10 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

19 Feb, 2026

Usa-Iran, la portaerei Ford accelera: il rischio di guerra non è più remoto

La superportaerei americana Gerald R. Ford

Il rapido attraversamento dello Stretto di Gibilterra da parte della superportaerei americana Ford anticipa l’arrivo del secondo gruppo d’attacco in Medio Oriente. Nel Golfo Persico la concentrazione di forze Usa fa presagire un’aumento della tensione con l’Iran


La superportaerei americana Gerald R. Ford ha attraversato lo Stretto di Gibilterra. Al contrario di quanto previsto dai media internazionali e dagli esperti, il tanto atteso rinforzo al dispiegamento statunitense contro l’Iran arriverà non tra settimane ma tra solo qualche giorno.

Apparentemente, infatti, il Gruppo d’Attacco della Ford ha navigato a vele spiegate verso il Medio Oriente, segnale evidente che da Washington è stata trasmessa alla Us Navy tutta l’urgenza percepita sul fronte iraniano.

Sembra che negli Stati Uniti la prospettiva di uno scontro diretto con il regime degli Ayatollah non sia più così implausibile. Visto il dispiegamento di forze ordinato in Medio Oriente e la rapidità con cui si è mossa la Ford è sempre meno probabile, infatti, che tutte queste manovre siano solo mosse tattiche volte a far cedere Teheran sulla questione dell’arricchimento dell’uranio. Un dispiegamento molto inferiore in termini di forze fu, in fin dei conti, il preludio all’azione lanciata contro il regime venezuelano.

La Abraham Lincoln nello Stretto di Hormuz

Vicino allo Stretto di Hormuz, antistante alle coste iraniane, è comunque per il momento solo il Gruppo d’Attacco Portaerei incentrato attorno alla Uss Abraham Lincoln. A scortare questa importante unità navale della classe Nimitz è lo Squadrone Cacciatorpediniere 21, composto dalla Uss Frank E. Petersen, a cui è affidato il ruolo di comandante delle difese antiaeree del gruppo, dalla Spruance e dalla Michael Murphy. Tutti cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, ovvero la tipologia di navi che forma l’ossatura combattente delle forze navali statunitensi.

A dar supporto a queste forze anche altre unità già presenti nell’area d’operazioni e in particolare almeno altri cinque cacciatorpediniere e due sottomarini dispiegati sia nell’Oceano Indiano che nel Golfo Persico, nel Mediterraneo e nel Mar Rosso. Con l’arrivo del Gruppo d’Attacco della Uss Gerald R. Ford, la più grande e più importante tra le portaerei in dotazione alla Us Navy, il numero complessivo di asset navali puramente offensivi schierati contro l’Iran salirà dunque ben oltre la dozzina, contando solamente quelle la cui posizione è nota e coerente con un dispiegamento diretto contro la Repubblica Islamica.

La superiorità aerea americana nella regione

Una forza imponente, ulteriormente rafforzata dalle ingentissime capacità aeree americane nella regione, rafforzate nelle scorse settimane con l’invio in Medio Oriente di decine di velivoli. Complessivamente, in caso di conflitto, gli Stati Uniti potranno schierare, tra squadroni imbarcati e stanziati a terra, diverse centinaia tra caccia, cacciabombardieri e mezzi aerei di supporto.

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Il Golfo Persico torna dunque ad essere uno dei teatri più sensibili del pianeta. Un teatro dove ogni movimento navale può alterare equilibri fragili e innescare dinamiche difficilmente controllabili. In uno spazio ristretto come quello dello Stretto di Hormuz, la concentrazione di forze aumenta inevitabilmente il rischio di incidenti o calcoli errati. Ed è proprio in questo equilibrio precario che si gioca la partita tra Washington e Teheran.

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