29 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

29 Apr, 2026

La guerra del grano: è scontro tra Israele e Ucraina sulle rotte

L’Ucraina accusa Israele di comprare grano “rubato” da Mosca: convocato l’ambasciatore. Scoppia lo scontro tra Tel Aviv e Kiev


Tra Israele e Ucraina si è aperto un nuovo fronte diplomatico legato al grano sottratto dai territori ucraini occupati dalla Russia ed esportato verso mercati internazionali, tra cui Israele. La vicenda ha provocato un irrigidimento dei rapporti tra Kiev e Tel Aviv, fino alla convocazione dell’ambasciatore israeliano a Kiev. Secondo il ministero degli Esteri ucraino si tratterebbe di una pratica sistemica: il grano verrebbe sottratto nelle aree occupate e reimmesso sui mercati attraverso una rete logistica con trasbordi in mare aperto nel Mar Nero per occultarne l’origine.

Kiev sostiene di aver informato Israele tramite canali diplomatici, ma i carichi continuerebbero ad arrivare nei porti israeliani. Il presidente Volodymyr Zelensky ha definito tali operazioni suscettibili di responsabilità legale, annunciando sanzioni contro individui e società coinvolti e il coordinamento con i partner europei per estendere le misure a livello Ue.

Sul piano europeo, la vicenda ha assunto una dimensione strutturale più ampia. Bruxelles ha condannato ogni azione che contribuisca a finanziare lo sforzo bellico russo o a eludere le sanzioni dell’Unione, dichiarandosi pronta a colpire anche soggetti in paesi terzi coinvolti nelle filiere riconducibili ai territori occupati.

Il caso del porto di Haifa

Secondo quanto riportato da Euronews, la Commissione avrebbe preso atto delle segnalazioni relative allo scarico nel porto di Haifa di grano ucraino sottratto e trasportato da navi riconducibili alla cosiddetta “flotta ombra” russa, avviando contatti diretti con il Ministero degli Esteri israeliano.

L’elemento più sensibile, in questa fase, riguarda proprio la dimensione delle rotte alternative della guerra. La cosiddetta “flotta ombra” russa, già oggetto di attenzione nelle strategie sanzionatorie occidentali, rappresenta un canale parallelo che consente di aggirare parte delle restrizioni economiche, trasformando materie prime come il grano in strumenti indiretti di finanziamento del conflitto.

Questo apre un fronte che non è più solo politico o diplomatico, ma anche logistico e assicurativo, coinvolgendo porti, intermediari e operatori commerciali globali. Le catene di approvvigionamento diventano così un terreno di confronto dove interessi economici e vincoli geopolitici si sovrappongono.

La risposta di Israele

Israele ha respinto le accuse. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha criticato Kiev, affermando che Israele “non accetta diplomazia via social media” e che ogni verifica potrà avvenire solo sulla base di prove formali e attraverso i canali legali previsti. Tel Aviv si trova così a dover gestire una posizione complessa.

Mantenere il coordinamento politico con l’Occidente sul conflitto ucraino, senza però trasformarsi in attore passivo di un sistema sanzionatorio esteso a catena globale, rappresenta il nodo centrale per Israele. Una linea di equilibrio che riflette la crescente difficoltà di restare neutrali nei conflitti contemporanei.

Il punto centrale della vicenda non riguarda soltanto la provenienza del grano, ma il modo in cui le guerre contemporanee ridefiniscono la nozione stessa di “neutralità commerciale”. Le catene di approvvigionamento diventano infatti spazi contesi, dove la tracciabilità delle merci si intreccia con la legittimità politica dei territori da cui provengono.

Il grano come asset strategico

In questo senso, il dossier Israele-Ucraina si inserisce in una dinamica più ampia che coinvolge la sicurezza alimentare globale. Il grano non è più soltanto una commodity agricola, ma un asset strategico che incide sugli equilibri tra Europa, Medio Oriente e aree di crisi alimentare come Nord Africa e Sahel.

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Lo scontro tra Kiev e Tel Aviv assume così una dimensione multilivello: diplomatica, economica e sistemica. Non è solo una disputa bilaterale, ma un caso che evidenzia come il conflitto russo-ucraino continui a espandersi attraverso canali indiretti, trasformando il commercio globale in uno spazio di confronto geopolitico permanente. In questo quadro, il grano diventa uno strumento di potere e non più solo di scambio. E ogni porto che lo riceve non è soltanto un punto logistico, ma un nodo politico dentro una guerra che si combatte anche fuori dal campo di battaglia.

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