Lo storico Agostino Giovagnoli parla della visita di Rubio in Vaticano, un tentativo di ricucire lo strappo tra Trump e Papa Leone che pesa anche sui cattolici americani
Professor Giovagnoli – storico, studioso di storia contemporanea e di storia della Chiesa, ordinario alla Cattolica di Milano – Trump è tornato ad attaccare il Papa. La visita di Rubio in Vaticano che significato assume?
«Nasce senza dubbio come tentativo di ricucire lo strappo tra Washington e il Vaticano. Lo scontro precedente, innescato da Trump, si è evidentemente rivelato dannoso per i consensi dell’attuale amministrazione americana. Come è noto, sono in buona parte consensi cattolici e questo ha suggerito alla Casa Bianca di tentare di mettere una pezza».
E ieri è arrivata questa ulteriore presa di posizione contro Leone.
«È molto singolare che Trump sia tornato a dire che il Papa non comprende la gravità della questione del nucleare iraniano. Perché un’uscita del genere indebolisce la missione di Rubio, che arriverà a Roma con questo ulteriore fardello sulle spalle. Ma la sensazione è che ai vertici della Casa Bianca, al di là delle “singolarità” di Trump e delle sue uscite scomposte, ci siano conflitti, tensioni e divergenze».
Divergenze tra chi?
«Possiamo mettere a fuoco due figure con caratteristiche diverse. Da un lato il vicepresidente Vance. Cattolico convertito e la cui conversione ha rivelato più volte un carattere superficiale e ideologico – si pensi alle citazioni un po’ approssimative di Sant’Agostino – a cui si aggiunge una sostanziale incomprensione del ruolo del Papa. Dopo i primi attacchi di Trump, Vance è infatti intervenuto rincarando la dose».
E su un fronte opposto a quello di Vance ci sarebbe proprio Rubio, giusto?
«Possiamo immaginare che il silenzio di Rubio in tutta questa vicenda riveli quantomeno una posizione più moderata. Viene da una famiglia tradizionalmente cattolica, quindi non si è convertito come Vance. Anche per queste ragioni, è possibile che in questa fase sia il più interessato ad abbassare i toni e ad evitare un conflitto aperto con la Chiesa».
Queste due diverse sensibilità hanno dei riflessi nella società americana e in particolare nell’elettorato di Trump?
«Quello Maga e quello dei cattolici moderati sono mondi che si stanno progressivamente allontanando. Immagino che uno degli obiettivi di Rubio e del suo viaggio in Vaticano sia quello riavvicinare i cattolici moderati all’amministrazione americana. Anche perché le mosse di Trump – e, in parte, anche di Vance – sono state malaccorte».
Che effetto hanno avuto?
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«Le loro dichiarazioni hanno innescato dinamiche di “compattamento” del mondo cattolico. Leone XIV è un Papa americano, estremamente popolare tra le fila dei cattolici americani e che non ha mai voluto alzare il tono dello scontro. Questi elementi hanno fatto sì che di fronte agli attacchi di Trump il mondo cattolico si sia compattato e allontanato dall’amministrazione americana. Comprese quelle componenti conservatrici e tradizionaliste che potenzialmente sono più vicine al presidente americano».



















