15 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Mag, 2026

Xi e Trump chiudono il vertice tra strette di mano e sorrisi. E nessuna svolta storica

Trump e Xi a Zhongnanhai

Il summit tra Xi Jinping e Donald Trump si chiude senza rotture ma anche senza risultati decisivi. Restano aperte le tensioni su Taiwan, commercio, Iran e rapporti tra le due superpotenze. Nulla di concreto sull’IA


lI presidente Usa Donald Trump lascia la Cina dopo due giorni di summit con Xi Jinping. Ma, almeno per ora, non sembrano aver prodotto la svolta storica evocata alla vigilia. Molta scenografia, molti sorrisi, molti brindisi. Pochi risultati concreti.

A restare impresso è soprattutto l’avvertimento lanciato da Xi su Taiwan.

«Se la questione verrà gestita male, Stati Uniti e Cina potrebbero entrare in collisione o persino in conflitto». Una frase durissima, pronunciata davanti a Trump senza che il presidente americano replicasse pubblicamente, neppure in modo indiretto. Nella storia resta anche Sparta. Xi che evoca la «trappola di Tucidide», teoria secondo cui una potenza emergente e una dominante finiscono quasi inevitabilmente per scontrarsi.

L’incontro nella cittadella del potere cinese

L’ultimo faccia a faccia si è svolto a Zhongnanhai, il complesso blindato che ospita il vertice del Partito comunista cinese. Seduto accanto a Xi, Trump ha detto che il leader cinese è «diventato davvero un amico». Ha sostenuto che i due Paesi hanno «risolto problemi che altri non sarebbero riusciti a risolvere».

Xi ha definito il summit «storico e simbolico» e ha parlato di una «nuova relazione bilaterale basata sulla stabilità strategica costruttiva». Poche ore dopo il pranzo ufficiale, aragosta saltata, pollo kung pao e brownies al cioccolato, Trump è ripartito a bordo dell’Air Force One. Meta gli Stati Uniti, dove in pochi sono contenti.

“Xi intendeva Biden”

Prima dell’ultimo incontro con Xi, Trump ha pubblicato un messaggio su Truth. A spiegare cosa intendesse Xi, non si sa quando né in che parte del vertice abbia detto qualcosa sul declino dell’America.

«Quando il presidente Xi ha fatto riferimento, in modo molto elegante, agli Stati Uniti come forse a una nazione in declino, si riferiva ai danni enormi dei quattro anni di Sleepy Joe Biden. All’amministrazione Biden, e su questo aveva ragione al 100%. Il nostro Paese ha sofferto immensamente. Con frontiere aperte, tasse alte, transgender per tutti, uomini negli sport femminili, DEI, accordi commerciali orribili, criminalità dilagante e molto altro ancora!

Il post completo su Truth

«Il presidente Xi non si riferiva all’incredibile rinascita che gli Stati Uniti hanno mostrato al mondo durante i 16 spettacolari mesi dell’amministrazione Trump, che comprendono mercati azionari e fondi pensione 401(k) ai massimi storici, vittoria militare e ottimi rapporti in Venezuela, la distruzione militare dell’Iran (continua!) »

«Il più forte esercito del pianeta di gran lunga, di nuovo una potenza economica, con un record di 18mila miliardi di dollari investiti negli Stati Uniti da altri Paesi, il miglior mercato del lavoro nella storia americana, con più persone occupate negli Stati Uniti oggi che in qualsiasi altro momento, la fine della DEI che stava distruggendo il Paese e tante altre cose che sarebbe impossibile elencare rapidamente.

In effetti, il presidente Xi si è congratulato con me per i tantissimi straordinari successi ottenuti in così poco tempo. Due anni fa eravamo davvero una nazione in declino. Su questo concordo pienamente con il presidente Xi! Ma adesso gli Stati Uniti sono la nazione più forte e dinamica del mondo. E spero che il nostro rapporto con la Cina sarà più forte e migliore che mai!», ha concluso Trump.

