ll 31enne Cole Allen è accusato di aver tentato di colpire Trump durante la cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca
Cole Allen, l’uomo accusato di aver tentato di assassinare Donald Trump durante la cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca, si è dichiarato non colpevole davanti a un tribunale federale di Washington.
Il 31enne non ha parlato durante l’udienza. A formalizzare il «not guilty» è stato il suo avvocato.
Le accuse: tentato assassinio e assalto armato
Allen deve rispondere di accuse pesantissime, tra cui tentato assassinio del presidente degli Stati Uniti, aggressione a un agente federale e reati legati alle armi da fuoco.
Secondo l’accusa, il sospettato avrebbe aperto il fuoco con un fucile contro un agente del Secret Service prima di tentare di superare un checkpoint di sicurezza durante la White House Correspondents’ Dinner dello scorso mese. L’obiettivo, sostengono i procuratori, era colpire Trump e altri membri dell’amministrazione presenti all’evento. Gli investigatori parlano di un attentato sventato all’ultimo momento grazie all’intervento degli agenti del Secret Service.
Chi è Cole Tomas Allen
Secondo i registri e i profili online, Allen ha studiato ingegneria meccanica al California Institute of Technology e ha conseguito un master in informatica alla California State University-Dominguez Hills. Sui social professionali compare una sua foto con toga e tocco dopo la laurea.
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Il lavoro e la vita recente
Negli ultimi sei anni ha lavorato per la C2 Education, società che si occupa di preparazione ai test e consulenza per l’ammissione al college.
Nel 2024 è stato indicato come “insegnante del mese” in un post pubblicato sulla pagina Facebook dell’azienda. Durante gli anni universitari ha partecipato a una confraternita studentesca cristiana e a gruppi del campus.

Il “manifesto” prima dell’attacco
Pochi minuti prima di aprire il fuoco, Allen avrebbe inviato ai familiari un testo definito dagli investigatori come un “manifesto”. Nel documento si definisce «un assassino federale gentile» e giustificava la violenza come risposta a quella che percepiva come oppressione. Il testo contiene riferimenti religiosi e politici, con una visione distorta del ruolo della violenza. Sui suoi profili social gli investigatori hanno individuato contenuti con retorica anti-Trump e anti-cristiana.



















