Keir Starmer ha formalizzato le dimissioni davanti a re Carlo III. Il nuovo leader laburista Andy Burnham entra a Downing Street promettendo un piano decennale, misure immediate contro il caro vita e continuità nel sostegno britannico all’Ucraina
Andy Burnham è il nuovo primo ministro britannico. Keir Starmer ha formalizzato le dimissioni nelle mani di re Carlo III a Buckingham Palace. Poi, il sovrano ha ricevuto il nuovo leader del Partito laburista e gli ha affidato l’incarico di formare il governo. Il tradizionale rito del «bacio della mano», che dà il nome alla cerimonia, non prevede più da tempo un vero atto di omaggio al re.
Nel suo primo discorso davanti al numero 10 di Downing Street, Burnham ha promesso di restituire stabilità al Regno Unito dopo anni di crisi politiche e avvicendamenti al vertice.
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«La Gran Bretagna deve mostrare al mondo che può ritrovare la sua stabilità: è questa la sfida che abbiamo davanti», ha detto davanti alla folla. E davanti ai suoi familiari, alleati, funzionari ed esponenti laburisti.
«Dobbiamo fare meglio di quanto è stato fatto negli ultimi anni e lo faremo», ha aggiunto, assicurando di avere un piano di lungo periodo per cambiare il Paese nei prossimi dieci anni e rendere «più sostenibili» le condizioni di chi si trova più in difficoltà.
Il nuovo modello economico
Burnham ha evocato un nuovo «modello economico» per il Regno Unito, insistendo sulla necessità di una svolta nella politica interna e sul decentramento dei poteri. Dopo decenni di ricette neoliberali, ha detto, «la politica è stata centralizzata e l’economia privatizzata» in misura eccessiva. Il nuovo premier ha parlato di «speranza», «unità», «positività» e di una «comune determinazione» a cambiare il Paese. Con un ‘ma’. Burnham eredita un Paese abituato al cambio della guardia.
Ha ribadito quindi la necessità di rispettare i vincoli di bilancio e le regole fiscali, riportando sotto controllo i costi del welfare in modo «equo e sostenibile». E da vero Re del Nord, ha promesso di investire «nel successo» di chi tutti quelli rimasti indietro, «invece di pagare per il loro abbandono». Ha inoltre annunciato investimenti nella difesa, un maggiore controllo pubblico sui servizi essenziali e nuove misure contro la piaga dei senzatetto. Ha promesso molto.
Il settimo premier dal 2016
Il nuovo capo del governo ha detto di essere «acutamente consapevole» di essere il settimo primo ministro britannico dal 2016. «Presenterò un piano di dieci anni» per il cambiamento del Paese, ha assicurato, promettendo però anche misure «tangibili» e immediate, «a partire da domani», per «dare ossigeno» e sostenere chi non riesce più a far fronte al costo della vita.
Tra i progetti già annunciati c’è la creazione di una succursale di Number 10 nel nord dell’Inghilterra, «Downing Street Nord», con l’obiettivo di rilanciare il decentramento e la devolution. Burnham ha detto anche di voler recuperare almeno in parte il progetto dell’alta velocità ferroviaria fra Birmingham e Manchester, cancellato dal governo Starmer per ragioni di costo.
Il sostegno all’Ucraina
Nel discorso d’insediamento, dominato dalle promesse di svolta economica e interna, il nuovo primo ministro ha lasciato sullo sfondo la politica estera. Che è stato come voltare le spalle all’ombra di Starmer. Lo stesso, Burnham ha assicurato che il Regno Unito continuerà a garantire il «pieno sostegno» all’Ucraina nella guerra contro la Russia.
Chiamerà, ha detto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e anche il presidente americano Donald Trump.
«Farò sapere chiaramente a Zelensky che non ci saranno cambiamenti». Londra, insomma, resterà al fianco di Kiev «esattamente come lo è stato Keir Starmer».
Burnham entra a Downing Street
Burnham si è presentato davanti a Downing Street sorridente, emozionato, con Marie-France van Heel al suo fianco, la moglie di origine olandese conosciuta durante gli studi universitari a Cambridge. Gesti e tono più empatici rispetto all’ingessato predecessore. Il nuovo premier ha parlato con l’accento del nord dell’Inghilterra, poi ha varcato il portoncino nero del numero 10, sulla cui buca delle lettere compare ancora l’antico titolo di «First Lord of the Treasury».
Prima di entrare nella residenza ufficiale ha abbracciato amici e alleati, molti arrivati a Londra dal nord dell’Inghilterra. Fra loro anche il sindaco di Liverpool Steve Rotheram, esponente storico della sinistra laburista e coautore con Burnham di un libro dedicato a un nuovo modello politico ed economico per il nord del Regno Unito.
