Addio ad Afrika Bambaataa, tra i fondatori dell’hip-hop: con la Zulu Nation e “Planet Rock” ha trasformato la musica e le strade
Il DJ americano Afrika Bambaataa, tra i pionieri assoluti dell’hip-hop, è morto all’età di 68 anni. La notizia è stata diffusa dalla storica etichetta Tommy Boy Records attraverso un post su Instagram, accompagnato da una foto in bianco e nero.
Secondo quanto riportato dal sito TMZ, citando fonti anonime, il decesso sarebbe avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì in Pennsylvania a causa di un cancro. “È ampiamente considerato un pioniere dell’hip-hop e della musica elettronica”, ha scritto l’etichetta, ricordando il suo impatto duraturo sulla cultura globale.
Dal Bronx alle origini dell’hip-hop
Nato Lance Taylor il 17 aprile 1957 nel Bronx, a New York, Bambaataa è cresciuto nei Bronx River Projects, tra angoli poveri, ombre, gang. Da giovane fu membro dei Black Spades, una delle bande più grandi della città, ma la sua traiettoria cambiò radicalmente dopo un viaggio in Africa, che lo spinse a trasformare l’esperienza di strada in un progetto culturale.
È tra i fondatori della Universal Zulu Nation, nata negli anni Settanta con l’obiettivo di allontanare i giovani dalla violenza attraverso musica, danza e arte. Insieme a DJ Kool Herc e Grandmaster Flash, è considerato uno dei padri fondatori dell’hip-hop, movimento costruito su quattro pilastri: DJing, rap, graffiti e breakdance.
Il successo di “Planet Rock” e la rivoluzione elettronica
Nel 1982 arrivò la svolta con “Planet Rock”, un brano destinato a segnare un’epoca. Il pezzo, realizzato con la Soulsonic Force, mescolava funk, hip-hop ed elettronica, prendendo ispirazione dal gruppo tedesco Kraftwerk. Il risultato fu una rivoluzione: sintetizzatori, drum machine e suoni futuristici entrarono nel linguaggio dell’hip-hop, aprendo la strada all’electro-funk e influenzando generazioni di artisti.
Bambaataa fu tra i primi a capire il potenziale della tecnologia nella musica, abbandonando le band dal vivo per puntare su macchine e campionamenti.
La diffusione globale dell’hip-hop
Con i suoi block party nel South Bronx e i tour internazionali, Bambaataa contribuì a portare l’hip-hop fuori dagli Stati Uniti, trasformandolo in un fenomeno globale. La sua visione andava oltre la musica: parlava di pace, unità, amore e divertimento. Molti artisti e membri delle gang hanno raccontato come l’hip-hop, grazie anche a lui, abbia “salvato vite”, offrendo un’alternativa alla violenza.
Le accuse e le controversie degli ultimi anni
La carriera di Bambaataa è stata segnata, a partire dal 2016, da accuse di violenza sessuale su minori, che lui ha sempre respinto. Non è mai arrivata una condanna penale, ma le polemiche hanno inciso sulla sua immagine pubblica e sul suo ruolo nella Zulu Nation, da cui si era allontanato. Nel 2025 una causa civile è stata archiviata per mancata comparizione in tribunale.


















