Gli Stati Uniti colpiscono e sequestrano una nave iraniana nello Stretto di Hormuz. Teheran accusa Washington di violare il cessate il fuoco e minaccia ritorsioni
Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, in vigore dall’8 aprile, rischia di saltare prima ancora della scadenza fissata per il 22. Nelle ultime ore il livello dello scontro si è alzato bruscamente.
Gli Stati Uniti hanno colpito e sequestrato una nave cargo iraniana nel Golfo dell’Oman, accusandola di aver tentato di forzare il blocco navale. Teheran parla apertamente di “atto di pirateria” e promette una risposta. Il cessate il fuoco appare sempre più fragile, mentre nelle prossime ore potrebbero riprendere i negoziati in Pakistan, anche se restano forti incertezze sulla partecipazione iraniana.
Intanto il quadro regionale resta fragile. In Libano migliaia di sfollati tornano nel sud dopo una tregua separata, mentre Hezbollah apre a un possibile accordo.
Nave iraniana colpita e sequestrata dagli Usa
A innescare la nuova crisi è l’azione della marina americana. Un cacciatorpediniere, la USS Spruance, ha aperto il fuoco contro una nave cargo iraniana che non si era fermata agli avvertimenti. Secondo la versione americana, la nave Touska, battente bandiera iraniana, ha ignorato ripetuti avvertimenti per oltre sei ore. Dopo ore di comunicazioni e tentativi di blocco, gli Stati Uniti hanno colpito la sala motori, immobilizzando l’imbarcazione. Subito dopo, un’unità di Marines è salita a bordo e ha preso il controllo del mezzo. Secondo Washington, la nave era già sotto sanzioni per attività illegali. Un video diffuso dal Comando Centrale Usa mostra l’operazione notturna, con elicotteri e militari che si calano sulla nave.
Versioni opposte
Gli Stati Uniti parlano di un’operazione “proporzionata e professionale”, necessaria per far rispettare il blocco navale imposto ai porti iraniani. Dall’altra parte, i media iraniani sostengono che le forze della Guardia rivoluzionaria siano intervenute costringendo gli americani a ritirarsi. Un racconto opposto, propaganda.
Teheran parla di violazione della tregua e minaccia ritorsioni contro le forze americane. Il portavoce dello Stato maggiore annuncia che la reazione sarà “presto” e proporzionata all’azione subita.
Media iraniani: attacchi con droni contro navi Usa
Secondo l’agenzia Tasnim, dopo il sequestro della Touska, l’Iran avrebbe lanciato attacchi con droni contro alcune unità militari statunitensi. Una versione che non trova al momento conferme.
Lo Stretto di Hormuz
Il teatro dello scontro è uno dei punti più sensibili al mondo. Dallo Stretto di Hormuz passa circa il 20 per cento del petrolio globale. L’Iran ha tentato di bloccare il traffico, gli Stati Uniti hanno risposto con un contro-blocco verso i porti iraniani. Negli ultimi giorni Teheran ha colpito anche due navi indiane, un’azione definita da Donald Trump “una violazione totale della tregua”.
Il post di Trump
“L’Iran ha deciso ieri di sparare colpi nello Stretto di Hormuz — una violazione totale del nostro accordo di cessate il fuoco! Molti di questi erano diretti contro una nave francese e un mercantile del Regno Unito. Non è stato carino, vero? I miei rappresentanti stanno andando a Islamabad, in Pakistan — saranno lì domani sera, per negoziati. L’Iran ha recentemente annunciato di star chiudendo lo Stretto, il che è strano, perché il nostro BLOCCO lo ha già chiuso”, ha scritto Trump su Truth.
“Ci stanno aiutando senza saperlo, e sono loro a perdere con il passaggio chiuso, 500 milioni di dollari al giorno! Gli Stati Uniti non perdono nulla. Anzi, molte navi sono dirette, proprio ora, verso gli Stati Uniti, Texas, Louisiana e Alaska, per caricare, per gentile concessione dell’IRGC, sempre desiderosa di fare “il duro”! Stiamo offrendo un ACCORDO molto equo e ragionevole, e spero che lo accettino perché, se non lo faranno, gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran. BASTA FARE I BUONI! Si piegheranno in fretta, si piegheranno facilmente e, se non accetteranno l’ACCORDO, sarà un mio onore fare ciò che deve essere fatto, ciò che avrebbe dovuto essere fatto all’Iran da altri presidenti negli ultimi 47 anni. È TEMPO CHE LA MACCHINA DI MORTE IRANIANA FINISCA! Presidente DONALD J. TRUMP”

Diplomazia in movimento, ma senza accordo
Nonostante l’escalation, i canali diplomatici restano aperti. Washington prepara una nuova missione in Pakistan, con il vicepresidente JD Vance affiancato da Steve Witkoff e Jared Kushner. I soliti tre che tuttavia non avevano risolto niente la prima volta Islamabad. E comunque Teheran non ha ancora confermato la partecipazione.
Il presidente della Commissione Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Azizi, ha aperto a un possibile incontro a Islamabad, ma solo in presenza di “segnali positivi” e nel rispetto delle “linee rosse” fissate dall’Iran. Anche il presidente Pezeshkian ha invitato a percorrere tutte le vie diplomatiche, pur mantenendo alta la diffidenza verso gli Stati Uniti.
Mercati sotto pressione, il petrolio sale
L’escalation ha effetti immediati anche sull’economia. Il prezzo del petrolio registra un forte rialzo: il Brent sale del 7,3%, sfiorando i 97 dollari al barile. Il segretario all’Energia Usa ammette che i prezzi della benzina potrebbero restare alti ancora per mesi.


















