Iran e Oman sono vicini a un’intesa per riaprire il traffico navale nello Stretto di Hormuz. Per Trump sarebbe una risposta urgente alla crisi energetica, ma al prezzo di lasciare a Teheran una leva strategica senza precedenti. Al presidente resta la scelta tra una guerra impossibile o una pace inaccettabile
Secondo il New York Times, Stati Uniti, Iran e Oman sono vicini a un’intesa che potrebbe riaprire il traffico navale nello Stretto di Hormuz, ma il prezzo politico rischia di essere molto alto per Washington.
L’accordo allo studio, infatti, lascerebbe a Teheran un controllo senza precedenti sul principale corridoio energetico del mondo. Trasformando quello che fino alla guerra era un passaggio internazionale aperto in una rotta gestita, almeno in parte, dalla Repubblica islamica.
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Per Trump la riapertura di Hormuz è una priorità. Dopo settimane di tensioni, attacchi e blocchi che hanno fatto impennare il prezzo del petrolio, il presidente americano punta a riportare le navi nello stretto e ad allentare la pressione economica. Ma l’accordo rischia di consegnare all’Iran una leva strategica che prima del conflitto non aveva.
L’accordo tra Iran e Oman
Secondo funzionari iraniani e americani citati dal Nyt, Teheran e Muscat stanno definendo un’intesa per riaprire la navigazione.
Il progetto prevede che le navi dirette verso il Golfo Persico transitino in un canale vicino alle coste iraniane, mentre quelle in uscita utilizzerebbero una rotta più vicina all’Oman.
Le autorità iraniane sostengono che non saranno introdotti pedaggi, ma una “tariffa di servizio” destinata a coprire sicurezza della navigazione, tutela ambientale e gestione del traffico marittimo. Le entrate, secondo due funzionari iraniani, sarebbero divise in parti uguali tra Iran e Oman.
La versione americana è diversa. Un funzionario statunitense ha spiegato che il racconto di Teheran «non è accurato» e che eventuali rotte temporanee non prevederebbero né autorizzazioni iraniane né alcun pagamento.
La leva strategica di Teheran
Al di là delle divergenze sui dettagli, il nodo resta politico. Secondo il giornale americano, l’Iran considera l’intesa uno strumento per ottenere il riconoscimento, almeno di fatto, della propria capacità di controllare Hormuz. Una posizione che consentirebbe a Teheran di conservare un’importante leva anche dopo la fine della guerra.
Per questo motivo le autorità iraniane insistono sul fatto che lo Stretto resterà chiuso finché gli Stati Uniti non porranno fine al blocco navale contro i porti iraniani. E non torneranno al piano di pace negoziato a Islamabad.
Washington, nel frattempo, potrebbe alleggerire la tensione anche concedendo deroghe alle sanzioni petrolifere, permettendo all’Iran di esportare legalmente il proprio greggio.
Il dilemma di Trump
Per Trump la riapertura di Hormuz è soprattutto un’esigenza politica. Il presidente americano ha bisogno di riportare il traffico commerciale alla normalità per ridurre la pressione sui mercati energetici e sui prezzi del carburante negli Stati Uniti.
Lunedì, parlando alla Casa Bianca, ha dichiarato che un accordo potrebbe arrivare «oggi o domani» e ha ribadito che la prima fase sarà «la riapertura dello Stretto». Seguita poi da un nuovo negoziato sul programma nucleare iraniano.
Il piano originario prevedeva sessanta giorni per raggiungere un’intesa sull’uranio arricchito iraniano, ma il termine è ormai vicino e, secondo diversi funzionari citati dal Times, i negoziati potrebbero proseguire ancora per mesi.
Le perplessità del Pentagono
All’interno dell’amministrazione americana non tutti condividono la linea della Casa Bianca. Alcuni alti funzionari del Pentagono temono che l’accordo rappresenti una vera e propria concessione a Teheran. Le rotte attraverso Hormuz restano minacciate da mine e missili iraniani, tanto che molte navi dovrebbero continuare a coordinarsi con le autorità di Teheran per attraversare lo Stretto in sicurezza.
Ali Vaez, dell’International Crisis Group, sintetizza così il dilemma americano: «Qualunque soluzione che lasci l’Iran al controllo dello Stretto sarà difficile da far accettare a Trump. Ma non esiste nemmeno una soluzione militare capace di eliminare quel controllo». Secondo l’analista, il presidente americano si trova davanti a due sole alternative:
«Una guerra impossibile da vincere oppure una pace difficile da accettare».




























