22 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Giu, 2026

Malagò prende la Figc dopo il flop mondiale: «Uniti per fare grande l’Italia»

L’ex presidente del Coni ha battuto Giancarlo Abete nell’assemblea federale chiamata a scegliere la nuova guida del calcio italiano dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali 2026: «Da solo non posso fare nulla, ma con voi posso fare tutto»


Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. L’ex presidente del Coni è stato eletto dall’assemblea federale con il 68,58 per cento dei voti e prende la guida del calcio italiano dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate in seguito alla mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali 2026.

Malagò ha ottenuto 343,084 preferenze, contro le 145,036 di Giancarlo Abete, pari al 29,17 per cento. Le schede bianche sono state 11,72, il 2,25 per cento.

«È veramente molto profondo ed emozionante questo senso di responsabilità. Da solo non posso fare nulla, ma con voi posso fare tutto», ha detto Malagò subito dopo l’elezione, rivolgendosi all’assemblea.

L’elezione

La Figc riparte da Malagò dopo una delle crisi più pesanti del calcio italiano. A sfidare l’ex numero uno del Coni c’era Giancarlo Abete, già presidente federale dal 2007 al 2014 e oggi alla guida della Lega Nazionale Dilettanti.

Malagò arrivava al voto con il sostegno decisivo della Serie A e con una candidatura costruita come tentativo di discontinuità rispetto alla gestione precedente. La Lega Serie A aveva indicato il suo nome già ad aprile, con l’appoggio di 18 club su 20.

Nel suo intervento da candidato aveva insistito sull’unità del sistema calcio. «Si perde tutti insieme e, se si vince, si vince tutti insieme. Altrimenti non riusciamo ad andare da nessuna parte», aveva detto, promettendo di far sentire tutte le componenti «orgogliose di andare verso questa nuova epoca del calcio italiano».

«Fare grande l’Italia»

Malagò ha presentato la propria candidatura come una sfida di responsabilità più che di potere. «Ho cercato sempre e solo uno scopo: fare grande l’Italia», ha detto, ripercorrendo le esperienze alla guida del Circolo Aniene, del Coni e della Fondazione Milano-Cortina 2026.

Il messaggio politico è chiaro: l’ex presidente del Coni chiede al calcio italiano di riconoscergli la capacità di guidare sistemi complessi. «Penso che in qualche modo chi mi appoggia pensa che quello che sono riuscito a fare si possa ripetere con la Federcalcio», ha spiegato. Poi ha aggiunto: «Non sono un papa nero, io mi sento figlio, fratello e padre di ognuno di voi».

La sfida della Nazionale

Il primo dossier resta la Nazionale. La nuova presidenza nasce dopo l’ennesima mancata qualificazione mondiale, la terza esclusione dell’Italia dalla fase finale di un Mondiale in pochi anni. È la ferita che ha travolto Gravina e che ora Malagò dovrà provare a chiudere.

Nei giorni precedenti al voto, Malagò aveva spiegato che la credibilità del calcio italiano si ricostruisce attraverso i risultati sportivi, indicando tra le priorità l’Under 21, la Nations League e la Nazionale femminile.

Una sfida complicatissima

Malagò ha definito la presidenza Figc «una sfida complicatissima». Ha ricordato che la legislatura sportiva dura ancora due anni e mezzo e che resta poco più di un anno di legislatura politica, con la quale sarà necessario ricucire i rapporti «nell’interesse reciproco perché non sono parti contrapposte».

Il riferimento è al rapporto tra calcio, governo e istituzioni, un nodo centrale per riforme, impianti, sostenibilità economica e governance. «Quando ci sono state posizioni diverse con il Coni ho sempre dimostrato che con la schiena dritta si ottiene molto di più che apparentemente risultare disponibile», ha detto.

La nuova epoca del calcio italiano

Nel suo discorso Malagò ha insistito sulla necessità di guardare avanti senza restare prigionieri della nostalgia. «Le nostre radici non devono essere un peso che quasi ci soffoca e ci fa ricordare cosa eravamo prima ed i giocatori che c’erano, ma farle diventare uno stimolo per guardare il futuro, una nuova stagione, umile ma ambiziosa», ha affermato.

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