28 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

27 Feb, 2026

Mediobanca-Generali, patto occulto dal 2019: Delfin e Caltagirone sotto accusa

Caltagirone e Delfin

La Procura di Milano ipotizza un’intesa risalente al 2019 tra Delfin e Caltagirone per conquistare il controllo di Mediobanca e, attraverso di essa, di Generali. L’accusa parla di “unità di intenti” nell’ambito delle recenti operazioni finanziarie


Il presunto accordo tra Delfin e Caltagirone risalirebbe al 2019 e sarebbe stato finalizzato a ottenere il controllo di Mediobanca e, attraverso di essa, di Generali. Lo ha ricostruito il procuratore di Milano, Marcello Viola, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario.

«L’unità di intenti» per controllo Mediobanca e Generali

Secondo la Procura, l’offerta pubblica di scambio da circa 14 miliardi lanciata da Mps su Mediobanca avrebbe mostrato una «unità di intenti» tra Delfin e Caltagirone. L’obiettivo, ha spiegato Viola, era «consentire a questi ultimi di arrivare al controllo, nella forma dell’influenza dominante, di Mediobanca e, tramite Mediobanca, al controllo di Generali». Tutte le operazioni sarebbero state condotte «occultando al mercato l’esistenza di patti parasociali tra azionisti rilevanti».

Il procuratore ha sottolineato che il presunto concerto è operativo «sin dal 2019», attraverso «condotte parallele nel tempo, sia nell’acquisizione delle azioni di Generali e Mediobanca, sia nell’esercizio dei voti in assemblea, così come nelle contestuali assunzioni e dismissioni di cariche sociali». Viola ha spiegato che l’insuccesso iniziale del progetto ha portato gli odierni indagati ad «adottare una strategia differente», ossia l’acquisizione del controllo di Mediobanca tramite il coinvolgimento di Mps. «Quanto è accaduto tra il 2024 e il 2025 sembra il saldarsi di interessi di vecchia data con quelli più recenti di Mps nei confronti di Mediobanca, senza che questa saldatura risultasse trasparente al mercato», ha aggiunto.

Gli investimenti a scacchiera

Il procuratore ha ricostruito l’evoluzione storica delle partecipazioni: «Il presunto accordo Delfin-Caltagirone troverebbe origini nel 2019, con un avvicinamento strategico e il parallelo rafforzamento delle rispettive partecipazioni in Generali. Dal 2020 al 2022 si è registrata una crescita delle quote e i primi segnali di coordinamento. Dal 2019 fino al 2024 i gruppi hanno continuato a investire a scacchiera senza raggiungere gli obiettivi di controllo prefissati».

L’unità di intenti, ha ricordato Viola, è stata evidenziata in un esposto presentato da Mediobanca a Consob nel gennaio 2025, dopo il lancio dell’offerta di Siena: «Si segnalava come dietro l’ops di Mps ci sarebbe stato un accordo occulto tra Delfin e Caltagirone per acquisire Mediobanca e successivamente Generali ai danni di altri investitori».

Il ruolo di Lovaglio

Durante l’audizione, il procuratore aggiunto Roberto Pellicano ha chiarito il ruolo del ceo di Mps, Luigi Lovaglio, anch’egli indagato. «Lovaglio non è un socio di Mediobanca né di Mps. È l’amministratore e il manager. Ha dato un supporto materiale fondamentale al concerto. La sua posizione è quella di concorrente esterno». In una nota, il legale di Lovaglio, Giuseppe Iannaccone, ha replicato: «Gli atti e la documentazione confermano che ha operato nel rigoroso rispetto della legge e nell’interesse della banca. Non ho alcun dubbio che la totale estraneità a qualsiasi ipotesi di reato emergerà quanto prima».


Viola ha anche ricostruito la cessione dell’ultima tranche di Mps, novembre 2024. «Banca Akros ha ricevuto 65 offerte, attribuendo le quote a 4 investitori: Banco Bpm, Anima, Delfin e Caltagirone, per un totale di 1,1 miliardi, con un prezzo maggiorato del 5% rispetto al mercato». Sulla simulazione della cessione, Viola ha precisato: «Banca Akros aveva effettuato una simulazione per la cessione del 15% di Mps. La quota è stata effettivamente ceduta solo dopo l’incremento della partecipazione, oltre il 100% della quota originaria. Vi sono esigenze di verifica sul rispetto del Dpcm del 16 ottobre 2020».

La posizione del Mef

Pellicano ha chiarito la posizione del Mef: «Non c’è nulla che faccia pensare a indagini sull’ente pubblico. La fattispecie di reato punisce chi mira al governo concreto della società attraverso acquisizioni non dichiarate. Non punisce enti pubblici, sfere di influenza o atteggiamenti volti al potere politico». Sulla chiusura delle indagini, Viola ha detto: «Punteremo a chiuderle il prima possibile, ma i tempi non saranno brevi. L’analisi tecnica dei telefoni acquisiti è complessa. Parte del tempo è stata persa in attesa del riesame di un provvedimento, ora rigettato». «Capisco l’esigenza di fare presto – ha concluso – ma dobbiamo completare analisi tecniche complesse. Cercheremo di chiudere quanto prima».

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