16 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

16 Mar, 2026

Iran: «Nessuna clemenza per affiliati a Usa e Israele». Idf in Libano. Trump pressa Cina e Nato

Raid su Teheran

La guerra in Iran entra nella terza settimana e si allarga a tutto il Medio Oriente. Lo Stretto di Hormuz è quasi paralizzato, con forti tensioni sul petrolio mondiale. Trump pressa Nato e Cina per riaprire la rotta energetica


La guerra in Iran entra nella terza settimana e contamina ormai tutta la regione mediorientale. Cresce la tensione internazionale per il blocco dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il petrolio mondiale. Nelle ultime ore si sono susseguiti attacchi, raid aerei e incidenti con droni, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aumenta la pressione sugli alleati chiedendo un intervento per riaprire il traffico navale nel Golfo Persico.

La crisi si estende anche alla regione del Golfo. Ad Abu Dhabi un missile ha colpito un’auto civile uccidendo un cittadino palestinese, mentre l’Iran prosegue gli attacchi contro obiettivi legati agli Stati Uniti e ai loro alleati.

Israele ha avviato operazioni terrestri mirate contro Hezbollah nel sud del Libano. L’esercito (Idf) ha spiegato che l’azione punta a colpire roccaforti del movimento sciita, smantellare infrastrutture militari e rafforzare la linea difensiva lungo il confine per garantire maggiore sicurezza ai residenti del nord di Israele.

Le forze armate israeliane (Idf) hanno annunciato l’avvio di operazioni terrestri limitate e mirate contro Hezbollah nel sud del Libano. L’obiettivo, spiegano i militari, è colpire roccaforti del gruppo sciita, smantellare infrastrutture considerate terroristiche e rafforzare la linea difensiva lungo il confine. Secondo l’Idf, l’operazione rientra in una strategia più ampia per creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti del nord di Israele.

Intanto la crisi umanitaria nel Paese si aggrava. Secondo la Croce Rossa libanese circa 900mila persone sono sfollate, molte delle quali ancora senza sistemazione. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha definito «una vergogna» quanto sta accadendo nel Paese, denunciando violazioni del diritto umanitario e chiedendo una risposta più forte dell’Europa.

Iran: «Nessuna clemenza per gli affiliati a Usa e Israele»

L’Iran alza ulteriormente i toni sul fronte interno. Il capo della magistratura, Gholam Hossein Mohseni Ejei, ha invitato i tribunali a non mostrare alcuna indulgenza verso le persone accusate di collaborare con Stati Uniti e Israele. Secondo le autorità iraniane, negli ultimi giorni sono state avviate vaste operazioni di arresto in tutto il Paese, con centinaia di sospetti fermati con l’accusa di minacciare la sicurezza nazionale nel contesto della guerra iniziata il 28 febbraio.

Missili dall’Iran verso Gerusalemme

Nel frattempo l’Idf ha lanciato un’allerta per nuovi missili iraniani diretti verso Gerusalemme e l’area del Mar Morto. Hezbollah ha diffuso anche un video che mostrerebbe un combattente colpire con un razzo anticarro un tank israeliano Merkava nel sud del Libano.

Londra: niente guerra più ampia

Il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato che il Regno Unito intende difendere i propri interessi e proteggere gli alleati, ma non entrerà in un conflitto su larga scala. «Vogliamo che questa guerra finisca il prima possibile», ha detto aggiornando il Paese sulla crisi in Medio Oriente.

Berlino: la guerra con l’Iran non riguarda la Nato

Anche la Germania prende le distanze dall’ipotesi di un coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica. Il portavoce del governo tedesco ha chiarito che la guerra con l’Iran non è una guerra della Nato, rispondendo indirettamente alle pressioni di Donald Trump sugli alleati.

Trump pressa Nato e Cina su Hormuz

Secondo la Casa Bianca, l’Iran sta di fatto mantenendo una stretta sullo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo attraverso cui normalmente transita circa un quinto del petrolio globale. Il traffico commerciale è quasi fermo e numerose petroliere sono bloccate per il rischio di attacchi.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Trump: «Nato aiuti o futuro negativo»

Donald Trump ha chiesto ai Paesi della Nato di contribuire militarmente a riaprire il passaggio alle navi cisterna. In caso contrario, ha avvertito, l’Alleanza Atlantica potrebbe affrontare «un futuro molto negativo».

Il presidente americano ha inoltre invitato la Cina a intervenire per sbloccare la situazione, minacciando di rinviare il previsto vertice di aprile a Pechino con il presidente Xi Jinping se Pechino non collaborerà. Dal canto suo la Cina ha risposto chiedendo agli Stati Uniti di «correggere immediatamente i comportamenti scorretti» sul commercio internazionale.

Il ministero del Commercio cinese ha protestato contro nuove indagini commerciali avviate da Washington proprio alla vigilia di un nuovo ciclo di colloqui economici tra le due principali economie del mondo.

