21 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

21 Apr, 2026

Bulgaria, dopo il trionfo di Radev quale direzione per l’Europa?

Rumen Radev

A Sofia dopo anni di stallo politico le elezioni hanno dato un nuovo governo alla Bulgaria: quello guidato dall’ex presidente Rumen Radev


«È una vittoria della speranza sulla sfiducia, una vittoria della libertà sulla paura». Così l’ex presidente ed ex pilota di caccia Rumen Radev ha commentato ieri il più importante risultato elettorale in Bulgaria da più di una generazione. La coalizione Bulgaria Progressista di Radev ha ottenuto infatti il 44,6% dei voti dopo lo spoglio di tutte le schede relative alle elezioni parlamentari tenutesi domenica. Un risultato che permette all’ex presidente, rimasto in carica per nove anni come capo dello Stato, di governare appoggiandosi a un governo che seppur di minoranza appare di una solidità quasi inimmaginabile vista la recente storia politica del Paese.

Un governo che trae legittimazione e forza dall’enorme sostegno popolare ottenuto e da un mandato esplicitamente incentrato sul cambiare il cuore della politica bulgara. Quando si è dimesso dal suo ruolo di presidente nel gennaio scorso, così da poter partecipare alle elezioni parlamentari e poter diventare primo ministro, Radev aveva infatti promesso d’impegnarsi per colpire al cuore i «funzionari corrotti, i cospiratori e gli estremisti» che a suo dire stavano tenendo sotto scacco Sofia e il Paese. Dopo otto diverse tornate elettorali in appena cinque anni, la popolazione bulgara deve avergli creduto con particolare convinzione, visto che ha regalato al partito di Radev la più grande vittoria alle elezioni da almeno tre decadi.

Fine dello stallo politico

Per la prima volta, infatti, la Bulgaria sarà governata da un governo che poggia le sue basi su una coalizione forte, un fatto che promette già un superamento di quei continui stalli politici che hanno decretato la fine di tutti gli esecutivi precedenti. E l’insofferenza verso la “vecchia” classe politica è stata piuttosto evidente, visti i risultati degli altri partiti. La coalizione filo-europea Bulgaria Democratica si è infatti fermata al 12,6% delle preferenze mentre lo storico partito GERB, a lungo dominante e guidato dall’ex Primo Ministro Boyko Borissov, ha totalizzato solo il 13,4% dei voti.

A livello europeo, il risultato delle elezioni bulgare è ancora difficile da inquadrare. Radev è stato del resto considerato per anni molto vicino a Mosca – un fatto che gli ha fatto guadagnare l’accusa di essere solo una sorta di “Orban bulgaro” – ma le sue posizioni in politica estera non sono nette come quelle di altri leader continentali vicini alla Russia. Riguardo l’Unione, per esempio, Radev ha già fatto sapere di essere disposto a governare in coalizione con i partiti europeisti, segnale evidente di posizioni più morbide nei confronti di Bruxelles rispetto ad altri leader euroscettici.

Il nodo energetico

Uno dei dossier più battuti in campagna elettorale da Radev è stato quello energetico. Un dossier su cui, a suo dire, l’Unione Europea ha fatto molti errori, a partire dalla scelta di affidarsi alle rinnovabili. Per il leader bulgaro, del resto, è fondamentale riprendere i contatti con Mosca proprio a causa della necessità di far circolare liberamente gli idrocarburi russi, un bene che secondo Radev è strategico e fondamentale per il continente. Tuttavia, queste posizioni anche se largamente impopolari in gran parte dei Paesi europei, e potenzialmente classificabili come ostili a Bruxelles, sono comunque limitate e circoscritte.

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In ultima analisi, però, l’unico modo per scoprire come sarà effettivamente il nuovo governo bulgaro, e se Sofia raccoglierà la fiamma caduta a Budapest con la sconfitta di Orban, è attendere l’effettiva entrata a regime del nuovo esecutivo. Solo allora sarà possibile giudicare fino a che punto Radev sia vicino ai russi e quanto, al di là delle dichiarazioni, il suo governo tenterà di allontanarsi dall’Unione Europea. Un passaggio decisivo per capire la reale direzione politica del Paese e il suo ruolo nei nuovi equilibri europei.

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