Per il professore di sociologia Stefano Allievi la scelta del governo Meloni di imporre uno stop allo spazio Schengen con la Spagnia per il caso di Ceuta è una scelta inutile, oltre che uno sgarbo verso un Paese amico
Il Tarajal, il molo che separa l’exclave spagnola di Ceuta dal Marocco, è il simbolo del fallimento delle politiche sui migranti attuate dall’Ue negli ultimi anni. Un modello fondato sul sistematico logoramento dei diritti umani stretto nella morsa, da un lato, dell’inasprimento delle condizioni per l’immigrazione legale e, dall’altro, dalla strumentalizzazione che politicamente sfrutta nei confronti dell’elettorato il tema dell’immigrazione. Una doppia barriera metallica separa Ceuta dal Marocco, su un confine che non è naturale, bensì costruito.
Chi viene intercettato prima di raggiungere la barriera subisce spesso le violenze della polizia marocchina, per poi essere caricato in grandi autobus e abbandonato nel deserto del Sahara. Secondo una sentenza della Corte Suprema spagnola, però, il mare non può essere considerato una barriera fisica, per cui per chi raggiunge l’exclave a nuoto i respingimenti sono illegittimi e l’eventuale rimpatrio deve essere esaminato caso per caso con tutte le garanzie previste dalla legge. Ne abbiamo parlato con uno dei massimi studiosi italiani dei fenomeni migratori, il professor Stefano Allievi, ordinario di sociologia all’Università di Padova.
Professor Allievi, il caso dei circa 60mila migranti a Ceuta e Melilla, molti dei quali giunti a Ceuta via mare, ha aperto sul fronte politico europeo, governo Meloni in primis, il processo contro il premier socialista Sanchez, “reo” agli occhi degli esecutivi di destra di avere gestito scelleratamente le politiche sull’immigrazione, regolarizzando qualche mese fa circa mezzo milione di stranieri che da tempo vivevano e lavoravano in Spagna senza documenti. Sanchez accusa invece i trafficanti di esseri umani per quanto è accaduto a Ceuta nelle ultime 48 ore. Come inquadra lei il problema?
«Come sempre sull’immigrazione non si riesce a fare un discorso razionale, né semplicemente ragionevole, perché si butta dentro tutto e il contrario di tutto. La regolarizzazione fatta dalla Spagna di 500mila persone, molte delle quali provenienti dal Marocco, ma anche dall’America Latina, non ha nulla a che fare con quello che è accaduto in questi giorni. Voglio sottolineare che la regolarizzazione ha portato alla Spagna un gigantesco beneficio sia economico che sociale. Per prima cosa perché le persone straniere che sono uscite dall’irregolarità erano già in Spagna da anni e avevano un lavoro, ma adesso hanno un lavoro che non è più in nero, per cui c’è un beneficio fiscale per lo Stato e poi anche sociale, perché quelle persone hanno finalmente iniziato un percorso d’integrazione, che era semplicemente impossibile prima della regolarizzazione. Una scelta lungimirante del governo spagnolo e a mio modo di vedere esattamente opposta a quella dell’attuale governo italiano. Più irregolarità significa più insicurezza. Ricordiamoci che la regolarizzazione non è un tabù, tant’è che le due regolarizzazioni più grosse della storia italiana le ha fatte il centrodestra, prima con la Bossi-Fini e poi durante il governo Berlusconi».
Regolarizzare i lavoratori stranieri è vantaggioso sotto il profilo fiscale, ma non si può negare che il tema dei migranti spacchi la società perché viene assimilato soprattutto al problema della sicurezza.
«Quando gli immigrati vengono regolarizzati si normalizza la loro presenza sul mercato del lavoro. Noi invece stiamo facendo aumentare il lavoro nero producendo irregolarità attraverso le leggi, inclusi i decreti flussi e i Click Day. E’ un danno enorme dal punto di vista della giustizia sociale e anche della concorrenza sleale, perché non è giusto che per fare un determinato lavoro ci sia un irregolare straniero che vende la propria manodopera a minor prezzo. Si tratta di concorrenza sleale per chi paga le tasse lavorando regolarmente. La scelta della regolarizzazione, quindi, va verso il miglioramento, quella della clandestinità verso il peggioramento e ha a che fare col conflitto sociale, perché l’insicurezza lo alimenta. Inoltre, sul conflitto sociale qualcuno ci specula, senza peraltro risolvere i problemi.
