21 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Apr, 2026

Frana di Niscemi, 13 indagati: nel registro anche 4 ex governatori della Sicilia

Niscemi

Svolta nell’inchiesta sul disastro di gennaio: tra gli indagati anche i vertici della Regione e della Protezione civile


Si allarga l’inchiesta sulla frana che ha devastato Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Il procuratore di Gela Salvatore Vella ha detto che sono 13 le persone iscritte nel registro degli indagati. Il fascicolo è aperto per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Un passaggio che segna una svolta nelle indagini su uno degli eventi più gravi degli ultimi anni in Sicilia.

Il crollo e le conseguenze sul territorio

Il 25 gennaio scorso un vasto smottamento ha travolto abitazioni e mezzi, lasciando decine di edifici sospesi nel vuoto. Circa 1.500 persone sono state costrette a lasciare le proprie case. L’impatto sul territorio è stato devastante e ha riacceso il tema della gestione del rischio idrogeologico nell’area.

Coinvolti quattro presidenti della Regione

Tra gli indagati ci sono anche anche i presidenti della Regione siciliana che si sono succeduti dal 2010 al 2026: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani. Le contestazioni riguardano sia il loro ruolo di commissari delegati per l’attuazione degli interventi previsti dalle ordinanze di Protezione civile, sia quello di commissari contro il dissesto idrogeologico.

Sotto inchiesta anche dirigenti e tecnici

L’indagine coinvolge inoltre i capi della Protezione civile regionale in carica nello stesso periodo. Tra questi Calogero Foti e Salvatore Cocina, insieme ai direttori generali responsabili dell’ufficio contro il dissesto idrogeologico. Tra gli indagati anche il responsabile dell’associazione temporanea di imprese incaricata delle opere di mitigazione.

Fondi stanziati ma interventi mai realizzati

Al centro dell’inchiesta ci sono proprio i lavori mai completati. Le opere di messa in sicurezza, appaltate nei primi anni Duemila, non sono state portate a termine. Il contratto è stato risolto per inadempimento nel 2010. I circa 12 milioni di euro stanziati per quegli interventi risultano ancora nelle casse della Regione. Non sono stati utilizzati per prevenire il rischio che si è poi concretizzato nella frana.

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