17 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Apr, 2026

«Sono stanco della scuola»: 13enne muore a Roma precipitando dalla finestra di casa

Il ragazzo è morto cadendo dalla finestra dell’abitazione. Nella sua stanza un biglietto. Gli investigatori valutano l’ipotesi di un gesto volontario


Un ragazzo di 13 anni muore precipitando dal secondo piano del palazzo dove abitava e nella sua stanza viene trovato un biglietto: “Sono stanco della scuola”. È accaduto la sera del 16 aprile a Roma. L’allarme è scattato intorno alle 22.30.

Il ragazzino è stato trovato riverso a terra nel giardino condominiale ed è stato soccorso dai sanitari del 118 che hanno provato a rianimarlo, ma senza esito. Sul posto sono arrivati i poliziotti del commissariato Salario. Sono in corso le indagini, ma al momento l’ipotesi per cui protendono gli investigatori è quella di un gesto volontario.

Le indagini sulla morte del ragazzo

L’indagine è stata aperta comunque per istigazione al suicidio. Gli agenti ascoltano anche i familiari per capire il quadro in cui sarebbe maturata questa tragica decisione da parte del ragazzo. Una squadra della polizia Scientifica ha eseguito inoltre i rilievi nell’appartamento.

Piergentili: “Sportelli psicologici in tutte le scuole”

Questa tragedia “non può essere derubricata a caso isolato, ma richiama con forza l’urgenza di intervenire sulle condizioni in cui studenti e studentesse vivono quotidianamente la scuola. Alla luce di quanto accaduto, ribadiamo la necessità di interventi concreti e strutturali: l’istituzione di sportelli psicologici realmente funzionanti in tutte le scuole, accessibili, gratuiti e continuativi. La costruzione di un modello di scuola che metta al centro il benessere e la crescita delle persone e non esclusivamente la performance. La garanzia di ambienti scolastici sicuri e accoglienti”, dice Bianca Piergentili, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi del Lazio.

“Non possiamo – conclude – continuare a leggere notizie come questa senza interrogarci sul ruolo della scuola. Serve una scuola che formi, servono strumenti reali di supporto psicologico e spazi in cui il disagio venga ascoltato prima che sia troppo tardi. Il benessere psicologico deve diventare una priorità politica”.

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