22 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Mag, 2026

Addio a Carlin Petrini, ha cambiato il mondo piano piano. Partendo dal cibo

Fondatore di Slow Food, Carlo “Carlin” Petrini ha trasformato il cibo in cultura, politica e difesa dei territori. Aveva 76 anni


Chi è un grande politico? È una persona che usa il proprio potere per cambiare le cose in meglio a vantaggio di tutti. Era quindi uno dei più grandi politici italiani, benché sia stato al massimo consigliere comunale del Pdup, Carlo “Carlin” Petrini, morto ieri notte a 76 anni. L’uomo che nel 1989 inventò Slow Food, associazione che per i soliti superficialoni era solo roba per golosastri radical chic destinati a raggiungere diabete e gotta a colpi di crapula. Follia.

Slow Food è stata (è, perché gli sopravviverà, anche se non sarà facile) un’associazione che non ha cambiato solo le cose: ha cambiato il mondo. Ovvero, ha restituito dignità a contadini e artigiani del cibo, spiegando il senso dei loro prodotti dal punto di vista anzitutto culturale, spiegandolo a politici, soprattutto stranieri, e convincendoli a cambiare leggi inique, insomma a fare aumentare i salari consentendo una vita decente. Però davanti alle lodi si ritraeva, “esageroma nen”, tipica espressione di modestia piemontese.

Il Piemonte, Bra e l’invenzione di Carlin

Ed ecco, il Piemonte, un luogo senza il quale Carlin Petrini sarebbe forse stato uno qualunque, o comunque non questo qui. Alcuni dettagli sparsi: un’ostetrica che lo fece nascere, a Bra, che si chiamava Gola, cosa che citava spesso sorridendo come fosse un destino, la conoscenza dei vigneron delle Langhe a iniziare a Bortolo Mascarello di Barolo, e soprattutto un festival musical-gastronomico che davvero spiega tutto. Si chiamava “Cantè j’euv”, idea ripresa dall’usanza quaresimale di andare di cascina in cascina a domandare qualche uovo e un bicchiere di vino in cambio di una canzone. Risultato: l’iniziativa di musica popolare più importante in Europa, con anche 400 musicisti da tutto il mondo che venivano a Bra ospitati nelle case di chiunque offrisse un letto.

I Presìdi Slow Food e la dignità dei contadini

E qui dentro c’è Carlin. Perché, altra frase storica, “l’innovazione è solo una tradizione ben riuscita”, o appunto salvata comunicata al mondo. E così al momento esistono 403 (ma al momento appunto) Presìdi Slow Food solo in Italia. Una serie di prodotti e cibi della tradizione italiana segnalati come meritevoli di continuare a esistere ed essere consumati che vanno dall’Aglio di Resia alla Pecora brianzola, dalle Antiche Mele dell’Etna al formaggio Storico ribelle della Valtellina. Pietanze che spesso ingolosiscono i clienti di ristoranti lungimiranti da nord a sud e che salvano non solo se stesse dall’estinzione, ma anche i contadini e gli artigiani che le producono.

La sinistra del pane condiviso

In tutto questo abbiamo accennato al Partito di unità proletaria della metà anni Settanta, e Carlin era restato culturalmente e politicamente di sinistra (“non dimentichiamoci che la parola compagno viene da cum panis, ovvero persona con cui si divide il cibo”). Ma aveva avuto l’intelligenza di non politicizzare Slow Food, di non trasformarla nel fortino di Little Big Horn dove si resiste ora e sempre senza scampo. Anzi, da lui si dialogava sempre, e così era riuscito a entrare in contatto coi grandi della Terra, consapevoli che non sarebbero stati strumentalizzati. E alle sue iniziative, su tutte il Salone del Gusto, dove i contadini di tutto il mondo si incontravano e col dialogo arrivavano a contaminarsi nel senso migliore del termine, ma anche Terra Madre, Cheese e l’Università di Scienze gastronomiche a Pollenzo, arrivavano nomi incredibili di tutto il mondo.

Da Carlo d’Inghilterra a papa Francesco

Per dire, Charles III ancora principe, che con Petrini si attovagliò una sera, per andarsene a giorno fatto, all’osteria Boccondivino di Bra, tra la disperazione delle guardie del corpo. Oppure Mother Teresa. Tra le altre conoscenze, un tizio che anni fa gli telefonò da un numero sconosciuto: “Sono Papa Bergoglio”. Lui rispose “piacere, Carlìn” e per mezz’ora chiacchierarono amabilmente di ambiente, Piemonte – di cui era originario Francesco – e cibo. Petrini andò poi varie volte in Vaticano a portare al suo nuovo amico gourmanderie, anzi “galuperìe”, come si dice in Piemonte, come agnolotti del plìn e tajarìn. Il Papa rispondeva regalando rosari, a un ateo dichiarato, orgoglioso e la cui parlata popolare non evitava qualche bestemmia, ovviamente detta nei contesti giusti.

Le notti del Club Tenco tra vino e ricordi

Ad esempio il Club Tenco, la rassegna di musica d’autore di cui fu formidabile fiancheggiatore: nelle lunghe notti dopo le varie serate musicali scattava una cena da grande abbuffata che mescolava artisti, giornalisti, intellettuali e la gente più varia ed eventuale. Finito di mangiare, ma non di bere, scattava la parte migliore, i canti collettivi del repertorio popolare e d’autore. E Petrini col suo vocione baritonale, era sempre protagonista. Altra abitudine di quelle sere: sedersi accanto a Gianni Mura e sfidarlo al suo gioco preferito, la mnemonica, chi si ricorda più cose di qualunque genere. Esempio: calciatori che iniziano con la P, o canzoni di Enzo Jannacci. Loro si sfidavano su cibi e vini. E quando Carlìn vinceva, Mura teneva il broncio per tre secondi e poi ci brindava su. Ora brindiamo noi, cercando di non annacquare il vino con le lacrime.

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