23 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Mar, 2026

Hormuz, ultimatum Usa all’Iran: la guerra si allarga e diventa sistemica

Lo stretto di Hormuz

Ultimatum Usa all’Iran sullo Stretto di Hormuz: tensione in aumento e rischio di una guerra sistemica, tra minacce, nuovi fronti e crisi energetica globale


«A volte bisogna indurre l’escalation per de-escalare». La frase è di Scott Bessent, segretario al Tesoro americano. Ed è il paradosso perfetto che fotografa queste ore: mentre si invoca la fine del conflitto, la guerra in Medio Oriente viaggia spedita verso la cifra del mese tondo.

La guerra si espande e diventa sistemica

La guerra si espande e diventa sistemica. Tra sabato e domenica vengono colpiti obiettivi che fino a poche settimane fa erano impensabili e fuori perimetro: dalle infrastrutture energetiche ai siti nucleari iraniani come Natanz e Dimona in Israele. Nel frattempo i raid israelo-americani penetrano sempre più in profondità in Iran devastando città e asset militari, mentre Teheran risponde con missili balistici a testate a grappolo e rivendica l’abbattimento di un Jet F-35 e il danneggiamento di un F-15.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

L’ultimatum di Trump

È in questo contesto esplosivo che Donald Trump decide di alzare ancora il livello e fissare un ultimatum. «Se l’Iran non riapre completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore (ormai meno di 24, ndr) da questo preciso momento, gli Stati Uniti colpiranno e annienteranno le loro centrali elettriche, cominciando dalla più grande».

La linea americana e il “jiu-jitsu”

A rafforzare la linea arriva anche lo stesso Bessent, che rivendica la strategia americana: «Abbiamo sempre pianificato questa eventualità… stiamo usando il jiu-jitsu contro gli iraniani».

La risposta di Teheran

Teheran dal canto suo non arretra. Va a vedere il bluff del tycoon rilanciando. «L’illusione americana di cancellare l’Iran dalla mappa mostra la disperazione contro la volontà di una nazione che fa la storia», afferma il presidente Masoud Pezeshkian. «Le minacce rafforzano la nostra unità». E ancora: «Lo Stretto è aperto a tutti tranne a chi viola il nostro territorio». Fino alla linea più dura: «Affrontiamo le minacce deliranti sul campo di battaglia».

La minaccia totale

Sul piano operativo, la risposta di Teheran si avvicina alla tattica “muoia Sansone con tutti i Filistei”, promettendo distruzione totale. «Se verranno colpite le nostre infrastrutture energetiche, colpiremo tutte le infrastrutture energetiche, informatiche e di desalinizzazione degli Stati Uniti e dei loro alleati», afferma il comando Khatam al-Anbiya. L’agenzia iraniana Mehr riporta un alto funzionario dei Pasdaran: «Basterà anche il più piccolo attacco per far precipitare l’intera regione nell’oscurità».

Nessuna apertura diplomatica

Il quadro si completa con la posizione diplomatica espressa dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi: «Non accettiamo un cessate il fuoco. Non vogliamo che si ripeta lo scenario dell’anno scorso». E ancora: «L’unica soluzione accettabile è la fine completa, esaustiva e duratura della guerra». Infine: «Devono esserci garanzie che questa situazione non si ripeta. I danni devono essere risarciti».

La posizione israeliana

Non troviamo diplomazia neanche sul fronte israeliano: il linguaggio resta coerente e promette devastazione. «Faremo tutto per distruggere il nemico iraniano», dice il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. «Stiamo facendo il lavoro per il mondo libero». Sulla stessa linea, ma con un registro più istituzionale, il primo ministro Benjamin Netanyahu. «Israele agirà contro chiunque minacci la nostra esistenza», afferma, ribadendo che le operazioni «continueranno finché sarà necessario». E dopo gli attacchi sul territorio israeliano parla apertamente di risposta: «Chi ci colpisce pagherà un prezzo molto alto».

Le pressioni su Trump

Intanto un’indagine di Bloomberg, pubblicata nella giornata di ieri, prova a ricostruire cosa c’è dietro la scelta americana di entrare nel conflitto: alcuni attori esterni avrebbero esercitato pressioni su Donald Trump, tra cui Benjamin Netanyahu e Rupert Murdoch, magnate dei media e proprietario di un vasto impero editoriale internazionale, nel corso di conversazioni private con il presidente. All’interno dell’amministrazione, il quadro non è meno significativo: diversi consiglieri – dal vicepresidente J.D. Vance al segretario di Stato Marco Rubio fino alla capo dello staff Susie Wiles – non si sono opposti apertamente. Anzi, «pochi, se non nessuno, gli hanno detto chiaramente che fosse una cattiva idea».

Il Golfo si infiamma

Intanto il fuoco coinvolge sempre di più anche le potenze del Golfo Persico. L’Arabia Saudita annuncia l’espulsione dell’addetto militare iraniano e di altri membri dell’ambasciata, definendo gli attacchi iraniani una «flagrante violazione della sovranità nazionale».

Il rischio Mar Rosso e gli Houthi

E lo scenario rischia di allargarsi anche al Mar Rosso. Secondo fonti di sicurezza israeliane citate da Kann News, gli Houthi dello Yemen potrebbero entrare direttamente nel conflitto già nelle prossime ore, sotto la spinta di Iran e Hezbollah. Un ingresso che trasformerebbe definitivamente la crisi in una guerra regionale su più fronti.

La crisi energetica globale

Nel frattempo, la dimensione economica corre più veloce della diplomazia. Il traffico nello Stretto di Hormuz, già compromesso, spinge governi e aziende a prepararsi a scenari di carenza. In Asia – tra Giappone, Corea del Sud e India – si moltiplicano accumuli di scorte energetiche e tensioni sulle forniture. Le prime misure concrete arrivano anche nella vecchia Europa, dove la Slovenia limita temporaneamente gli acquisti di carburante per contenere gli effetti di domanda e stoccaggio. Escalation che si trasmette dall’energia alla logistica, dai prezzi alla sicurezza delle forniture.

Il paradosso finale

Resta il paradosso iniziale. Si dice che si alza la tensione per fermarla. Ma ogni passo nella de-escalation promessa produce l’effetto opposto: più minacce, più fronti, più attori coinvolti. Le ore alla scadenza dell’ultimatum di Trump intanto scorrono. Naviganti avvisati.

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