«Sono grato a Papa Leone per aver detto questo. Mentre la narrativa dei media alimenta costantemente i conflitti – e sì, disaccordi reali ci sono stati e ci saranno – la realtà è spesso molto più complicata». Così J.D. Vance in un post su X saluta le parole con cui il Pontefice, parlando con i giornalisti durante il volo verso l’Angola, ha detto di non voler dibattere con Trump.
Il vicepresidente, che si è convertito al cattolicesimo sette anni fa, ha poi aggiunto che dal momento che il Papa «predica il Vangelo, come deve» questo «inevitabilmente significa che offra le sue opinioni su questioni morali del momento». «Il presidente e la sua intera amministrazione, lavorano per applicare questi principi morali in un mondo nel caos. Lui sarà nelle nostre preghiere – conclude Vance riferendosi a Papa Leone – e spero che noi saremo nelle sue».
Dopo l’attacco senza precedenti di Trump al Papa per le sue posizioni su guerra con l’Iran e migranti, nei giorni scorsi Vance aveva detto che il Papa dovrebbe «attenersi alle questioni morali», lasciando al «presidente degli Stati Uniti la definizione delle politiche pubbliche». E in un altro intervento era arrivato a dire che il Papa deve stare «attento quando parla di teologia».
Il Santo Padre nel frattempo ha continuato la sua visita pastorale in Africa, la più ampia mai compiuta da un Pontefice dopo il primo, storico viaggio di Paolo VI negli Anni Settanta. Leone XIV ha visitato in mattinata Kilamba, a circa 30 chilometri da Luanda, capitale dell’Angola. Sono circa 100mila i fedeli accorsi a partecipare alla Santa Messa, secondo quanto riferito dalle autorità locali.
Il Papa durante la Messa ha parlato della storia dell’Angola come quella di un paese dalle grandi contraddizioni, piagato dalle conseguenze di decenni di guerra. Il Papa ha definito l’Angola “paese bellissimo e ferito, che ha fame e sete di speranza, di pace e di fraternità”.
Il Papa ha toccato il tema delle piaghe dell’Angola, dalle divisioni eredità della guerra civile alla mancata condivisione delle ricchezze. “La storia del vostro Paese, le conseguenze ancora difficili che sopportate, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà invocano la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli“. E’ possibile allora “costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione“.
Parole importanti, scelte per un luogo non casuale. Kilamba è infatti un vasto sobborgo di Luanda costruito dalla China International Trust and Investment Corporation, una grande compagnia cinese che incarna la penetrazione economica di Pechino nel Paese africano. Presentata come simbolo delle ricadute positive degli investimenti cinesi nel continente nero, Kilamba è paradossalmente considerata una “città fantasma” a causa dell’alto costo degli appartamenti, che ne preclude l’accesso alla vasta maggioranza della popolazione.
In totale, si contano circa 750 condomini (da 5 a 13 piani), un centinaio di edifici commerciali, ma anche scuole e punti sanitari. Tante le costruzioni dove accanto alla lingua locale, il portoghese, c’è anche quella cinese. Kilamba è proprio il simbolo di quella presenza straniera, in particolare cinese, che sta puntando molto sull’Africa per le risorse, in cambio di infrastrutture come questa.
Ma è anche il simbolo del paradosso di un investimento che invece di includere esclude e che invece di innalzare la popolazione locale si limita a dividerla. Attualmente la situazione è cambiata anche se resta comunque una zona poco abitata, e soprattutto da alcune élite del paese e da stranieri occupati nelle multinazionali. E’ stato deciso di celebrare la messa in questo luogo perché offre una spianata capace di ospitare le centinaia di migliaia di persone accorse per accogliere il Papa.
“Una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà. Quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore, si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus – ha detto Papa Leone commentando il Vangelo di oggi – : perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento“.
Leone XIV ha chiesto quindi ai cattolici dell’Angola di restare “fedeli” alla Chiesa, evitando forma di magia e superstizione. “Occorre sempre vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle radici della vostra cultura, ma al contempo rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale. Restate fedeli a quanto insegna la Chiesa, fidatevi dei vostri Pastori e tenete fisso lo sguardo su Gesù, che si rivela in particolare nella Parola e nell’Eucaristia”, ha detto Leone XIV nell’omelia.


















