Teheran alza il livello dello scontro e avverte Washington: «La guerra si estenderà oltre la regione». Trump congela l’attacco ma rilancia la pressione su Netanyahu e sull’Iran
Trump, spinto dalle monarchie del Golfo, ha congelato la ripresa dell’offensiva militare contro Teheran e concesso «due o tre giorni» ai negoziati sul nucleare. L’Iran ha risposto che in caso di attacco allargherà il conflitto «oltre il Medio Oriente».
Intanto il Pentagono ha annunciato un ridimensionamento dell’impegno americano nella Nato: gli Stati Uniti ridurranno la loro presenza operativa nell’Alleanza durante le crisi internazionali. E mentre la guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele è in un terrificante occhio del ciclone, riaprire Hormuz è la priorità emersa dal G7 economico di Parigi. Tutto è fermo.
Trump lancia un (altro) ultimatum
Trump continua a oscillare tra minaccia militare e apertura diplomatica. Nei giorni scorsi ha detto di aver bloccato un «grande attacco» contro l’Iran previsto per questa settimana. Poi ha confermato che Teheran ha ancora «un periodo limitato di tempo» per raggiungere un accordo sul nucleare.
Secondo la Casa Bianca, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti hanno chiesto a Trump di dare una possibilità ai negoziati.
«Mi è stato chiesto dall’Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, e dal presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, di sospendere il nostro attacco militare pianificato contro la Repubblica Islamica dell’Iran». Ha scritto su Trump su Truth.
Il vicepresidente JD Vance sostiene che nei colloqui sono stati fatti «molti progressi» e che «gli iraniani vogliono un accordo». Ma Washington continua a tenere aperta l’opzione militare. «Esiste un piano B ed è la ripresa della campagna militare», ha detto Vance.
Trump: «Siamo alla fase finale»
Donald Trump sostiene che i negoziati con Teheran sono entrati nella fase decisiva «O troviamo un’intesa oppure faremo cose un po’ spiacevoli», ha detto ai giornalisti, spiegando però di voler «dare un’ultima possibilità alla diplomazia». Il presidente americano insiste sul fatto di non avere fretta e sostiene di preferire «pochi morti invece di molti».
Al momento Teheran ha presentato agli Stati Uniti una nuova proposta. Ma ripropone richieste già respinte dalla Casa Bianca. Tra le condizioni iraniane ci sarebbero il controllo sullo Stretto di Hormuz. La fine delle sanzioni economiche. Il rilascio dei fondi congelati all’estero. Il risarcimento dei danni di guerra e il ritiro delle truppe americane dalla regione.
Pasdaran: «La guerra si estenderà oltre la regione»
La risposta iraniana è arrivata direttamente dai pasdaran. Le Guardie Rivoluzionarie hanno avvertito che un nuovo attacco americano provocherebbe una guerra capace di andare «oltre il Medio Oriente».
«Non abbiamo ancora usato tutte le capacità militari della Rivoluzione islamica», hanno dichiarato in un comunicato rilanciato dai media statali iraniani.
«Se l’aggressione si ripeterà, colpiremo in luoghi che non potete nemmeno immaginare».
A Washington cresce il timore che l’Iran o gruppi alleati possano colpire interessi occidentali fuori dalla regione, compresi Stati Uniti, Europa e Canada.
Nei giorni scorsi negli Usa è stata resa pubblica un’inchiesta contro un comandante della milizia filo-iraniana Kataib Hezbollah. Il gruppo paramilitare sciita iracheno che fa parte delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene è accusato di aver pianificato attentati in Occidente dall’inizio della guerra.
La telefonata con Netanyahu
Nel frattempo Trump ha avuto una telefonata definita «lunga e drammatica» con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. E parlando ai giornalisti ha detto:
«Netanyahu farà quello che voglio. È una brava persona».
La mediazione del Pakistan e la pressione del Golfo
Il Pakistan, che ha ospitato finora l’unico round di colloqui diretti tra le parti, continua a svolgere il ruolo di mediatore tra Washington e Teheran. Il ministro dell’Interno pakistano è arrivato nella capitale iraniana. Arabia Saudita, Qatar ed Emirati sostengono la scelta di Trump di congelare nuovi attacchi per lasciare spazio alla diplomazia.
Hormuz, l’Iran rafforza il controllo
Il vero epicentro della crisi resta lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per una parte enorme del petrolio e del gas mondiale. Reuters riferisce che l’Iran ha rafforzato ulteriormente il controllo sullo stretto. Posti di blocco militari, ispezioni alle navi e nuovi accordi di sicurezza gestiti dai pasdaran. Le imbarcazioni vicine a Paesi alleati come Cina e Russia hanno corsie privilegiate. Altre navi sarebbero costrette a pagare tariffe superiori ai 150mila dollari per il transito sicuro.
Due superpetroliere cinesi cariche di circa quattro milioni di barili di greggio hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. L’Iran punta a riaprire gradualmente ai Paesi considerati amici, mentre il traffico commerciale resta ancora molto inferiore ai livelli precedenti alla guerra.

Teheran sostiene che nelle ultime 24 ore 26 navi commerciali abbiano attraversato Hormuz «sotto protezione iraniana».
Il G7 economico riunito a Parigi teme pesanti ripercussioni sull’economia globale, già colpita dall’inflazione e dalle crisi energetiche. Per questo i ministri hanno indicato come priorità «un rapido ritorno alla libera e sicura circolazione attraverso lo Stretto di Hormuz».
Raid israeliani in Libano
Intanto il conflitto continua ad allargarsi sul fronte libanese. Secondo il ministero della Sanità di Beirut, almeno 15 persone sono morte nelle ultime 24 ore nei raid israeliani nel sud del Libano. Tra queste anche quattro bambini uccisi in un bombardamento nella regione di Tiro.
Le autorità libanesi denunciano inoltre la morte di almeno 116 operatori sanitari dall’inizio dell’offensiva israeliana del 2 marzo. Con decine di ospedali, ambulanze e centri medici colpiti. Parallelamente Hezbollah rivendica nuovi attacchi con droni e razzi contro postazioni israeliane nel nord di Israele e nel Libano meridionale.
Reuters: Usa pronti a ridurre ruolo nella Nato
Nel pieno della crisi mediorientale emerge anche un nuovo segnale del possibile disimpegno strategico americano dall’Europa. Secondo Reuters, Washington starebbe preparando una revisione del ruolo operativo degli Stati Uniti nella Nato, con una riduzione del contributo militare americano durante le crisi internazionali.
Il Pentagono ha già annunciato il taglio delle brigate americane in Europa da quattro a tre, nel quadro della strategia “America First” di Trump. Gli alleati europei, sostiene la nota diffusa dal Pentagono, si dovranno occupare direttamente della propria difesa.
Il prezzo del petrolio
L’aumento dei prezzi dell’energia pesa sull’economia americana e preoccupa i repubblicani in vista delle elezioni di novembre. Le continue oscillazioni della Casa Bianca tra minacce militari e aperture diplomatiche stanno provocando forti tensioni sui mercati petroliferi. Con il Brent stabilmente sopra i 100 dollari al barile.































