21 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Mar, 2026

Iran, Israele: 'Ucciso nei raid Ali Larijani'. Idf, morto anche il comandante Soleimani

Gholamreza Soleimani (sinistra) e Ali Larijani

Attacco all’ambasciata Usa a Baghdad e raid israeliani su Teheran e Beirut. L’Idf ha annunciato di aver ucciso Gholamreza Soleimani, comandante delle forze Basij, ritenuto responsabile della repressione delle proteste interne


La guerra entra nella terza settimana e si estende all’Iraq. L’ambasciata Usa a Baghdad è stata colpita da un attacco con droni e razzi: almeno un vettore ha centrato la sede diplomatica provocando un’esplosione e una colonna di fumo nero visibile sopra la capitale. Poco prima un altro drone aveva colpito un hotel dove alloggiava anche personale italiano, non ci sono feriti.

Il nuovo leader supremo dell’Iran, Mojtaba Khamenei, oggi ha diffuso una seconda dichiarazione affermando che manterrà in carica tutti i funzionari nominati dal padre, ucciso. Il leader supremo, oltre a essere una figura religiosa e politica di primo piano, ricopre anche il ruolo di comandante in capo delle forze armate.

Israele: uccisi Gholamreza Soleimani e Ali Larijani

Israele ha intensificato gli attacchi mirati contro l’apparato militare iraniano. L’Idf ha annunciato di aver ucciso Gholamreza Soleimani, comandante delle forze Basij, ritenuto responsabile della repressione delle proteste interne. Nella notte raid aerei hanno colpito anche Teheran, dove tra gli obiettivi c’era Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano. Il media israeliano Ynet ha avuto la conferma dal ministro della Difesa Israel Katz che Larijani è stato ucciso nell’attacco notturno dell’Idf a Teheran.

Larijani era considerato l’uomo più influente del regime iraniano, nonché il leader di fatto della Repubblica islamica. È inoltre ritenuto ampiamente responsabile della brutale repressione delle proteste in Iran dello scorso gennaio. Ma l’esito dell’attacco non è ancora chiaro. I profili di X e Telegram di Ali Larijani, hanno pubblicato un post dopo l’annuncio della sua morte. Il messaggio di Larijani riguarda la cerimonia funebre per dei soldati della Marina iraniana. “Il loro ricordo rimarrà per sempre nei cuori della nazione iraniana e questi martiri costituiranno per molti anni le fondamenta dell’Esercito della Repubblica Islamica nella struttura delle forze armate”.

La morte di Soleimani

Secondo l’esercito israeliano, l’operazione è stata condotta sulla base di informazioni di intelligence. L’annuncio dell’Idf: “Ieri, l’IDF ha preso di mira ed eliminato Gholamreza Soleimani, che ha operato come comandante dell’unità Basij negli ultimi 6 anni. Sotto Soleimani, l’unità Basij ha guidato le principali operazioni di repressione in Iran, impiegando violenza grave, arresti diffusi e l’uso della forza contro i manifestanti civili”.

La strategia israeliana contro il regime

L’uccisione di Ali Larijani conferma la linea israeliana: colpire i vertici del sistema per indebolire la struttura del potere iraniano. Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’obiettivo è “minare il regime” per offrire al popolo iraniano l’opportunità di rovesciarlo, pur ammettendo che non sarà un processo rapido né semplice. Una strategia che punta a decapitare la leadership nella convinzione che ogni livello eliminato renda il sistema più fragile.

La milizia Basij

Tra i pilastri del controllo interno del regime resta la milizia Basij, guidata dal 2019 da Gholamreza Soleimani (nella foto) e già sotto sanzioni statunitensi ed europee per il ruolo nella repressione delle proteste. Con una forza stimata attorno al milione di membri, i Basij sono collegati ai Pasdaran e rappresentano uno degli strumenti principali con cui il potere iraniano mantiene l’ordine e soffoca il dissenso.

L’aviazione ha colpito infrastrutture del regime a Teheran e, contemporaneamente, postazioni di Hezbollah a Beirut.

In Libano un attacco israeliano nel sud del Paese ha ucciso un soldato e ferito altri quattro, secondo quanto riferito dall’esercito libanese. Ieri il ministro della Difesa aveva annunciato una “manovra di terra” nel sud del Libano. Intanto oltre un milione di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, secondo il ministero della Salute libanese.

