il lungo percorso di comprensione e legittimazione del sionismo da parte della sinistra italiana, capace, con figure come Giorgio Napolitano e Piero Fassino, di emanciparsi dall’eredità culturale impartita da Mosca, dove sionista era un capo d’accusa che portava diritto verso le carceri siberiane (ne sapeva qualcosa il Premio Nobel per la Pace Menachem Begin, sfuggito ai nazisti, ma non ai sovietici), il pregiudizio che fa dell’ebraismo un’identità settaria, incapace di accettare un principio di uguaglianza è ancora vivo e vegeto nell’immaginario collettivo di una base, che sembra agire in maniera acritica un vero e proprio riflesso condizionato.
Le bandiere di Hamas e Hezbollah
Il sit-in ha anche vissuto momenti di tensione fra gli stessi manifestanti, nel momento in cui alcuni di loro hanno iniziato a sventolare bandiere di Hezbollah, Hamas, della Repubblica islamica e del Fronte popolare della Palestina.
Anche con tutto lo sforzo possibile, non si può mancare di sottolineare quanto ci sia di tragicamente patetico nelle immagini rilanciate da diversi siti di informazione, dove più che attempate signore cantano in coro, «W Hamas, Hezbollah, gloria eterna a Nasrallah». Comunque, sempre meno patetiche di precedenti post di un (in teoria) esperto come Alberto Negri, che, tra un insulto a Zelensky e l’altro, ha definito su X questo decreto legge la norma più liberticida dai tempi delle leggi razziali del 1938, evocando un accostamento che raggiunge i vertici della sovrapposizione di Giorgio Agamben fra stella gialla e green pass ai tempi del Covid.
Il cortocircuito della sinistra
Sembrano, e forse sono, deliri senili in tutti questi casi, ma dimostrano anche un cortocircuito che avvolge l’intera sinistra italiana e, diremmo, occidentale, sprofondata in un gorgo populista negli ultimi anni appannaggio della destra: ma, scusate, può avere senso alcuno protestare contro un ddl perché ritenuto illiberale e contemporaneamente inneggiare a gruppi terroristi, pre-moderni e teocratici?
Purtroppo, è sempre stata la grande colpa dei palestinesi: confidare in amici che li hanno sempre e solo usati come strumento di propaganda.
Una legge contro l’odio
Sapendo bene che questo provvedimento si inserisce nel quadro di una guerra ibrida che ha utilizzato l’antisionismo come strumento per fare pressione su Israele, si può discutere dell’opportunità della legge quando c’è già la legge Mancino che dovrebbe tutelare dai reati d’odio. Si può anche discutere se una legge sia lo strumento più opportuno per affrontare un problema culturale. Non si può, invece, alimentare forme di razzismo e di odio sociale per puri scopi elettorali e politici.































