10 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Apr, 2026

Iran, da Hormuz 15 navi al giorno. Trump: «Non era l’accordo». Raid d’Israele sul Libano

Beirut

Iran limita il traffico nello Stretto di Hormuz a 15 navi al giorno, ben sotto i livelli normali . Trump accusa Teheran di violare l’intesa mentre Israele continua i raid in Libano, mettendo sotto pressione la tregua


Accordo non d’accordo, la tregua che al terzo giorno di 14 non si arrende ad esserla. E nella finta tregua, arrivano i negoziati. Trump accusato l’Iran di gestire in modo “pessimo e disonorevole” il transito del petrolio nello Stretto di Hormuz: «Non era l’accordo», scrive su Truth.

Precisamente. “L’Iran sta facendo un pessimo lavoro, qualcuno direbbe disonorevole, nel permettere al petrolio di passare attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l’accordo che abbiamo!”. Passare o non passare, non si capisce, comunque la cosa più strana resta il fatto che si firma sempre. Presidente DONALD J. TRUMP. Oltre al fatto che Truth Social è suo, i post hanno una testatina.

Comunque nessuno smentisce perché il nodo è il Libano. Neanche che Israele lo travolgesse di raid era nell’accordo. Per il vicepresidente Usa JD Vance sì, o comunque non se n’era parlato, per l’Iran no, senza estensione a Beirut, niente negoziati. La tregua tra Stati Uniti e Iran regge formalmente ma il Libano rischia di farla saltare.

A chiarire un po’ ci prova l’esercito israeliano nei panni del capo dell’Idf: Siamo stato di guerra e continuiamo a combattere qui in questo settore, che è il nostro principale settore di combattimento. In Iran, invece, siamo in cessate il fuoco e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento”. Preciso. Militare.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Hormuz: “15 navi al giorno”

Resta il fatto che sono tutti d’accordo a un quarto. E il calcolo lo ha fatto l’Iran che ha imposto un tetto: non più di 15 navi al giorno autorizzate al passaggio. La limitazione mantiene sotto pressione i mercati e trasforma lo stretto nella principale leva negoziale iraniana. Trump replica rilanciando: i flussi torneranno “con o senza l’aiuto dell’Iran”.

Verso i negoziati

Gli Stati Uniti hanno chiesto una de-escalation per salvare i colloqui con l’Iran, ma non ha ottenuto una vera inversione. Quando Netanyahu chiede ottine e sempre, al contrario, è evidente, no. Sul terreno i raid continuano e rischiano di compromettere l’intero equilibrio della tregua. Anche le cancellerie europee hanno condannato i bombardamenti israeliani in Libano, ma alle critiche si uniscono anche Mosca, Ankara e il Pakistan. Islamabad si prepara a ospitare nel weekend i colloqui tra delegazioni iraniane e statunitensi, guidate da JD Vance.

Trump attacca i media

Sul piano interno, Trump difende la propria linea e respinge le critiche. Dopo un editoriale del Wall Street Journal che parlava di “vittoria prematura”, il presidente reagisce duramente: “È una vittoria, e non c’è nulla di prematuro”. Rivendica di aver fermato l’Iran sul nucleare e promette un rapido ritorno alla normalità nei flussi energetici.

Raid e razzi, allerta in tutto Israele all’alba

La notte segna un nuovo picco di tensione. All’alba scatta l’allerta antiaerea in gran parte di Israele, da Tel Aviv ad Ashdod, dopo il lancio di razzi dal Libano. I sistemi di difesa intercettano almeno un missile, mentre Hezbollah rivendica tre ondate di attacchi tra droni e missili contro postazioni israeliane e centri abitati nel nord.

Hormuz resta sotto controllo iraniano

Nonostante la tregua, il passaggio resta di fatto controllato dall’Iran. Le navi passano col contagocce, spesso solo se autorizzate caso per caso e coordinate con i militari iraniani.

Teheran usa lo stretto come leva negoziale: seleziona i Paesi, favorisce chi mantiene relazioni e tiene sotto pressione gli alleati occidentali. Una gestione politica del traffico che trasforma la rotta energetica più importante del mondo in uno strumento di potere.

Navi bloccate e accordi caso per caso

Centinaia di imbarcazioni restano in attesa nel Golfo. Alcuni Paesi — come India, Turchia o Francia — riescono a far passare navi grazie a canali diplomatici diretti con Teheran. Altri restano fermi. L’Iran valuta anche l’ipotesi di introdurre pedaggi per il transito, trasformando Hormuz in una fonte diretta di entrate per la ricostruzione dopo i raid. Un’idea che gli alleati occidentali respingono, ma che segnala quanto sia alto il livello dello scontro.

Europa stretta tra Usa e Iran

Per l’Europa la situazione è la più complessa. Dipende più degli Stati Uniti dal petrolio del Golfo, ma non vuole piegarsi alle condizioni iraniane né seguire completamente la linea americana.

Intanto Washington spinge gli alleati a intervenire per riaprire lo stretto, mentre diversi Paesi europei lavorano a una coalizione navale — ma solo dopo la fine del conflitto.

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