L’arrivo di migliaia di migranti nell’enclave di Ceuta apre una nuova frattura politica in Europea, con l’Italia che chiude i confini aerei e marittimi con la Spagna
La crisi di Ceuta si estende oltre i piccoli confini dell’enclave spagnola in Africa. Quanto successo nei giorni scorsi, che hanno visto un flusso di circa 60.000 migranti attraversare via terra e via mare i confini del territorio spagnolo passando dal Marocco, ha avuto infatti ripercussioni sui rapporti tra gli Stati Membri dell’Unione Europea, in primis l’Italia. In tal senso, la Premier Giorgia Meloni ha chiesto ieri a gran voce la sospensione della Spagna dall’area Schengen, il sistema che permette il libero spostamento di persone e merci nei territori dell’Unione.
Meloni chiede lo stop a Schengen per la Spagna
Una richiesta a cui sono rapidamente seguiti i fatti, visto che nel pomeriggio Roma ha deciso di chiudere le frontiere con la Spagna, di fatto tirando dritta nella sua decisione nonostante nelle stesse ore fossero arrivate da Bruxelles rassicurazioni circa la crisi e tentativi di frenare le manovre italiane.
Del resto, per la Premier, «le immagini provenienti da Ceuta sono scioccanti e dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione clandestina incontrollata rappresenta una reale minaccia per la sicurezza delle frontiere europee».
L’Italia di Meloni, davanti alle immagini degli attraversamenti a Ceuta, ha dunque deciso di blindarsi e chiudersi anche al netto del fatto che, com’è evidente, le migliaia di migranti entrati nell’enclave spagnolo non verranno immediatamente spostati sul Continente.
La linea italiana trova sostegno in Europa
Il problema, per il Primo ministro Pedro Sánchez, è però che quanto fatto da Roma potrebbe essere solo la prima di una serie di misure simili attuate nel Vecchio continente. La proposta di Meloni è stata infatti rapidamente rilanciata, per il momento solo a parole, da molti.
La Francia, per esempio, ha rafforzato i controlli al confine con la Spagna proprio per evitare eventuali spostamenti nel suo territorio, mentre Finlandia, Danimarca e Austria si sono dette favorevoli a seguire la linea italiana, chiedendo una sospensione di Schengen per Madrid.
«È ovvio che l’UE debba adottare immediatamente tutte le misure necessarie e valutare tutte le opzioni, compresa la sospensione della cooperazione Schengen. L’immigrazione incontrollata rappresenta una minaccia per l’Europa e per la Danimarca», ha detto a tal proposito la Prima ministra danese Matte Frederiksen.
«La Spagna ha completamente fallito nel proteggere il confine esterno dell’area Schengen dalle infiltrazioni. Questa situazione non può continuare. Tutti i paesi europei devono sostenere la proposta del Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni», è stato invece il commento del ministro dell’Interno finlandese Mari Rantanen. Un moto almeno in parte collettivo che però non ha avuto la benedizione delle autorità europee.
Bruxelles frena sulla sospensione di Schengen
Ursula von der Leyen ha infatti commentato ieri la vicenda di Ceuta dicendo che non si può «permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole», affrettandosi però a ribadire che al momento non c’è nessun pericolo di ondata e che quanto sostenuto dalla Meloni, almeno allo stato attuale delle cose, non sarà necessario.
I controlli ad hoc che verranno fatti sul campo, uniti al fatto che circa metà di chi è entrato nell’enclave spagnola è tornato ieri oltreconfine, la crisi, per il momento, è sotto controllo.
In tal senso, l’Unione ha confermato che è scesa in campo anche l’agenzia europea preposta alla gestione di crisi di questo tipo, Frontex, che aiuterà Madrid a mantenere il controllo su quanto sta succedendo dall’altra parte del Mediterraneo.
Nonostante le rassicurazioni e gli aiuti che arrivano da Bruxelles, e in parte anche da Francia e Regno Unito, non c’è dubbio che al momento Pedro Sánchez si senta accerchiato.
Metà dell’Unione e praticamente tutta la destra europea si è del resto schierata con Meloni o comunque in un modo o nell’altro contro Madrid. Così come Donald Trump, il quale non ha perso tempo a criticare quanto successo dando la colpa alle politiche «di estrema sinistra» del Primo ministro spagnolo. Oltre alla crisi umanitaria e securitaria, dunque, il Premier dovrà ora gestire anche la complessa e a tratti ostile risposta degli alleati europei. Un compito decisamente non facile.
Trump attacca le politiche di Madrid
Una piccola consolazione per Madrid è che, almeno per il momento, la gestione dell’emergenza sul terreno sembra aver rallentato gli arrivi e invertito il trend degli ultimi giorni, grazie anche alle azioni poste in essere dai marocchini per disperdere i migranti oltreconfine.
Anche al netto di questa piccola vittoria, però, sarà molto difficile per Sánchez gestire la frattura politica apertasi nel cuore dell’Europa. E, soprattutto, smarcarsi dall’assedio delle destre di tutto il continente.





























