18 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

18 Mar, 2026

Joe Kent si dimette: Iran un errore. Schiaffo a Trump dal capo dell’anti-terrorismo

Joe Kent

Il capo dell’anti-terrorismo Joe Kent si dimette e attacca la linea della Casa Bianca sulla guerra, segnando la prima rottura tra i fedelissimi di Trump. La frattura colpisce Casa Bianca, apparati e destra radicale, mettendo in discussione la coalizione America First di Trump


Uno schiaffo sonoro, quello inflitto a Trump da Joe Kent, direttore del Centro nazionale anti-terrorismo americano. Ieri si è dimesso pubblicamente in dissenso con la linea dell’amministrazione sulla guerra contro l’Iran.

«Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana». Ha scritto sui social Kent annunciando le dimissioni.

Parole durissime, anche perché scritte da un fedelissimo di Trump della prima ora. Che invece adesso ripudia il tycoon accusandolo di aver tradito in buona sostanza la promessa dell’America First.

Chi è Joe Kent

Kent infatti non è un uomo qualunque. Nato in Oregon da una famiglia cattolica, 46 anni ad aprile, Kent si è arruolato nell’esercito a 17 anni. Nel 2001, dopo otto anni nei Ranger, ottiene il trasferimento nelle forze speciali e viene mandato in Iraq dove prende parte alla durissima battaglia di Fallujah.

Distaccato prima in Yemen e poi in Nord Africa, termina il suo servizio lavorando per la Cia prima di dedicarsi alle attività di supporto per i veterani. Sua moglie Shannon viene uccisa tragicamente dall’Isis nel 2014 in Siria, segnando profondamente la sua traiettoria personale e politica.

Shannon M- Kent (in foto), linguista della Marina e operatrice dell’intelligence, è stata uccisa in un attentato suicida in Siria nel 2019 durante una missione contro l’Isis. Specializzata in arabo e impiegata in operazioni sensibili a supporto delle forze speciali, una risorsa preziosa sul campo. Si erano conosciuti in Iraq nel 2007, per ritrovarsi anni dopo durante un addestramento d’élite, sposarsi e costruire una famiglia. La sua perdita ha inciso profondamente su Kent e la visione sulle guerre prolungate e senza un obiettivo strategico.

Dalla guerra alla politica

Scosso dalla grave perdita, Kent si getta sulla politica diventando un critico feroce della War on Terror scatenata dall’amministrazione Bush e portata avanti da Barack Obama. Entra quindi in contatto con gli ambienti della destra radicale che stimano i veterani e le forze armate ma odiano l’interventismo militare e propugnano l’isolazionismo. Tra questi, lo stratega Steve Bannon e il commentatore Nick Fuentes, figure chiave della galassia trumpiana.

In questa fase si avvicina anche alla campagna del tycoon, con il quale collabora su tematiche legate all’assistenza ai veterani. Dopo due tentativi falliti di essere eletto al Congresso viene chiamato dalla nuova amministrazione Trump come direttore del Centro nazionale di coordinamento anti-terrorismo. La rottura con Fuentes segna un passaggio cruciale, scegliendo la via “entrista” per cambiare il sistema dall’interno.

La rottura e il ritorno alla linea dura

Anche per questo, le dimissioni oggi di Kent non suonano solo come una sfiducia nei confronti della politica estera di Trump. Ma anche come una vittoria della linea fuentista. La riforma del sistema in chiave conservatrice non ha funzionato, l’unica via resta la lotta senza quartiere. Ora tocca al dimissionario Kent dare ragione a Fuentes su uno dei suoi cavalli di battaglia, accusando Trump di essere influenzato da interessi legati a Israele.

«Funzionari di alto livello israeliani e membri influenti dei media americani hanno lanciato una campagna di disinformazione che ha completamente compromesso la vostra piattaforma America First. Oltre che seminato sentimenti pro-guerra per incoraggiare la guerra in Iran», ha accusato Kent. Aggiungendo che «è la stessa tattica che gli israeliani hanno usato per trascinarci nella guerra disastrosa contro l’Iraq». Parole che segnano una rottura profonda con la Casa Bianca.

Una frattura triplice nel sistema americano

Da cui la decisione di non poter più restare a guardare mentre Trump tradisce le speranze di milioni di conservatori stanchi delle guerre in Medio Oriente, le “endless wars”. Lo frattura è triplice: come militare di carriera, segnala un crescente distacco tra Partito Repubblicano e veterani. Come uomo dei servizi, evidenzia la distanza tra Casa Bianca e apparati; come esponente della destra radicale certifica la crisi della Maga coalition.

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Kent si unisce a una nutrita corrente che proprio sulla guerra in Medio Oriente ha trovato il proprio catalizzatore per notare come l’amministrazione Trump non abbia realizzato la rivoluzione promessa. Oltre a Fuentes, anche il commentatore Tucker Carlson accusa Trump di aver tradito le sue promesse. Dopo gli alleati esteri, il tycoon rischia di perdere anche i suoi uomini, con il pericolo che America First diventi America Alone.

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