Al momento Teheran consente il passaggio delle petroliere dirette verso la Cina, ma altre navi commerciali sono state colpite da proiettili o minacciate nelle ultime settimane.

«Parliamo con l’Iran ma non sono pronti»

Sul fronte diplomatico Trump ha affermato che esistono contatti con Teheran, ma che l’Iran non sarebbe ancora pronto per un accordo di cessate il fuoco. «Sì, stiamo parlando con loro», ha detto ai giornalisti a bordo dell’Air Force One. «Ma non credo che siano pronti. Ci stiamo comunque avvicinando».

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha tuttavia negato che siano in corso negoziati con Washington.

Raid israeliani su Teheran e Beirut

Sul terreno militare la guerra non accenna a rallentare. L’esercito israeliano ha annunciato una nuova ondata di attacchi contro infrastrutture governative a Teheran, dopo i bombardamenti effettuati nelle ore precedenti anche a Beirut.

Tra gli obiettivi colpiti c’è stato nuovamente l’aeroporto domestico di Mehrabad, nella capitale iraniana, dove diversi residenti hanno riferito di aver visto una colonna di fumo nero alzarsi dall’area aeroportuale dopo i raid.

Nel frattempo le sirene antiaeree sono tornate a suonare in Israele per il lancio di missili iraniani diretti verso il centro e il sud del Paese. Non risultano vittime, ma diverse persone sono rimaste ferite mentre cercavano rifugio nei bunker.

Attacco con droni a Baghdad e tensione negli Emirati

L’escalation si estende anche ad altri Paesi della regione. In Iraq la milizia sciita Kataib Hezbollah, alleata di Teheran, ha rivendicato un attacco con due droni contro il sito logistico diplomatico americano situato nell’aeroporto internazionale di Baghdad.

Secondo fonti irachene entrambi i velivoli sono stati intercettati prima di colpire l’obiettivo.

Negli Emirati Arabi Uniti un missile è invece caduto su un veicolo civile ad Abu Dhabi, uccidendo un cittadino palestinese. Le autorità locali non hanno indicato con certezza la provenienza del missile, ma negli ultimi giorni l’Iran ha lanciato numerosi droni e missili verso diversi Paesi del Golfo.

Incendio vicino all’aeroporto di Dubai

Un altro episodio ha riguardato uno degli hub aerei più trafficati del mondo. L’aeroporto internazionale di Dubai ha sospeso temporaneamente tutti i voli dopo che un incidente legato a un drone ha provocato l’incendio di un serbatoio di carburante nelle vicinanze dello scalo.

I vigili del fuoco sono riusciti a domare rapidamente le fiamme e non sono stati segnalati feriti, ma lo scalo ha operato per ore con voli cancellati o fortemente limitati. Dubai è già stata bersaglio di diversi attacchi con droni dall’inizio del conflitto.

L’Iran: «Combatteremo quanto necessario»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato alla CBS che il Paese è pronto a difendersi «per tutto il tempo necessario». Il capo della diplomazia ha smentito anche le dichiarazioni di Trump secondo cui Teheran sarebbe pronta a negoziare.

«Non abbiamo mai chiesto un cessate il fuoco e non abbiamo mai chiesto negoziati».

Il bilancio delle vittime

Il costo umano del conflitto continua a salire. Secondo il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, almeno 1.348 civili sono stati uccisi in Iran dall’inizio della guerra.

In Libano le vittime sarebbero circa 850, mentre in Israele almeno 12 persone hanno perso la vita negli attacchi missilistici. Il Pentagono ha inoltre confermato la morte di 13 militari statunitensi dall’inizio delle operazioni.

Petrolio sopra i 100 dollari e timori per l’economia mondiale

La tensione sullo Stretto di Hormuz sta già producendo effetti sui mercati energetici. Il Brent, riferimento globale del petrolio, è salito oltre i 106 dollari al barile, dopo aver chiuso la settimana precedente sopra i 103 dollari, il livello più alto dal 2022. Negli Stati Uniti la benzina è aumentata del 25% dall’inizio della guerra, mentre il diesel è salito ancora più rapidamente.

Gli analisti temono che l’aumento dei prezzi dell’energia possa alimentare una nuova ondata di inflazione globale proprio mentre l’economia internazionale stava tentando di uscire dalla fase più difficile degli ultimi anni.

Nuove tensioni anche tra Pakistan e Afghanistan

La crisi regionale si riflette anche in altre aree. Pakistan e Afghanistan si accusano a vicenda di aver provocato vittime civili in recenti bombardamenti lungo il confine.

Secondo l’esercito pakistano, quattro civili sarebbero morti dopo un attacco delle forze afghane nel distretto di Bajaur. Le autorità talebane sostengono invece che un raid pakistano abbia colpito un’abitazione civile in Afghanistan uccidendo una persona. La verifica indipendente delle vittime rimane difficile a causa della scarsa accessibilità delle zone di confine.

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