A 41 anni, Alex Schwazer riceve una nuova contestazione per doping da eritropoietina dopo i campionati tedeschi di marcia. Il marciatore respinge l’accusa, ma annuncia che non combatterà un’altra battaglia: «Non ho più fiducia in questo sistema»
Sono innocente, ma adesso basta. Ai marciatori può succedere, Alex Schwazer non ce la fa più. Non a gareggiare, a difendersi. A 41 anni è arrivata la terza accusa di doping della sua carriera, stavolta dalla Germania, dove l’agenzia nazionale antidoping ha avviato un procedimento nei confronti del marciatore azzurro: durante i campionati tedeschi di marcia su strada, i controlli avrebbero rilevato tracce di eritropoietina “sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue”. Il procedimento comprende la sospensione cautelare.
«Non ho più fiducia in questo sistema»
Tutto troppo pesante per Schwazer, che a poche ore dalla notizia ci mette la faccia, protesta la sua innocenza ma dichiara anche che la terza accusa di doping nella sua carriera sportiva sarà anche l’ultima: “Non ho più fiducia in questo sistema, chiudo qui”. Il marciatore, in una conferenza stampa convocata a Bolzano, è intervenuto in collegamento: “Ho ricevuto stamattina questa contestazione di positività all’eritropoietina: non ho preso nulla, sono innocente ma non mi difenderò, a 41 anni non ne ho più la forza”.
L’oro di Pechino e la caduta
Non c’è pace per un campione olimpico che, in carriera, è finito in prima pagina molte più volte per questioni legate al doping che non per vicende più strettamente sportive. Era esploso a Pechino, nel 2008: oro e miglior prestazione olimpica nella 50 chilometri di marcia. E tutta l’Italia si era innamorata di questo ragazzo di 22 anni di Vipiteno, al punto di “perdonargli” il suo accento spiccatamente tedesco, comune del resto a tanti atleti altoatesini vincenti in tanti sport, tennis compreso.
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La positività del 2012
Poco dopo Schwazer aveva preso brutte abitudini, come avrebbe ammesso egli stesso anni dopo: alla vigilia dei Giochi di Londra, il 6 agosto 2012, viene annunciata la sua positività all’eritropoietina. Il Coni lo esclude dalla squadra, i Carabinieri lo sospendono dal servizio. Nell’aprile 2013 sarà squalificato per tre anni e mezzo, poi con la Procura di Bolzano patteggia per una pena di otto mesi e una multa. Ci andrà di mezzo anche Carolina Kostner, che era la sua fidanzata e viene accusata di aver negato la sua presenza in casa all’arrivo di un controllo a sorpresa. Fra le lacrime Schwazer ammetterà la sua colpevolezza, raccontando nel dettaglio la spirale di depressione e malessere che l’aveva portato all’Epo.
Il caso Rio e l’archiviazione
Sandro Donati, allenatore di atletica di punta della Fidal fra gli anni Settanta e Ottanta, accetta poi di seguirlo, anche considerato l’aperto pentimento: obiettivo i Giochi di Rio de Janeiro. Ma niente: poco prima dell’Olimpiade, a giugno 2016, arriva la notizia di un’altra positività, stavolta la sostanza incriminata è il testosterone. Alex, con Donati, respinge le accuse giudicandole “false e mostruose”. Ma la Federazione internazionale di atletica lo sospende. Niente Olimpiade e un nuovo calvario, fra tribunali sportivi e penali, il cui ultimo atto sarà un’archiviazione del Tribunale di Bolzano, nel 2021, per “non aver commesso il fatto”. La squalifica però non viene revocata: Schwazer sconta otto anni, fino al 2024. L’Agenzia mondiale per l’antidoping viene accusata dall’atleta e dal suo staff di aver manipolato i risultati:
“Con Alex la Wada ha manifestato il peggio – ha detto Donati in una recentissima intervista – Era una grande conquista: portare un atleta dal doping ad uno sport pulito. La manipolazione della sua urina è un atto di una gravità immane”.
Il ritorno e la terza accusa
A luglio 2024 il secondo ritorno. E ieri la terza accusa di doping. Donati stesso è intervenuto nella conferenza stampa di Bolzano: “Ho allenato Alex fino al 2016 e sono sempre rimasto in buoni rapporti con lui. L’ho implorato di non tornare alle gare, perché temevo gli succedesse qualcosa di brutto. Ho un terzo campione di urina della sua gara in Germania, spero che nell’ottica della ricerca della verità lo si voglia esaminare”. Anche il legale di Schwazer, Gerhard Brandstaetter, interviene con decisione: “Siamo sicuri che Alex sia innocente”.
La scelta di chiudere
Ma è Schwazer che non ce la fa più, ed è lui a chiudere la questione: “Possono fare quello che vogliono, tanto lo fanno comunque. Non ho più fiducia in questo sistema. Non voglio più mettere a rischio la mia vita, da uomo e da padre: dopo Rio ho vissuto situazioni molto snervanti che non voglio più rivivere”.
Il dubbio sul sistema
Sembra strano che, con la fama e le squalifiche che lo precedono, Schwazer si sia presentato ai campionati tedeschi dopato di Epo (sostanza che ormai non si usa più), facendo oltretutto un tempo eccezionale alla maratona di marcia, e sperando di farla franca. E se invece il mondo dell’atletica ce l’avesse con lui? Fu il primo atleta di livello che abbia raccontato chi e cosa lo aveva portato a doparsi, dimostrando anche incongruenze nel sistema di localizzazione che permette agli organismi antidoping di reperire gli atleti. E c’è chi pensa che nel mirino ci sia proprio la marcia, disciplina che rischia di essere tolta dal programma olimpico dopo il 2028.






























