12 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

12 Mag, 2026

Starmer rilancia sull’Europa ma nel Labour è già resa dei conti

Keir Starmer

Dopo il crollo alle elezioni locali, Starmer prova a salvare la leadership con una svolta europeista e un attacco a Farage. Ma nel Labour cresce la rivolta interna e oltre 50 deputati chiedono nuove elezioni


Sembra essere arrivata la resa dei conti finale per il Primo ministro britannico Keir Starmer. L’esito disastroso delle elezioni locali del 7 maggio è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per il suo partito laburista, alle prese con una difficilissima situazione economica e risultati e sondaggi elettorali semplicemente impietosi. Ieri il Primo ministro si è profuso in un accorato discorso programmatico, nel disperato tentativo di salvare la sua premiership, ormai sotto pesante attacco anche all’interno del Labour. Dopo essersi assunto «le responsabilità» per i risultati delle elezioni, Starmer ha dichiarato che «se non riusciamo a gestire bene la situazione, il nostro Paese finirà per imboccare una strada molto buia», un velato riferimento alla possibile vittoria di Reform UK, la compagine di destra di Nigel Farage.

La svolta europeista promessa da Starmer

Starmer ha voluto dunque designare un nuovo corso per la sua amministrazione: «Il governo precedente si è contraddistinto per aver interrotto i nostri rapporti con l’Europa. Questo governo laburista si distinguerà invece per aver ricostruito i nostri rapporti con l’Europa, ponendo la Gran Bretagna al centro dell’Europa, in modo da renderci più forti sul piano economico, commerciale e della difesa». L’indirizzo più marcatamente europeista che il Primo ministro ha promesso si accompagnerà ad una nuova postura che il leader vuole dare al suo Labour: «Voglio essere chiarissimo su come vinceremo, perché non possiamo vincere presentandoci come una versione indebolita di Reform o dei Verdi. Possiamo vincere solo come una versione più forte del Partito Laburista, un partito mainstream al potere, non un partito di protesta».

L’attacco a Farage e alla Brexit

Spazio anche per un attacco frontale a Reform UK e al suo leader, il principale artefice della Brexit: «Vorrei ricordarvi cosa ha detto Nigel Farage riguardo alla Brexit. Ha detto che ci avrebbe resi più ricchi. Sbagliato, ci ha resi più poveri…non è solo un imbroglione, è un opportunista». Infine, la risposta alle crescenti richieste di dimissioni, con Starmer che richiama alla memoria «quello a cui abbiamo assistito con l’ultimo governo» conservatore, caratterizzato dal «caos causato dal continuo avvicendamento dei leader, e questo è costato al Paese una cifra enorme, davvero enorme», un percorso che Starmer non vuole seguire.

La rivolta interna nel Labour

Molti membri del Labour, tuttavia, non sono d’accordo. Anche quello di ieri mattina è stato infatti un discorso di grandi immagini e iperboli, ma di poca sostanza. Basti pensare che poco prima di Starmer Angela Rayner, vice-leader del Labour considerata una delle principali candidate alla successione del Primo ministro, aveva sferrato un attacco devastante al governo, affermando che era necessario un cambiamento «immediato».

Nel corso della giornata di ieri, la deputata Catherine West ha dato inizio a quello che potremmo definire un “putsch interno”, inviando una lettera ai colleghi del Parliamentary Labour Party per raccogliere consensi a favore di una nuova elezione per la leadership del partito e del governo, da concludersi entro settembre. Più di 50 parlamentari britannici, nella sola giornata di ieri, hanno aderito, chiedendo a Starmer di fare un passo indietro.

La fine del vecchio bipolarismo britannico

Il fato del Primo ministro rimane dunque appeso a un filo, e con esso quello del Paese. Qualunque sarà la decisione del premier, l’unica certezza sembra essere l’epoca di enorme instabilità politica, economica e sociale in cui è entrato il Regno Unito. Sullo sfondo si consuma la morte del tradizionale bipartitismo britannico. Farage ha già dichiarato la fine del «vecchio sistema bipartitico dell’establishment», e i numeri gli danno ragione: Reform UK ha conquistato oltre 1.400 seggi alle elezioni locali, con una piattaforma trumpiana e apertamente anti-europea.

L’avanzata degli estremi

All’estrema sinistra avanzano i Verdi, il cui elettorato sempre più frammentato oscilla tra giovani ecologisti progressisti e comunità etniche islamiche, portatrici di istanze assai distanti tra loro e unite solo dall’antisemitismo. Spunta inoltre Restore Britain, partito di estrema destra fondato dall’ex deputato di Reform, Rupert Lowe, che considera troppo moderato il partito di Farage (e ha eletto nove consiglieri alle recenti elezioni locali). Il futuro del Regno Unito appare dunque sempre più “estremo”.

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