L’addio di Starmer
Voltiamo pagina. Poche ore prima, Keir Starmer ha rivendicato i risultati raggiunti dal suo governo nel discorso d’addio pronunciato davanti a Downing Street. «Il mio lavoro è stato fatto, lascio un Paese più forte e più equo di due anni fa», ha detto prima di recarsi a Buckingham Palace per formalizzare le dimissioni. Starmer ha assicurato il suo «pieno sostegno ad Andy Burnham».
«Me ne vado con buona grazia, con il sorriso sul volto e orgoglioso di quanto abbiamo fatto», ha concluso.
L’ex premier è uscito dal numero 10 mano nella mano con la moglie Victoria, sorridente nonostante qualche momento di commozione nella voce. Davanti a un più esiguo gruppo di collaboratori, amici, parenti e giornalisti, ha ricordato di aver risollevato il Partito laburista in sei anni di leadership dopo la «disastrosa» sconfitta elettorale del 2019. Starmer ha difeso ancora una volta i suo due anni al governo, difendendo la reputazione internazionale che, a suo giudizio, il Regno Unito ha recuperato sotto la sua guida.
Ha citato il sostegno all’Ucraina e la certezza che «la nostra grande nazione» continuerà a stare al fianco di Kiev.
Sul fronte interno ha parlato di un’economia tornata a crescere e ha invocato l’unità come condizione necessaria per completare il rilancio del Paese, garantire maggiore giustizia sociale e più opportunità.
«La politica sarà sempre uno sport di squadra. Ringrazio il popolo britannico per l’opportunità che mi ha dato di servirlo», ha concluso, definendo l’incarico «il più grande onore della mia vita» e parlando della «fine del mio viaggio da primo ministro».
Il quarto premier di re Carlo
Per il 77enne re Carlo III quello di Burnham è il quarto insediamento di un primo ministro in appena quattro anni di regno.
Alla morte della regina Elisabetta II, nel settembre 2022, il sovrano aveva ereditato come prima capo del governo Liz Truss, la premier più effimera della storia moderna britannica, costretta a dimettersi dopo meno di cinquanta giorni a causa delle conseguenze della sua manovra economica.
Carlo ha poi affidato l’incarico a Rishi Sunak, sempre nel 2022, e successivamente a Starmer, dopo la vittoria laburista alle elezioni del 2024. Ora è il turno di Burnham. Il 56enne nuovo premier è un veterano della politica britannica ed è stato ministro nel governo di Gordon Brown quasi vent’anni fa.
Con l’uscita di scena di Starmer sono nove gli ex primi ministri britannici ancora in vita. Il più anziano è John Major, successore di Margaret Thatcher.
Gli auguri di Meloni
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è congratulata con il nuovo premier. «Congratulazioni e auguri di buon lavoro al nuovo primo ministro Andy Burnham. Italia e Regno Unito sono legati da una profonda amicizia e da una collaborazione che, negli anni, si è fatta sempre più solida», ha scritto sui social.
Meloni ha ricordato il lavoro congiunto fra Roma e Londra «su dossier fondamentali», dalla gestione dei flussi migratori alle principali crisi internazionali. «Sono certa che continueremo su questa strada, rafforzando il nostro partenariato strategico nell’interesse delle nostre nazioni e dei nostri cittadini», ha aggiunto.
La premier ha rivolto «un sincero ringraziamento» a Starmer per il lavoro svolto e per il contributo dato al rafforzamento dei rapporti fra Italia e Regno Unito. E si va avanti.
Il padre malato di Alzheimer
Nel giorno del suo insediamento, Burnham ha raccontato anche un aspetto doloroso della propria storia familiare. In un’intervista al Times ha rivelato che suo padre Roy, 86 anni, ex tecnico telefonico e storico militante del Labour, vive in una casa di cura nel nord dell’Inghilterra ed è affetto da Alzheimer in fase avanzata. Non sa che suo figlio è diventato primo ministro. Burnham, che ha perso la madre alcuni anni fa, ha raccontato di aver visitato il padre domenica insieme ai figli.
«È triste che non sappia nulla, perché ne sarebbe fiero», ha detto. «Io lo considero un risultato che è anche suo, un risultato di tutta la famiglia, anche se lui non lo sa».
Larry, l’unica certezza di Downing Street
Ad attendere Burnham davanti al numero 10 c’era anche Larry, il gatto di Downing Street, ormai diciannovenne. Il felino, acchiappa-topi ufficiale della residenza del primo ministro dal 2011, è stato ancora una volta uno dei protagonisti più fotografati del cambio della guardia.
Larry ha assistito al passaggio di consegne con il consueto distacco. Nei suoi quindici anni di servizio ha visto passare cinque primi ministri conservatori.
David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak – e due laburisti, Starmer e ora Burnham. Il gato continua a esercitare il proprio ruolo. Soprattutto dopo il ritiro di Palmerston, micio con incarico analogo al Foreign Office. Purtroppo Palmerston, dopo essere stato mandato in pensione alle Bermuda nel 2020, è morto nel febbraio scorso.






