Trump deferente davanti a Xi

In passato altri presidenti statunitensi avevano affrontato i summit con Pechino mantenendo almeno una distanza simbolica dal potere cinese. Diplomazia sì, ma accompagnata da richiami più o meno espliciti ai valori democratici occidentali e ai diritti civili. Trump ha scelto un approccio completamente diverso. Per tutta la visita si è mostrato deferente verso Xi, riempiendo gli incontri di complimenti. Definendo più volte «beautiful» la Cina, l’accoglienza ricevuta e il rapporto personale con il leader cinese. Insomma “fantastico” tutto. Scritto maiuscolo. Grandi amiconi, nel futuro quando ci sarà una situazione da affrontare “io chiamo te o te chiami me”.

Il vantaggio, almeno per Washington, è già che il summit non è degenerato. Trump non ha fatto saltare la fragile tregua commerciale tra le due potenze e non ha provocato incidenti diplomatici.

Accordi modesti e molti interrogativi

Sul piano pratico, però, il bilancio appare modesto. Il vertice serviva soprattutto a capire se la tregua commerciale tra Cina e Stati Uniti potrà continuare.

Trump ha parlato di «fantastici accordi commerciali» e ha annunciato che Xi avrebbe accettato un ordine da 200 aerei Boeing, anche se da Pechino non sono arrivate conferme ufficiali e Boing non ha commentato.

Resta inoltreincerto il futuro dello stop alle restrizioni cinesi sulle terre rare, congelate lo scorso anno dopo l’escalation tariffaria tra Washington e Pechino.

Trump ha inoltre sostenuto di aver trovato con Xi una posizione comune sul fatto che l’Iran non debba ottenere un’arma nucleare.

Obiettivi importanti, ma lontani dall’immagine di “grande accordo storico” costruita attorno al vertice. A suscitare polemiche è stata anche la presenza di Eric Trump, che guida la Trump Organization. La partecipazione del figlio del presidente al viaggio ufficiale ha riacceso le accuse di possibile conflitto d’interessi tra politica estera e affari della famiglia Trump.

Nessuna apertura sul caso Jimmy Lai

La visita di Donald Trump in Cina non sembra aver prodotto alcun cambiamento immediato nella posizione di Pechino sul caso di Jimmy Lai, il magnate dei media ed esponente del movimento pro-democrazia di Hong Kong condannato a 20 anni di carcere. Dopo la partenza di Trump, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha definito Lai un «istigatore» di attività destabilizzanti nella città.

«Le questioni di Hong Kong sono affari interni della Cina e il governo centrale sostiene fermamente il sistema giudiziario di Hong Kong nell’esercizio delle sue funzioni secondo la legge», ha dichiarato Guo durante un briefing con la stampa.

Le parole del portavoce confermano quindi che, almeno pubblicamente, il summit tra Xi e Trump non ha modificato la linea durissima adottata da Pechino contro una delle figure simbolo dell’opposizione democratica nell’ex colonia britannica.

I big della Silicon Valley e poca IA

Con Trump sono arrivati a Pechino anche molti protagonisti della Silicon Valley e della finanza americana, da Elon Musk ai vertici di grandi multinazionali. Ma al di là delle immagini e delle strette di mano, non è chiaro quali risultati concreti abbiano ottenuto i grandi manager presenti al summit. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha spiegato che Stati Uniti e Cina vogliono discutere regole comuni r impedire che sistemi avanzati di IA finiscano in mani sbagliate. Non statali.

Il messaggio geopolitico di Pechino

Ora Trump torna negli Stati Uniti, dove lo aspettano tensioni economiche interne, inflazione energetica e un clima politico complicato. Ma il messaggio simbolico che il summit lascia al mondo è molto più ampio. Xi ha voluto mostrare una Cina sicura della propria forza e convinta che l’equilibrio globale stia cambiando. Una potenza orientale in ascesa davanti a un’America che appare più fragile, divisa e meno dominante di un tempo. Sicuramente una potenza, ma meno super.

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