L’elezione di Abelardo de La Espriella segna una svolta storica in Colombia con la sconfitta decisiva della sinistra vicina al castro-chavismo
Il Tigre ha vinto. Abelardo de La Espriella, candidato indipendente di destra, ha superato di misura l’uomo del governo uscente, il marxista Ivan Cepeda. Una vera rivoluzione per la Colombia, la geopolitica americana e la sicurezza globale. Il Tigre, questo il soprannome del nuovo presidente, è un outsider, avvocato e ricco imprenditore con cittadinanza italiana. De La Espriella ha guadagnato la leadership di destra, superando o respingendo tutti i partiti tradizionali, poi ha sconfitto l’apparato del governo dal presidente Gustavo Petro e dalla sinistra radicale, vincendo contro ogni immaginabile previsione.
La campagna elettorale del “Tigre”
Il Tigre ha realizzato una campagna elettorale che resterà nella storia del marketing. Ha costruito una incredibile narrazione basata su canzoni diventate vere e proprie hit, sull’utilizzo massiccio dei social e dell’AI, sulla mobilitazione popolare attraverso i simboli identitari del paese. L’icona del Tigre dominava in vignette, film con AI, fino all’adozione da parte di star come Shakira, Carlos Vives e Juanes.
Il consenso è diventato massiccio nel ceto medio, nel mondo rurale, nell’impresa privata, tutti settori importanti in Colombia come in nessun altro paese latino. In alcune regioni, Antioquia, Santander, Norte de Santander e l’area del caffè, dove il mito dell’imprenditore agricolo o industriale è pressocché dominante in ogni strato sociale, ha ottenuto un consenso plebiscitario.
Programma politico e fratture interne
La sua forza però sono state le posizioni nette. Il neopresidente ha denunciato il disastro della salute pubblica e la politicizzazione estrema delle istituzioni scolastiche, trovando un certo consenso, ma questi temi non sono stato decisivi. Neppure ha vinto sulla proposta di uno stato minimo e ridotto, che invece ha mobilitato a favore di Cepeda centinaia di migliaia di dipendenti e soprattutto di contrattisti a tempo, una figura diffusa in questi sistemi.
Al contrario, la sequenza impressionante di scandali di corruzione che ha colpito il governo Petro ha indebolito il suo candidato, ma non ha ridotto la base del Pacto Historico, il suo partito movimento. Questo conta su un radicamento potente tra forze sindacali, nell’establishment accademico-mediatico, nelle aree dove è tradizionalmente pesante il voto condizionato dagli apparati statali e, non dimentichiamolo, dove comanda la guerriglia.
Il nodo della violenza e del narcotraffico
Il successo si è determinato proprio su questo, sulla decennale frattura storica della Colombia: la violenza, la droga, i principi di fondo. Petro ha lanciato la Paz Total, ma ha sempre negoziato con narcoguerriglie e cartelli, accettando di non aggredire le piantagioni di cocaina, oramai forse il 90% della produzione mondiale; ha conservato, fino a quando gli è stato possibile la solidarietà strategica con i regimi di Caracas e Cuba, mentre i massacri si sono moltiplicati e così le accuse verso di lui per connivenza o conclusione.
Invece El Tigre ha interpretato la volontà di una parte del paese di farla finita una volta per tutte con i gruppi armati e la droga, che ne hanno tragicamente condizionato la storia. La sua promessa di guerra intransigente verso i narcotrafficanti, politici e criminali, così come l’ostilità verso il castro-chavismo, hanno compattato una parte del paese da sempre su questa linea.
Dopo il voto: governo e tensioni politiche
Come può andare a fine, certo non è scritto e le prossime settimane saranno di fuoco. De La Espriella si insedia il 7 agosto, dovrà costruire una maggioranza nelle camere, formare un governo, contrastare le contestazioni di Petro, che non accetta la sconfitta. Il voto però ha un significato strategico per l’America: il vincitore è alleato di Trump e soprattutto di Marco Rubio, proprio sul terreno della lotta senza mediazioni contro narcotraffico, guerriglie, emigrazione illegale e regimi marxisti.
Inoltre, è un nodo strategico per il Venezuela, dove è arrivata l’inviata di Trump, l’ex deputata in esilio Dinorah Figueroa, per negoziare la transizione. Per non parlare di Cuba, perde l’ultimo sostegno che aveva nei Caraibi: un paese, la Colombia, dove Castro aveva pesato come in pochi altri, come interlocutore, organizzato e sostenitore, di guerriglie e gruppi politici.
Impatto geopolitico globale
Il voto della Colombia potrebbe rappresentare davvero il colpo finale al castro-chavismo e a questa esperienza di un progetto marxista-autoritario o populista sopravvissuto alla fine della Guerra fredda. Inoltre, potrebbe ridare fiato alla sinistra socialdemocratica che era stata, ad esempio in Venezuela, proprio il primo obiettivo della sinistra autoritaria. La vittoria del Tigre è poi un risultato di portata globale. Innanzitutto, perché conferma lo sviluppo di una destra liberale, conservatrice o liberista, con un profilo politico culturale variegato, ma convergente su una idea occidentalista e un pensiero forte identitario.
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In Europa questa esperienza è sostanzialmente assente o marginale, tranne forte in Spagna e pochi altri paesi. In secondo luogo, ma altrettanto importante: la cocaina è una realtà sociale, ma anche un potere concreto e brutale, in Europa e nel mondo, come in America. Se l’esperimento del Tigre riesce davvero ad assestargli un colpo, o un colpo mortale, le sue conseguenze arriveranno inevitabilmente anche nell’ultimo paesino del nostro continente.