Le dimissioni di Joe Kent negli Stati Uniti

La prima crepa politica nella gestione della guerra arriva da Washington. Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center, ha annunciato le dimissioni dichiarando la propria opposizione al conflitto. In una lettera ha scritto che l’Iran non rappresentava “una minaccia imminente” per gli Stati Uniti. È il primo funzionario dell’amministrazione Trump a lasciare l’incarico per dissenso sulla guerra, e tra i primi a esplicitare una rottura così netta su una scelta strategica.

La denuncia di Canada, Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna

I leader di Canada, Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna hanno diffuso una dichiarazione affermando di essere «profondamente preoccupati» per l’escalation del conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano. Hanno condannato gli attacchi di Hezbollah contro Israele durante la guerra con l’Iran, così come gli attacchi contro civili e contro la Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano. Hanno inoltre espresso sostegno agli sforzi del governo libanese per disarmare Hezbollah, avvertendo però che qualsiasi offensiva terrestre israeliana «avrebbe conseguenze umanitarie devastanti e potrebbe portare a un conflitto prolungato».

Il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato un nuovo consiglio di difesa sulla crisi mediorientale. Le cancellerie europee restano in allerta mentre cresce la pressione degli Stati Uniti per un coinvolgimento più diretto.

Missili e droni: il fronte si allarga

L’Iran ha lanciato missili verso il nord e il centro di Israele facendo scattare le sirene a Tel Aviv, mentre nel Golfo si registrano nuove esplosioni. A Dubai e Doha sono state avvertite forti deflagrazioni dopo allarmi missilistici, è guerra in tutto il Medio Oriente.

Tensione nel Golfo

La crisi colpisce direttamente anche i Paesi del Golfo. Ad Abu Dhabi un cittadino pakistano è morto dopo essere stato colpito dai detriti di un missile intercettato dai sistemi di difesa. La situazione resta instabile lungo tutte le rotte strategiche.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Iran, arresti e repressione interna

A Teheran le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato l’arresto di dieci presunte “spie straniere”. Secondo le autorità, alcuni degli arrestati stavano raccogliendo informazioni su infrastrutture sensibili, mentre altri sarebbero legati a gruppi considerati ostili al regime.

Attacco alle petroliere nello Stretto di Hormuz

La guerra si estende anche alle rotte energetiche. Una petroliera ancorata vicino a un porto degli Emirati Arabi Uniti è stata colpita da un proiettile, riportando danni limitati. È il primo attacco a una nave nella zona dello Stretto di Hormuz negli ultimi cinque giorni. Dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, almeno 17 imbarcazioni sono state coinvolte in azioni ostili nell’area, segnale di una crescente tensione anche sul fronte marittimo.

Trump attacca gli alleati

Trump ha criticato apertamente gli alleati, accusandoli di aver fatto affidamento per decenni sulla protezione militare degli Stati Uniti senza essere pronti a ricambiare. «Se mai avremo bisogno di loro, non ci saranno», ha detto, sostenendo che la situazione attuale lo dimostrerebbe. Il presidente americano ha parlato di diversi Paesi pronti a intervenire, citando anche la Francia, ma tra gli alleati emergono divisioni. L’Australia ha già escluso l’invio di navi militari nell’area.

Il presidente ha definito la richiesta di supporto anche come un test politico: «Lo faccio non perché ne abbiamo bisogno, ma per vedere come reagiscono». Lo Stretto di Hormuz resta un nodo cruciale, attraversato da circa un quinto del petrolio mondiale.

Il bilancio delle vittime

Il costo umano continua ad aumentare. L’Iran ha riferito al Consiglio di Sicurezza dell’Onu che almeno 1.348 civili sono stati uccisi dall’inizio della guerra. In Libano i morti sono 912 e oltre 2.220 i feriti. In Israele le vittime sono almeno 12. Il Pentagono ha confermato la morte di 13 militari statunitensi.

Washington impreparata alla risposta iraniana

Secondo fonti americane, gli Stati Uniti non si aspettavano una reazione iraniana così ampia né la necessità di proteggere un numero così elevato di navi commerciali. Il comando centrale Usa non ha ancora chiarito come intenda riaprire in sicurezza lo stretto.

Il post di Trump su Truth

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