Dall’alleanza strategica alla rottura frontale: l’attacco del presidente Trump mette in crisi la posizione internazionale della premier Meloni tra Medio Oriente, Nato e Vaticano
Una sconfessione totale che ha il sapore di un ripudio politico e personale. È quello inferto ieri da Donald Trump a Giorgia Meloni, in un’intervista telefonica concessa al Corriere della Sera. «Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, ma mi sbagliavo. È molto diversa da quello che pensavo », ha esordito il presidente americano ancor prima che l’intervistatrice italiana potesse fargli la prima domanda. Non un semplice dettaglio, ma il segno che la telefonata è stata pensata appositamente come uno sfogo violento e diretto contro quella che fino a pochi minuti prima era la principale alleata politica di Trump in Europa.
La critica è a tutto tondo ma parte dell’impellente, da quella vessatoria richiesta avanzata nelle ultime settimane dall’amministrazione del tycoon secondo il quale i Paesi europei dovrebbero inviare forze militari in Medio Oriente per aiutarlo a riaprire lo stretto di Hormuz. «Dice semplicemente che l’Italia non vuole essere coinvolta. Anche se l’Italia ottiene il suo petrolio da là, anche se l’America è molto importante per l‘Italia. Non pensa che l’Italia dovrebbe essere coinvolta». Parole che segnano una rottura netta e pubblica con Roma.
Pressioni militari e accuse all’Europa
«Pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei», si scatena Trump riservando a Meloni lo stesso trattamento rivolto nei giorni scorsi ad altri leader europei. Ma se gli altri appartenevano a famiglie politiche diverse, la premier italiana aveva puntato su una strategia da “pontiera”. Una tattica che oggi appare logorata e superata, soprattutto dopo il ritorno del tycoon alla Casa Bianca.
Molti i dossier su cui la premier ha dovuto rimarcare le distanze: dai dazi al sostegno all’Ucraina, fino alle tensioni sulla Nato e alla crisi in Medio Oriente. La linea di equilibrio costruita da Meloni si è progressivamente incrinata, mostrando tutta la fragilità di una strategia basata sul mantenere rapporti aperti ma ambigui con Washington.
Tra i punti più critici emergono la guerra contro l’Iran, la crisi energetica globale e la posizione su Israele. Un quadro che ha aumentato le pressioni sull’Italia e reso più difficile sostenere una linea autonoma. In questo contesto, le accuse di Trump appaiono come un tentativo di scaricare responsabilità su alleati considerati non abbastanza allineati.
Lo scontro con il Papa
Allo stesso tempo il presidente americano è tornato a scagliarsi contro il Papa, che metteva in guardia il mondo dalle mire dei malvagi. «Il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili», ha detto Leone, in parole che molti hanno interpretato come un riferimento implicito al tycoon. La replica di Trump è stata durissima, segnando uno scontro aperto tra politica e religione.
Il vicepresidente J.D. Vance ha preso posizione a favore del presidente, sostenendo che il Vaticano dovrebbe limitarsi alle questioni morali. Una posizione che appare contraddittoria rispetto al passato e che evidenzia le tensioni interne al mondo conservatore americano, tra fede religiosa e interessi politici strategici.
La risposta prudente di Meloni
Proprio a esperienze di questo tipo aveva fatto implicitamente riferimento la stessa Meloni intervenendo ieri mattina a margine del Vinitaly: «Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a papa Leone». Una presa di distanza misurata ma significativa, che sottolinea come la premier cerchi ancora di mantenere un equilibrio in una situazione ormai sempre più difficile da gestire.
Il tycoon ha finito per denunciare l’intero operato della premier italiana, in particolare sul piano dell’immigrazione: «Non è più la stessa persona». Parole durissime che colpiscono uno dei pilastri della politica meloniana e che mirano a delegittimare la sua azione di governo con un attacco diretto e senza attenuanti.
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Per Meloni la sconfessione ha il suono dello sgretolarsi di un legame politico e ideologico fondamentale. L’equilibrismo mantenuto finora appare anacronistico e destinato a lasciare spazio a nuove dinamiche. Trump può ignorare le conseguenze, ma per la premier italiana si apre una fase complessa fatta di macerie politiche e scelte inevitabili.


















