Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, in dialogo con l’Altravoce, commenta la proposta della Lega sulla legittima difesa. Il suo giudizio è netto: non sta né in cielo né in terra
Rivedere le norme sull’onda dell’emotività e della cronaca non è una buona idea. Anzi, si rischia di intaccare princìpi cardine della democrazia liberale e dello Stato di diritto. Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia e senatore di Forza Italia, ne è convinto anche a proposito della revisione della norma sulla legittima difesa proposta dalla Lega.
La Lega propone di rettificare quella norma così: “È lecita qualunque reazione nell’immediatezza di un’aggressione armata indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta”. Questa norma, ci consenta di dire, prefigura un ritorno allo stato di natura.
«Chi ha confezionato la norma si è fatto prendere la mano dall’empatia nei confronti del gioielliere Roggero, per le drammatiche vicende che ha vissuto. Capisco e condivido l’afflato. Ciò detto, questa norma non sta né in cielo né in terra. È una innovazione che sconvolge il sistema penale, eliminando la “barriera strutturale” delle cause di giustificazione, vale a dire le situazioni eccezionali che, sole, possono legittimare che un grave fatto illecito possa essere invece qualificato come lecito: si chiamano “cause di giustificazione” o “scriminanti” proprio per questa caratteristica. Se nella norma sulla legittima difesa noi eliminiamo le specifiche condizioni di eccezionalità, cioè l’attualità del pericolo e la proporzionalità della reazione rispetto all’offesa, trasformiamo, inammissibilmente, un fatto illecito in uno lecito. È un grave attentato alla struttura e coerenza del sistema penale, per dirla con Nuvolone, e dello stesso Stato di diritto».
Come si regoleranno i conti, da qui alle elezioni, con una Lega e una premiership preocuppati di non essere scavalcati a destra da Vannacci?
«Non so se la proposta sulla legittima difesa derivi da una rincorsa nei confronti dell’ex leghista generale Vannacci. Dico però che, quando si insegue, si fa sempre un favore all’inseguito. È una vecchia regola della politica. Noi di Forza Italia non abbiamo mai inseguito, come ci ha insegnato Berlusconi; al più, siamo stati malamente imitati, mantenendoci sempre saldamente avvinghiati a principi solidi e valori irrinunciabili: diritto di difesa, personalità della responsabilità presunzione di non colpevolezza, giusto processo, pena anche rieducativa. Non c’è nessuna campagna elettorale e nessun Vannacci che possano farci cambiare idea su queste cose».
Nel decreto sicurezza c’è la norma, sostenuta dalla premier, che esclude il risarcimento per chi commette alcuni reati e subisce danni dalla reazione.
«È una modifica dell’articolo 185 del codice penale: in caso di reati gravi, come il sequestro di persona, la violenza sessuale, la rapina ed altri, se la reazione è conseguenza di questi reati, il risarcimento per i suoi effetti va escluso. Questa è, secondo me, una norma di grande civiltà e ricognitiva, in concreto, della necessità che l’autore di un crimine grave debba essere consapevole, prima di scegliere il male, che, se dalla reazione subisse dei danni, quei danni non gli saranno risarciti. Ripeto, è una norma di civiltà».
Non è piuttosto un cedimento al senso comune, come se chi commette reati gravi perdesse la tutela della legge? Non è cioè una norma incostituzionale, che fa perdere al reo lo status di cittadino?
«Decidere che chi entra in un’abitazione con una pistola, magari pronto al suo uso, debba sapere che non potrà essere risarcito a causa della reazione della vittima è una scelta da un lato coraggiosa; dall’altro, crea le condizioni di dissuadere comunque dalla commissione del crimine. Il diritto penale, come sostengo da anni, deve svolgere anche un fondamentale ruolo di prevenzione, non soltanto di giusta repressione. Lo so, c’è chi pensa che più reati, più pene ci sono, meglio è: una tesi che noi di Forza Italia non condividiamo da sempre, sostenendo che la certezza della pena debba accompagnarsi alle garanzie nel processo e all’attivazione di meccanismi di prevenzione e, poi, di verificata resipiscenza. Il panpenalismo è un analgesico a corto raggio. C’è poi un precedente nel nostro ordinamento…».
Quale?
