La guerra in Iran e il conseguente blocco dello stretto di Hormuz fanno schizzare il prezzo del petrolio che sale a 80 dollari al barile e, nelle prossime ore, potrebbe sfiorare i 100. Il presidente americano Donald Trump non è preoccupato: “Faccio ciò che è giusto”
Il prezzo del Brent, il benchmark internazionale per le quotazioni del petrolio, vola negli scambi over the counter, cioè al di fuori del mercato regolamentato che riaprirà normalmente domani mattina. Dopo l’attacco all’Iran lanciato ieri da Stati Uniti e Israele e l’escalation in tutto il Golfo Persico, il greggio ha registrato un’impennata del 10% salendo a 80 dollari al barile. Gli analisti già pronosticano un avvicinamento ai 100 dollari. “Prevediamo che i prezzi apriranno vicini ai 100 dollari al barile e forse supereranno tale livello se assisteremo a un’interruzione prolungata dello Stretto di Hormuz”, afferma Ajay Parmar, direttore del settore energia e raffinazione dell’Icis. La stima è condivisa anche dagli analisti di Barclays.
Trump si dice tranquillo
L’impennata del prezzo del petrolio, tuttavia, sembra non impensierire il presidente americano Donald Trump. “Non sono preoccupato per nulla. Faccio solo ciò che è giusto. Alla fine, funziona”. Così l’inquilino della Casa Bianca in un’intervista a Fox, rispondendo a chi gli chiede se sia preoccupato per l’impatto dell’attacco sul prezzo del petrolio e del successivo blocco dello stretto di Hormuz. Secondo Trump il prezzo del petrolio sale “se le cose vanno male. Vedremo cosa succede”. “Hanno ucciso per 47 anni e ora la situazione si è ribaltata”, aggiunge il Tycoon riferendosi al colpo inflitto al regime.
Il blocco di Hormuz
Intanto, secondo Al Jazeera che cita stime di Reuters, almeno 150 petroliere, comprese navi che trasportano greggio e gas naturale liquefatto, hanno gettato l’ancora nelle acque aperte del Golfo Persico oltre lo Stretto di Hormuz. “Altre decine di navi erano ferme dall’altra parte dello stretto – aggiunge Al Jazeera – Questi movimenti sono avvenuti dopo gli attacchi Usa e israeliani contro l’Iran. Le petroliere erano raggruppate in acque aperte al largo delle coste dei principali produttori di petrolio e Gnl del Golfo, tra cui Iraq e Arabia Saudita e Qatar”.
L’impegno dell’Opec
L’Opec annuncia l’aumento della produzione di petrolio dei Paesi membri di 206mila barili al giorno ad aprile. Nel comunicato diffuso al termine della riunione virtuale tenuta oggi, non viene nominato l’attacco all’Iran, ma si parla di “una stabile prospettiva economica globale” e di “attuali solidi fondamentali del mercato”. “I Paesi continueranno a monitorare e valutare attentamente le condizioni di mercato”, si legge nella nota diffusa dall’Opec. Gli stessi Paesi, nel loro continuo impegno a sostenere la stabilità del mercato, hanno ribadito “l’importanza di adottare un approccio cauto e di mantenere la massima flessibilità per aumentare, sospendere o invertire la graduale eliminazione degli aggiustamenti volontari della produzione”.


