Non sono io a dirlo, ma la Banca d’Italia, Confindustria, Confartigianato, Confagricoltura e anche tutte le famiglie che hanno bisogno di badanti. Il paradosso infatti è che se alla fin fine favorisci l’immigrazione irregolare, di fatto favorisci l’ingresso di persone che non sono quelle di cui avresti bisogno. Spesso il Click Day per gli stagionali viene fatto in febbraio perché gli stranieri vadano a lavorare da maggio nei campi, ma sa quando danno gli appuntamenti le questure? In agosto. E’ così che noi produciamo irregolarità. Siamo l’unico paese d’Europa che non finanzia i corsi di italiano per stranieri. Il ministro Piantedosi ha tagliato i fondi destinati ai corsi. Ha tagliato anche i rimborsi per le spese legali e anche per le cure psicologiche. L’aggravante è che non se ne parla e che non lo sanno neanche le forze di opposizione».
Come giudica la presidente Meloni che su Ceuta ha reagito per prima tra i Paesi dell’Ue decidendo per l’Italia la sospensione temporanea della Spagna dallo spazio Schengen, criterio ribadito anche dal ministro degli esteri Tajani che ha aggiunto che l’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale?
«A Ceuta l’altro giorno è avvenuto un evento eccezionale che non ha nulla a che fare con Schengen. La decisione dell’Italia è perciò semplicemente vergognosa, quando peraltro il numero di irregolari che arriva in Italia è superiore a quello della Spagna. Tra l’altro qualcuno ha fatto notare che era stato proprio il governo Sanchez il primo a difendere Giorgia Meloni dagli attacchi di Trump. Giorgia Meloni decidendo di chiudere Schengen alla Spagna ha fatto un autogol gigantesco e ce ne accorgeremo subito. La Spagna ha un andamento dell’economia molto migliore di quello dell’Italia, anche grazie alle politiche di regolarizzazione».
Perché la presidente Meloni ha aperto una crisi diplomatica con Madrid?
«Ha voluto dare in pasto qualcosa alla pubblica opinione. Far vedere che si fa qualcosa contro l’immigrazione, anziché fare qualcosa per l’immigrazione, che sarebbe invece una cosa intelligente. Gioca certamente il fatto che Sanchez appartiene a una famiglia politica all’opposto di quella di Meloni e di altri governi europei».
Il premier socialista Sanchez, tuttavia, si era dichiarato disponibile a una modifica della legge sull’immigrazione.
«Ogni legge è perfettibile, ma questo vale per qualunque argomento, non solo per l’immigrazione. Penso ad esempio ad alcune delle ultime leggi approvate dal nostro Consiglio dei Ministri, spesso hanno dentro principi totalmente incostituzionali che non è possibile mettere in pratica. Ci sono una serie di problemi legati all’immigrazione, ma ci sono anche una serie di soluzioni. Ma se si volesse fare un discorso serio, la prima domanda che uno dovrebbe farsi è “Ma che ci fa una exclave spagnola in Marocco? Non sarebbe ora di restituirla?”. In questo modo si risolverebbe il problema, così come sarebbe ragionevole domandarsi che ci fanno ancora gli inglesi a Gibilterra.
Sono frutti di stagioni storiche precedenti che ora effettivamente non hanno più senso. Il discorso del perché i migranti se ne vogliono andare è rilevante perché, come succede anche da noi in Italia, c’è tutta una quota di gioventù che non vede un futuro restando in patria. E allora emigra. Solo che la nostra gioventù può farlo con il passaporto. Loro no. Noi possiamo partire, nessuno ci può fermare. Se applichiamo la logica che vale per noi, forse anche i marocchini dovrebbero poter partire».
Qual è la sua soluzione per gestire il fenomeno dell’immigrazione irregolare?
«Per diminuire significativamente i flussi irregolari, non c’è altro da fare altro che instaurare degli accordi con i governi da cui provengono i migranti. Bisogna definire quantità e tipo di flussi, anche di carattere qualitativo, per l’immigrazione regolare. Non facendo accordi come si fanno adesso, finanziando le motovedette per “tenerseli lì”, senza farci sapere come. Questo vale anche per il Piano Mattei, che in sé è una cosa buona, ma non è finanziato adeguatamente. Ma se lo fosse sarebbe una cosa buona».































