Israele colpisce a Beirut il ministro dell’intelligence iraniano mentre gli Stati Uniti attaccano postazioni vicino allo Stretto di Hormuz. Teheran risponde con missili su Tel Aviv: morti e feriti, cresce il rischio di un’escalation globale
La Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha parlato dopo l’uccisione di Ali Larijani, definendolo “una figura di spicco” della Repubblica islamica. Nel suo messaggio, Khamenei ha parlato di “criminali assassini” e ha avvertito che il sangue versato “avrà un prezzo”, ossia ritorsioni. L’attacco è il punto di non ritorno nello scontro con Israele.
L’Idf oggi ha rivendicato un attacco mirato contro il ministro dell’intelligence iraniano a Beirut, mentre gli Stati Uniti hanno colpito postazioni lungo la costa di Teheran vicino allo Stretto di Hormuz. Missili iraniani su Tel Aviv, hanno causato altre vittime. E il Libano sta pagando un prezzo altissimo con decine di morti nei raid israeliani. Teheran è stata chiara: le conseguenze saranno globali.
L’immagine dell’anello di Larijani sui social
Sull’account di Ali Larijani è stata pubblicata un’immagine della sua mano tra le macerie, con il caratteristico anello sciita ben visibile. Uno scatto simbolico, che richiama quello diffuso nel 2020 dopo l’uccisione del generale Qassem Soleimani da parte degli Stati Uniti.

Nello stesso canale è comparsa anche una foto della mano prima e dopo la morte, in una sequenza che sottolinea il passaggio da figura politica a martire per il regime.
Attacco al ministro, Beirut sotto le bombe
Nella notte è stato preso di mira Ismail Khatib, ministro dell’intelligence iraniano, insieme a un comandante della milizia Imam Hussein. Israele ha confermato la sua uccisione poche ore dopo. Secondo il ministro della Difesa israeliano, l’operazione rientra in una fase decisiva della guerra contro Iran e Hezbollah. “Nessuno è immune”, è il messaggio lanciato da Tel Aviv.
Nel frattempo Beirut continua a essere bombardata. Il bilancio si aggrava di ora in ora: almeno 12 morti e oltre 40 feriti nei raid che hanno colpito quartieri densamente popolati. L’Idf sostiene di aver colpito strutture legate a Hezbollah, tra cui il sistema finanziario dell’organizzazione. Secondo il ministero della Salute, i morti sono arrivati a 968 dall’inizio della guerra tra Israele e Hezbollah, con oltre duemila feriti. Tra le vittime anche bambini, donne e operatori sanitari.
Il fronte libanese diventa sempre più centrale, con attacchi coordinati tra aviazione e forze navali.
Raid Usa a Hormuz: rischio globale
Gli Stati Uniti hanno colpito siti missilistici iraniani lungo la costa, in prossimità dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il petrolio mondiale. Washington ha dichiarato che le postazioni rappresentavano una minaccia per la navigazione internazionale. Nonostante il conflitto, circa 90 navi hanno continuato a transitare nello stretto, segnale della tensione crescente sui mercati energetici.
Secondo i media statali iraniani, attacchi statunitensi e israeliani hanno preso di mira infrastrutture energetiche cruciali, tra cui gli impianti di South Pars e Asaluyeh. Si tratta di uno dei principali poli per la produzione di gas e petrolio della Repubblica islamica. Colpire questi siti significa incidere direttamente sulla capacità economica del Paese e sull’equilibrio dei mercati globali. Si tratta del colpo più significativo al settore energetico dall’inizio della guerra e potrebbe aggravare ulteriormente la già difficile situazione interna.
Gli impianti di Asaluyeh, dove il gas viene lavorato, sono stati interessati da incendi poi contenuti in serata. Gran parte dell’energia prodotta in quest’area è destinata al consumo domestico, quindi eventuali interruzioni rischiano di avere effetti diretti su elettricità, riscaldamento e vita quotidiana.