«Il principio del danno sintonizzato alla condotta illecita del presunto creditore non è nuovo. L’articolo 1227 del Codice Civile si occupa proprio del concorso del creditore nell’avere procurato o aggravato il danno nei confronti del debitore. Se il creditore, colposamente, contribuisce ad accrescere il danno nei confronti del debitore, il risarcimento del danno è diminuito in ragione di questa condotta. La nostra norma, sullo stesso chassis, applica il principio a fatti dolosi molto più gravi. Se hai dato causa, con la tua condotta criminale, ad una reazione lesiva, devi sapere che, per questa scelta scellerata, non sarai risarcito: una sorta di “rischio colpevole”. È un principio logico, giusto, già presente nel nostro ordinamento. Per questo Forza Italia ha chiesto di introdurre un emendamento sulla negazione del risarcimento del danno da reazione difensiva ai criminali nel decreto legge 100/2026 sulla giustizia. Quella che è una norma nel disegno di legge sicurezza entrerebbe subito in vigore. È un’iniziativa di Stefania Craxi ed Enrico Costa che, a titolo personale, condivido».
La legislatura si chiude con un referendum perso e poco altro. Il procuratore nazionale antimafia chiede alla maggioranza di azzerare una delle poche riforme fatte, quella che limita l’uso delle intercettazioni a strascico.
«Noi siamo contrari. Gli emendamenti in questione vorrebbero tornare indietro, alla legge Bonafede che il Parlamento ha cancellato tre anni fa, su iniziativa di Forza Italia, impedendo le intercettazioni “a strascico”. Il tutto senza una discussione all’interno della coalizione. Non va bene nel metodo e nel merito. Vorrei però aggiungere che un’iniziativa di un procuratore della Repubblica (è stato il procuratore Giovanni Melillo ad “inventarsi” questo inaccettabile passo indietro) non può diventare abrogativa della discussione in Parlamento. Il 101 della Costituzione scolpisce che è il Parlamento che scrive le leggi e i magistrati le applicano. Non vorrei che qualcuno avesse invertito il senso del dettato costituzionale».
Gli emendamenti che, di fatto, ripristinano la legge Bonafede sono però stati presentati da Fratelli d’Italia. Inoltre, c’è il rischio che salti la norma sul collegio di tre giudici chiamati a valutare i provvedimenti di custodia cautelare. Non c’è la necessità di un chiarimento all’interno della maggioranza sulla linea da tenere sulla giustizia e su cos’è il garantismo?
«Per quanto riguarda il tribunale collegiale sono molto ottimista. Se non lo si è ancora introdotto è perché il nostro dipartimento non aveva i programmi informatici pronti. A novembre saremo pronti a far entrare in vigore questa importante normativa. Per il resto, non è vero che non ci sono riforme: c’è la prescrizione, il sequestro degli smartphone affidato al giudice e non più al pm…»
Anche su quest’ultima norma il procuratore antimafia si è opposto e ha trovato sponda in parte della maggioranza.
«È passata in un ramo del Parlamento. Il cuore di quel provvedimento è che deve essere il giudice a stabilire sia se sequestrare gli smartphone, sia l’utillizzabilità del materiale che viene raccolto. E ci sono tanti altri provvedimenti incardinati. Poi, chissà, quello che non vedrà la luce in questa legislatura potrà vederla nella prossima».
La Lega ha raccolto in pochi giorni 120mila domande di grazia per il gioielliere. Voi di Forza Italia vi associate a questa battaglia?
«È evidente che una grazia chiesta un giorno dopo la sentenza di condanna suona come un quarto grado di giudizio, un rimedio all’esito di un accertamento giudiziario. La grazia non è un procedimento giurisdizionale, ma amministrativo. Non deve debellare la sentenza, ma ha la sentenza come proprio presupposto. È un percorso che non è caratterizzato dalla rapidità del gesto, ma, al contrario, dalla profonda riflessione sulla meritevolezza del provvedimento. Bisogna evitare di pensare la grazia come una revisione capace di sovvertire il giudicato. E poi lasciamo fare al Presidente della Repubblica».
Da liberale, è preoccupato per il destino del garantismo nel nostro paese?
«Io sono costantemente, quotidianamente, preoccupato per il destino del garantismo. E per questo mi batto per difendere determinati principi. Il garantismo è tensione verso il garantismo: bisogna sempre stare attenti ed evitare colpe da omessa vigilanza. La qualità di una norma spesso dipende da una parola, un inciso, addirittura da una virgola. Ci vogliono competenza e attenzione per essere sicuri che i principi incisi nella Costituzione siano rispettati. Il compito di Forza Italia è proprio questo: vigilare perché quei principi siano rispettati».































