24 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

23 Lug, 2026

Stretta sui minori, Meloni cambia le regole: imputabili dai 14 anni salvo prova contraria

Il Consiglio dei ministri approva la modifica dell’articolo 98 del Codice penale: minori imputabili dai 14 anni, Non sarà più il giudice ad accertare sempre la capacità di intendere e di volere. Nordio: «Invertito l’onere della prova». Le opposizioni attaccano


Il governo cambia le regole sull’imputabilità dei minorenni. Con il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri, per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni la capacità di intendere e di volere sarà presunta fino a prova contraria. Non sarà più il giudice a doverla accertare caso per caso: sarà la difesa a dover dimostrare l’eventuale incapacità del minore.

La norma, che modifica l’articolo 98 del Codice penale, dovrà ora essere approvata dal Parlamento prima di entrare in vigore.

Cosa cambia

Finora, per ogni procedimento a carico di un minorenne tra i 14 e i 18 anni, il giudice era tenuto a verificare se il ragazzo fosse capace di intendere e di volere al momento del reato.

Con la riforma, invece, questa capacità viene presunta. Si tratta, come ha precisato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, di una «presunzione relativa», che può essere superata con una prova contraria.

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«Non si abbassa l’età dell’imputabilità, che resta fissata a 14 anni, né vengono aumentate le pene», ha spiegato il Guardasigilli. «Si inverte semplicemente l’onere della prova», con l’obiettivo di facilitare le indagini e rendere più rapido l’accertamento della responsabilità.

Meloni: «Chi sbaglia deve rispondere»

In un videomessaggio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso il provvedimento. «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne», ha detto Meloni. «Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni».

La premier ha ricordato anche le misure già introdotte dal governo, dall’arresto dei minorenni sorpresi con un’arma all’inasprimento delle sanzioni per i danneggiamenti di gruppo, sostenendo che «la fermezza senza alternative non basta, ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema».

Nordio: «È il tassello finale»

Secondo il ministro della Giustizia, il disegno di legge completa il percorso avviato con il decreto Caivano per contrastare la criminalità minorile.

«È il tassello finale di una serie di interventi adottati in seguito all’aumento della delinquenza minorile», ha spiegato Nordio, ribadendo che la nuova disciplina non modifica l’età della responsabilità penale ma rende diversa la procedura per accertarla.

Le critiche dell’opposizione

Il provvedimento ha provocato la reazione delle opposizioni. Per il responsabile Sicurezza del Partito Democratico, Matteo Mauri, il governo «criminalizza un’intera generazione» scegliendo «la propaganda e la repressione invece di affrontare le vere cause del disagio giovanile».

La capogruppo dem alla Camera Chiara Braga ha accusato l’esecutivo di essere «forte con i deboli», mentre Angelo Bonelli (Avs) ha parlato di «deriva autoritaria» e di un fallimento delle politiche del governo sulla sicurezza.

L’allarme di Save the Children

Critica anche Save the Children, secondo cui la violenza giovanile «non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti». L’organizzazione avverte che considerare normalmente imputabili i minori sopra i 14 anni rischia di trasmettere «il messaggio che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti».

L’associazione ricorda inoltre che le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni sono diminuite negli ultimi vent’anni: dalle 256 del 2004 alle 60 registrate nel 2024.

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