Teheran ha reagito duramente: “Le conseguenze di questa guerra colpiranno tutto il mondo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, parlando di un’escalation destinata a superare i confini regionali.
Petrolio in rialzo, timori per i mercati globali
L’attacco a South Pars ha avuto un impatto immediato sui mercati. Il prezzo del petrolio ha superato i 108 dollari al barile, mentre cresce il timore che l’Iran possa rispondere colpendo a sua volta infrastrutture energetiche nella regione.
Un’escalation in questo settore metterebbe sotto pressione le forniture globali e aumenterebbe la volatilità dei prezzi, con effetti a catena anche fuori dal Medio Oriente.
Pasdaran minacciano gli impianti del Golfo
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno lanciato un avviso diretto ai Paesi del Golfo, invitando a evacuare gli impianti petrolchimici in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. La minaccia arriva dopo i raid che hanno colpito siti energetici iraniani, tra cui il giacimento di South Pars. Un segnale chiaro: la guerra rischia di estendersi alle infrastrutture strategiche dell’energia.
Qatar accusa Israele: “A rischio la sicurezza energetica”
Il Qatar, che condivide con l’Iran il giacimento di South Pars, ha attribuito a Israele la responsabilità degli attacchi e ha parlato di una mossa “pericolosa e irresponsabile”.
Secondo Doha, colpire infrastrutture energetiche comuni può mettere a rischio la sicurezza energetica globale, aprendo uno scenario ancora più instabile.
Missili su Tel Aviv e vendetta iraniana
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Missili e bombe a grappolo hanno colpito l’area di Tel Aviv, causando almeno due morti nel sobborgo di Ramat Gan. L’attacco è stato rivendicato come vendetta per l’uccisione di Ali Larijani, figura chiave della sicurezza iraniana.
Il capo dell’esercito iraniano ha promesso ulteriori ritorsioni contro Israele, mentre i Pasdaran parlano apertamente di escalation militare.
Attacchi a Baghdad e tensione regionale
La guerra Iran Israele si allarga anche all’Iraq. Nella notte un drone ha colpito l’ambasciata americana a Baghdad, senza che siano ancora chiari i danni. Si tratta dell’ennesimo attacco contro interessi statunitensi nella regione.
Parallelamente, la Turchia annuncia il rafforzamento della difesa aerea con un nuovo sistema Patriot nel sud del Paese, dopo l’intercettazione di missili iraniani diretti verso il suo spazio aereo.
Funerali a Teheran e repressione interna
A Teheran oggi i funerali di Ali Larijani e del comandante Soleimani, uccisi nei raid israeliani. La cerimonia in Piazza Enghelab ricorda anche gli 84 marinai morti nell’affondamento della nave Iris Dena.
Nel frattempo le autorità iraniane hanno annunciato l’arresto di 75 persone tra dissidenti e oppositori, accusati di collaborare con gruppi ostili. Un segnale di crescente tensione interna mentre il conflitto si intensifica.
Svezia accusa Teheran: “Giustiziato nostro cittadino”
Si apre anche un fronte diplomatico con l’Europa. La Svezia ha denunciato l’esecuzione di un proprio cittadino, arrestato in Iran nel 2025, e ha convocato l’ambasciatore iraniano. Stoccolma parla di processo iniquo e condanna la pena di morte, definita “disumana e irreversibile”. La vicenda si inserisce in un quadro già teso tra Teheran e i Paesi europei.
Washington: leadership iraniana indebolita ma ancora in piedi
Negli Stati Uniti, l’intelligence segue con attenzione l’evoluzione del conflitto. La direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha dichiarato al Senato che i vertici iraniani sono stati “in gran parte indeboliti” dagli attacchi congiunti di Usa e Israele. Nonostante questo, il governo di Teheran “appare ancora intatto”, segno che la struttura del potere non è stata completamente smantellata e resta in grado di reagire.






















